<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Scuola di prevenzione Josè Bléger, Rimini &#187; admin</title>
	<atom:link href="https://bleger.org/author/admin/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://bleger.org</link>
	<description>Scuola di prevenzione, psicanalisi operativa e concezione operativa di gruppo.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Jan 2026 14:44:03 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.38</generator>
	<item>
		<title>Congreso Internacional de Grupo Operativo CIGO &#8211; Santiago 2014</title>
		<link>https://bleger.org/congreso-internacional-de-grupo-operativo-cigo-santiago-2014/</link>
		<comments>https://bleger.org/congreso-internacional-de-grupo-operativo-cigo-santiago-2014/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2014 13:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Seminari e convegni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bleger.org/?p=216</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/0Az60uRLyk0" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://bleger.org/congreso-internacional-de-grupo-operativo-cigo-santiago-2014/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’Istituzione implicata. Istituzione, implicazione e ideologia.</title>
		<link>https://bleger.org/istituzione-implicata-istituzione-implicazione-ideologia/</link>
		<comments>https://bleger.org/istituzione-implicata-istituzione-implicazione-ideologia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 07:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Laboratorio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/?p=65</guid>
		<description><![CDATA[Di Daniela Barazzoni, Yuri Gidoni, Anna Maria Marinelli e Lorenzo Sartini Il lavoro qui presentato è stato realizzato da uno dei gruppi di ricerca all’interno del Centro Studi e Ricerche “Josè Bleger” di Rimini; nasce dalla necessità di interrogarsi sui fattori &#8230; <a href="https://bleger.org/istituzione-implicata-istituzione-implicazione-ideologia/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Di Daniela Barazzoni, Yuri Gidoni, Anna Maria Marinelli e Lorenzo Sartini</p>
<p>Il lavoro qui presentato è stato realizzato da uno dei gruppi di ricerca all’interno del Centro Studi e Ricerche “Josè Bleger” di Rimini; nasce dalla necessità di interrogarsi sui fattori che favoriscono o limitano le collaborazioni fra le istituzioni che, a vario titolo e con metodologie diverse, si attivano per promuovere e realizzare interventi di prevenzione in ambito socio-sanitario.</p>
<p align="JUSTIFY">Se prendiamo le mosse dalla “Teoria degli ambiti” di Bleger tale studio si colloca nell’ambito istituzionale, seppure nel corso del processo di ricerca più volte ci siamo chiesti se la sua collocazione fosse corretta o se dovessimo rivalutarla per inserirla nell’ambito comunitario.</p>
<p align="JUSTIFY">L’applicazione della metodologia della concezione operativa ha accompagnato costantemente il nostro lavoro, in una continua tensione dialettica tra il fare ed il pensare; ha attraversato in modo trasversale il compito, il setting, i ruoli ed il nostro gruppo interno ed esterno. La complessità di un oggetto di studio fortemente collegato alle tematiche della ideologia e dell’implicazione rispetto ai ruoli ci ha portato a creare un dispositivo che permettesse una sorta di dissociazione strumentale per leggere, comprendere come queste tematiche agissero anche all’interno del gruppo di ricerca. Lavorare intorno alla questione dell’implicazione, soprattutto, è risultato particolarmente ostico: il problema si è posto fin dall’inizio, ma solamente alla fine del percorso è stato possibile recuperarlo in tutta la sua pregnanza e rielaborarlo.</p>
<p align="JUSTIFY">Un ultimo breve cenno, poi, va dedicato alla scelta di scrivere insieme, alla ricerca di una scrittura collettiva come ennesima sintesi di produzione gruppale, come ricombinazione di elaborati individuali, tante volte rimaneggiati dall’altro da non riconoscere più quale fosse il pezzo di ciascuno. Una pratica difficile ed entusiasmante allo stesso tempo.</p>
<p><span id="more-65"></span></p>
<h2>Dal metodo alla ricerca</h2>
<h3>Teorie di riferimento</h3>
<p align="JUSTIFY">Il laboratorio di ricerca ha utilizzato una metodologia basata fondamentalmente sul concetto di abduzione, sulla concezione operativa e sull’applicazione di un pensiero auto-riflessivo rispetto al processo del gruppo di lavoro che abbiamo chiamato ‘metaricerca’.</p>
<p align="JUSTIFY">Nell’inferenza di tipo abduttivo si produce un’ipotesi per provare a dare una spiegazione di un fatto osservato: si parte da un evento, o fatto sorprendente e, considerando che potrebbe dipendere da una legge d’implicazione (del tipo <em>se</em><em>… </em><em>allora</em>) particolare, se ne fa derivare una possibile causa, ovvero l’assente possibile. La conclusione del ragionamento di tipo abduttivo è un’ipotesi, ossia una possibilità che deve essere sottoposta a verifica. L’ipotesi, nella concezione di Charles Sanders Peirce, da cui deriva tale pensiero, deve essere considerata come una domanda che, richiedendo una verifica, cerca una teoria. Tenendo presente che durante la ricerca sarà sempre possibile avere nuove intuizioni e formulare nuove ipotesi, rispetto all’oggetto della ricerca, che dovranno successivamente essere vagliate.</p>
<p align="JUSTIFY">L’abduzione è dunque un azzardo poiché, pur fondandosi sulle premesse del ragionamento, non si configura come pura ripetizione del contenuto delle premesse medesime, come avviene negli altri due tipi di inferenza (deduzione e induzione), bensì come <em>“</em><em>ricomposizione</em><em>di</em><em>tale</em><em>contenuto</em><em>semantico</em><em>”</em> (M. A. Bonfantini e G. Proni, <em>To</em><em>guess</em><em>or</em><em>not</em><em>to</em><em>guess?</em>, p. 152): anche con premesse valide la conclusione potrebbe risultare falsa. Questo rischio è il prezzo che viene pagato a fronte del forte potenziale creativo proprio dell’abduzione: questo tipo di argomentazione, in effetti, non si fonda sul ragionamento logico meccanico quanto sull’interpretazione del dato o ‘risultato’, che viene motivato facendo leva su un principio generale (o <em>legge-mediazione</em>). È l’elemento interpretativo che connota l’inferenza abduttiva come rischiosa, in quanto non è detto <em>a</em><em>priori</em> che sia proprio la legge-mediazione che si ipotizza ad essere motivo dell’effetto sorprendente osservato.</p>
<p align="JUSTIFY">Per quanto riguarda la concezione operativa di gruppo ci si è focalizzati soprattutto sui concetti degli teoria degli ambiti, di ECRO e di inquadramento.</p>
<p align="JUSTIFY">Verso la metà degli anni sessanta José Bleger teorizza che qualsiasi forma di progetto e di intervento debba essere pensato considerando l’individuo nella sua costante relazione con i diversi ambiti nei quali è inserito: l’ambito individuale (da ritenersi astratto, in quanto non si può pensare una persona come completamente svincolata dal contesto); l’ambito gruppale (nelle relazioni con gli amici, con i familiari, con i colleghi); l’ambito istituzionale (nelle dinamiche familiari, lavorative); l’ambito comunitario (nel contesto paesano, cittadino, nazionale). Recentemente Leonardo Montecchi ne ha proposto un quinto, l’ambito globale (o sociale), che racchiude i precedenti ed è legato al fenomeno della globalizzazione, dello spostamento continuo, attraverso gli stati, le nazioni, di persone e di merci. Esiste una comunità globale che permea qualsiasi cosa, per cui diventano molto più fragili i legami, gli affetti tra le persone, mentre aumenta massicciamente l’invasività dei prodotti e delle merci.</p>
<p align="JUSTIFY">ECRO è un acronimo che sta per Esquéma conceptual de riferimento y operativo (Schema Concettuale di Riferimento e Operativo) ed Enrique Pichon-Rivière, da cui deriva tale concetto, lo descrive così: <em>“</em><em>La</em><em>didattica</em><em>interdisciplinare</em><em>si</em><em>basa</em><em>sulla</em><em>preesistenza</em><em>in</em><em>ognuno</em><em>di</em><em>noi</em><em>di</em><em>uno</em><em>schema</em><em>di</em><em>riferimento</em><em>(insieme</em><em>di</em><em>esperienze,</em><em>conoscenze</em><em>e</em><em>affetti</em><em>con</em><em>i</em><em>quali</em><em>l</em><em>’</em><em>individuo</em><em>pensa</em><em>e</em><em>agisce)</em><em>che</em><em>acquista</em><em>unità</em><em>attraverso</em><em>il</em><em>lavoro</em><em>in</em><em>gruppo</em><em>e</em><em>che</em><em>a</em><em>sua</em><em>volta</em><em>produce</em><em>in</em><em>quel</em><em>gruppo</em><em>o</em><em>comunità</em><em>uno</em><em>schema</em><em>di</em><em>riferimento</em><em>operativo,</em><em>sostenuto</em><em>dal</em><em>comune</em><em>denominatore</em><em>degli</em><em>schemi</em><em>precedenti</em><em>”</em> (1971).</p>
<p align="JUSTIFY">Per inquadramento, sinteticamente, s’intende: <em>“</em><em>Questi</em><em>elementi:</em><em>spazio,</em><em>tempo,</em><em>ruolo,</em><em>compito</em><em>o</em><em>compiti</em><em>costituiscono</em><em>la</em><em>cornice</em><em>che</em><em>ci</em><em>permette</em><em>di</em><em>ritagliare</em><em>l</em><em>’</em><em>ingresso</em><em>nella</em><em>dimensione</em><em>gruppale.</em><em>Questa</em><em>cornice</em><em>delimita</em><em>un</em><em>campo</em><em>in</em><em>cui</em><em>si</em><em>producono</em><em>degli</em><em>eventi</em><em>che</em><em>appartengono</em><em>al</em><em>processo</em><em>di</em><em>gruppo</em><em>” </em>(Montecchi L., 2000).</p>
<p align="JUSTIFY">Con il termine di meta-ricerca intendiamo il fatto che il gruppo abbia pensato di utilizzare se stesso, con le varie modulazioni affettive esperite durante gli incontri, come fonte di informazione per lavorare sul compito che si era dato. Così, probabilmente condizionato dall’ipotesi di lavoro (assenza di <em>inquadramento</em> inter-istituzionale), e nel tentativo di osservare con maggior efficacia il processo gruppale, il gruppo di ricerca ha deciso di dotarsi di un proprio <em>inquadramento</em>.</p>
<p align="JUSTIFY">Si è individuata la figura di un coordinatore (con la funzione, oltre a quella di partecipare in prima persona alle riflessioni del gruppo, di riportare il gruppo al proprio compito nelle situazioni più confuse), si è identificato l’ osservatore (con il compito di verbalizzare gli incontri) e si sono definiti il tempo (una riunione di tre ore una volta al mese) e lo spazio (nello studio della psicologa del Dipartimento Dipendenze all’interno del servizio) degli incontri.</p>
<p align="JUSTIFY">La necessità di tenere un verbale derivava dal fatto che si era sviluppata nei ricercatori la convinzione che, così come avviene nelle istituzioni, mentre si sta lavorando sul contenuto della ricerca si innescano meccanismi e dinamiche all’interno del gruppo che in qualche modo riflettono l’oggetto di studio; il verbale sembrava costituire lo strumento o dispositivo che poteva permettere un controllo e lo studio di questi aspetti. A questo proposito citiamo R. Hess: “<em>Il</em><em>ricercatore</em><em>istituzionalista</em><em>[</em><em>…</em><em>]</em><em>fa</em><em>parte</em><em>del</em><em>suo</em><em>oggetto.</em><em>Senza</em><em>questa</em><em>consapevolezza</em><em>il</em><em>produttore</em><em>di</em><em>conoscenza</em><em>è</em><em>soprattutto</em><em>un</em><em>produttore</em><em>di</em><em> “</em><em>atti</em><em>mancati</em><em>” </em><em>(Lourau</em><em>R.,1994).</em><em>Come</em><em>analizzare</em><em>il</em><em>modo</em><em>in</em><em>cui</em><em>il</em><em>ricercatore</em><em> “</em><em>è</em><em>preso</em><em>nel</em><em>suo</em><em>oggetto</em><em>”</em><em>?</em><em>René</em><em>Lourau</em><em>segnala</em><em>l</em><em>’</em><em>interesse</em><em>(e</em><em>l</em><em>’</em><em>importanza)</em><em>di</em><em>tenere</em><em>un</em><em>diario</em><em>della</em><em>ricerca</em><em>[&#8230;].</em>(Corso di analisi istituzionale, pag. 75).</p>
<p align="JUSTIFY">Abbiamo ritenuto necessario dotarci di un inquadramento poiché ciò avrebbe facilitato l’analisi dei movimenti e delle dinamiche espresse dal gruppo medesimo, permettendoci di confrontarci con gli stimoli che conseguentemente ne derivavano.</p>
<h3 align="JUSTIFY">L’evento sorprendente</h3>
<p align="JUSTIFY">Nel 2008/09 il Dipartimento Dipendenze Patologiche (ex Ser.T) dell’ASUR Zona 4 di Senigallia, avendo la possibilità di ricevere dei finanziamenti ministeriali con la finalità di strutturare un progetto di prevenzione, decide di coinvolgere alcune realtà istituzionali del territorio che aggregano i ragazzi della città di Senigallia:</p>
<p align="JUSTIFY">- il Centro di Aggregazione giovanile “Bubamara”, co-gestito<sup><a name="sdfootnote1anc"></a></sup>, promosso dal Comune di Senigallia e istituito nel 2003 con finanziamenti provenienti dal Fondo nazionale lotta alla droga. Il Dipartimento Dipendenze è risultato coinvolto nel progetto poiché i finanziamenti venivano erogati per un 30 % <em>“</em><em>sulla</em><em>base</em><em>dell</em><em>’</em><em>utenza</em><em>tossicodipendente</em><em>in</em><em>carico</em><em>ai</em><em>Ser.T</em><em>ricadenti</em><em>in</em><em>ciascuna</em><em>provincia</em><em>”</em> (dall’<em>“</em><em>Atto</em><em>di</em><em>definizione</em><em>dei</em><em>criteri</em><em>e</em><em>delle</em><em>modalità</em><em>gestionali</em><em>della</em><em>quota</em><em>del</em><em>fondo</em><em>assegnata</em><em>alla</em><em>regione</em><em> – </em><em>esercizio</em><em>finanziario</em><em>2000</em><em>”</em>).</p>
<p align="JUSTIFY">- il Centro sociale autogestito<sup><a name="sdfootnote2anc"></a></sup> “Mezzacanaja”.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel corso di due incontri separati, uno con i ragazzi frequentatori del centro di aggregazione e uno con quelli del centro sociale autogestito, gli operatori del Dipartimento Dipendenze prospettano loro la possibilità di collaborare, avendo appunto dei fondi disponibili, per organizzare un progetto di prevenzione: non c’è niente di prestabilito ed il tutto è da strutturare.</p>
<p align="JUSTIFY">La proposta avanzata dal Dipartimento Dipendenze riceve una risposta negativa dal “Bubamara”, emanazione di istituzioni pubbliche sorto con l’obiettivo di fare prevenzione; la stessa proposta è, al contrario, accolta positivamente dal “Mezzacanaja”, centro sociale autogestito, che si pone invece come antagonista alle istituzioni formalmente riconosciute.</p>
<p align="JUSTIFY">L’evento sorprendente è costituito dal fatto che i ragazzi del centro di aggregazione “<em>rifiutano</em><em>la</em><em>proposta</em><em>e</em><em>non</em><em>si</em><em>riesce</em><em>a</em><em>strutturare</em><em>una</em><em>collaborazione</em><em>”</em>: questa eventualità era considerata molto poco probabile, ed anzi si pensava che la collaborazione fosse quasi scontata, anche in ragione di alcune considerazioni:</p>
<ol>
<li value="1">
<p align="JUSTIFY">il centro di aggregazione è stato istituito con una collaborazione tra Comune di Senigallia e Dipartimento Dipendenze;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">il Dipartimento Dipendenze è un servizio organizzato secondo lo schema di riferimento della concezione operativa di gruppo;</p>
</li>
</ol>
<ol start="3">
<li>
<p align="JUSTIFY">l’apertura del centro di aggregazione era stata anticipata da un percorso di formazione, appoggiato dal Dipartimento Dipendenze, accettato ed organizzato dal Comune di Senigallia con il coinvolgimento della Scuola “José Bleger”. In esso si era utilizzato il metodo della concezione operativa di gruppo con il compito di formare i possibili frequentatori del centro di aggregazione alla ‘co-gestione’;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">un operatore del centro di aggregazione era conosciuto dagli operatori del Dipartimento Dipendenze per precedenti collaborazioni e si era formato alla Scuola di prevenzione “José Bleger”. Tra l’altro, sua era stata l’idea di proporre il progetto di formazione sulla ‘co-gestione’ di cui sopra.</p>
</li>
</ol>
<h3>L’potesi della ricerca</h3>
<p align="JUSTIFY">Dopo aver valutato alcune ipotesi legate all’ambito istituzionale, la ricerca si è sviluppata attorno ad un’ipotesi che, sebbene abbia accompagnato il gruppo di ricerca fino alla fine del proprio percorso, non si è mai mancato di mettere in discussione allorquando sorgevano dubbi e perplessità sulla plausibilità dell’ipotesi medesima.</p>
<p align="JUSTIFY">L’ipotesi sulla quale si è imperniato il lavoro di ricerca è: se manca un inquadramento, una cornice a livello inter-istituzionale, le istituzioni coinvolte si muovono in maniera frammentata, non coesa, contribuendo a determinare un’organizzazione inadeguata nell’istituzione che deve nascere. O, più sinteticamente: se manca l’inquadramento non è possibile una collaborazione tra le istituzioni e non si riesce a strutturare un’ECRO comune.</p>
<h3>Il processo della ricerca</h3>
<p>Per verificare l’ipotesi, il gruppo di ricerca ha ritenuto di esplorare due direttrici:</p>
<p align="JUSTIFY">- la prima incentrata sulla lettura della documentazione disponibile attinente alla costituzione del centro di aggregazione;</p>
<p align="JUSTIFY">- la seconda basata su alcune interviste a persone che, a titolo diverso, erano state direttamente coinvolte nella vicenda (il funzionario del Comune, la responsabile del Dipartimento Dipendenze, l’operatore del centro di aggregazione e due frequentatori ‘della prima ora’ del medesimo centro).</p>
<p align="JUSTIFY">Se fossimo stati in una <em>detective</em><em>story</em> potremmo dire che prima abbiamo cercato le impronte e poi interrogato i testimoni.<strong> </strong></p>
<h3>La documentazione: atti mancanti, atto mancato?</h3>
<p align="JUSTIFY">La ricerca della documentazione relativa al progetto di istituzione del “Bubamara” ci ha messi subito di fronte ad un’evidenza: all’interno del Dipartimento Dipendenze non si è riusciti a trovare alcun documento inerente al progetto o che possa testimoniare di ciò che si era concordato con il Comune. Anche i ricordi sullo svolgimento dei fatti da parte degli operatori dello stesso servizio risultavano piuttosto confusi, testimoniando dunque della poca chiarezza presente in seno all’organizzazione nell’affrontare il progetto.</p>
<p align="JUSTIFY">Il funzionario del Comune, che ha promosso e redatto il progetto seguendone tutto il percorso di costituzione, aveva tutta la documentazione e pareva ricordare con precisione il susseguirsi degli eventi<sup><a name="sdfootnote3anc"></a></sup>.</p>
<p align="JUSTIFY">Leggendo i documenti reperiti si evidenzia un accenno ad un presunto ‘coordinamento’ che dovrebbe avvenire tra gli enti coinvolti ma senza definire niente di più (incontri, compiti, ruoli…). Sembra emergere, tra l’altro, una certa marginalità del Dipartimento Dipendenze nell’organizzazione del centro di aggregazione.<strong> </strong></p>
<h3 align="JUSTIFY">Le interviste</h3>
<p align="JUSTIFY">L’idea della mancanza dell’inquadramento tra le istituzioni coinvolte come ipotesi per cercare di spiegare l’assenza di continuità e di legame tra Comune e Dipartimento Dipendenze appare confermata dalle informazioni raccolte per mezzo delle interviste.</p>
<p align="JUSTIFY">Il funzionario del Comune coinvolto nel progetto del “Bubamara” riferisce che non si è mai discussa una divisione dei compiti tra le varie istituzioni coinvolte nel progetto poiché il centro di aggregazione era fondamentalmente legato al Comune.</p>
<p align="JUSTIFY">L’idea che il Bubamara fosse legato esclusivamente al Comune non è condivisa dagli operatori del Dipartimento Dipendenze; questi ultimi, peraltro, ritengono di non essere stati dovutamente considerati per ciò che attiene gli aspetti organizzativi del centro di aggregazione, anche in relazione all’importante ruolo del Dipartimento Dipendenze per l’acquisizione del finanziamenti specifici. Sembra palesarsi l’assenza di uno spazio all’interno del quale elaborare eventuali conflitti e ricercare una sintesi progettuale.</p>
<p align="JUSTIFY">Le stesse impressioni appaiono confermate dalle successive interviste ad altre figure coinvolte nel processo istituente.</p>
<p align="JUSTIFY">L’operatore del “Bubamara”, che avrebbe dovuto costituire il <em>trait</em><em>d</em><em>’</em><em>union</em> tra Dipartimento Dipendenze e centro di aggregazione, parla di una generale assenza del Dipartimento Dipendenze nella gestione del centro dopo la sua istituzione. Per quanto riguarda la mancata accettazione della proposta di costruire insieme un progetto di prevenzione, l’intervistato riferisce che <em>“</em><em>non</em><em>c</em><em>’</em><em>era</em><em>interesse</em><em>all</em><em>’</em><em>argomento</em><em>da</em><em>parte</em><em>dei</em><em>frequentatori</em><em>”</em>. L’operatore evidenzia anche la distanza che si è creata nel tempo tra lui, allora dipendente del Comune con contratto di collaborazione, ed il Dipartimento Dipendenze con il quale aveva avuto modo di collaborare in passato.</p>
<p align="JUSTIFY">I due frequentatori del centro di aggregazione intervistati fanno fatica a ricordare l’incontro con gli operatori del Dipartimento Dipendenze.</p>
<p align="JUSTIFY">L’assenza del ricordo espressa dai ragazzi frequentatori e la distanza percepita dall’operatore del centro di aggregazione potrebbero rappresentare gli emergenti della mancanza di un ECRO comune tra “Bubamara” e Dipartimento Dipendenze, in quanto l’ECRO si costruisce sulla base di riconoscimenti e vincoli reciproci.</p>
<p align="JUSTIFY">Inoltre, all’inizio, sembrava ci fosse stata una co-progettazione pressoché ‘alla pari’ tra Comune di Senigallia e Dipartimento Dipendenze (tale è la posizione espressa dagli operatori del servizio); di fatto nel tempo l’influenza del servizio per le tossicodipendenze, sia nella progettazione e sia nell’organizzazione istitutiva del centro, appare più marginale rispetto a quella del Comune.</p>
<p align="JUSTIFY">Sia il funzionario del Comune e sia gli operatori del Dipartimento Dipendenze hanno evidenziato conflitti e problematicità, presenti già da prima dell’inizio del progetto, nel rapporto tra le due istituzioni.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Il corso di formazione alla co-gestione</h3>
<p align="JUSTIFY">L’unico punto di incontro tra i due enti sembra essere stato il corso di formazione sul modello organizzativo della ‘co-gestione’ organizzato subito prima dell’apertura del “Bubamara”.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli operatori del Dipartimento Dipendenze tenevano molto a che il corso di formazione del centro di aggregazione si dovesse organizzare con la metodologia della concezione operativa di gruppo, in quanto a tale metodo si riferisce l’intero servizio per gli aspetti formativi, gestionali e clinici.</p>
<p align="JUSTIFY">Il corso di formazione sembrerebbe essere stato <em>strumentalizzato</em> sia dal Dipartimento Dipendenze sia dal Comune, divenendo il deposito di conflitti non elaborati tra le due istituzioni. Ciascuna istituzione, partendo dalle proprie implicazioni, poteva vedere in questo dispositivo l’opportunità per raggiungere i propri fini. Da un lato il Dipartimento riteneva di importare sul territorio il proprio ECRO, legato alla concezione operativa di gruppo; dall’altro, il Comune, accogliendo la proposta del dispositivo, ricompensava il Dipartimento dell’appoggio avuto per ottenere i finanziamenti ministeriali, consapevole del fatto che la gestione (o co-gestione) del centro di aggregazione sarebbe rimasta pienamente di sua competenza.</p>
<p align="JUSTIFY">Il corso di formazione sembrerebbe essere diventato, paradossalmente, il luogo deputato alla non elaborazione di conflitti che, da diversi anni, tenevano a distanza le due istituzioni. È diventato il “depositario” di ciò che era rimosso dai due “depositanti” (Dipartimento Dipendenze e Comune) mentre le ansie, i conflitti inter-istituzionali sono stati “depositati” nel corso<sup><a name="sdfootnote4anc"></a></sup>. Il corso di formazione parrebbe, quindi, aver perpetuato il non incontro tra le due istituzioni coinvolte.</p>
<p align="JUSTIFY">Un incontro sfiorato, che non si concretizza, che non pare creare vincoli.</p>
<h2 align="JUSTIFY">Verifica della ipotesi e riflessioni</h2>
<h3 align="JUSTIFY">Tra implicazioni, ECRO ed ideologie si affaccia una nuova ipotesi</h3>
<p align="JUSTIFY">In seguito ad un periodo di <em>impasse</em> piuttosto lungo, durante il quale non si è redatto il verbale, il gruppo ha ritenuto di poter fare a meno della funzione di coordinazione. Questa funzione era stata ricoperta dalla la psicologa che, al tempo stesso, era: portavoce della proposta di collaborazione al centro di aggregazione; integrante e coordinatrice del gruppo di ricerca che si incontrava nel suo studio.</p>
<p align="JUSTIFY">È stato in seguito a questo riassetto gruppale che pare sia stato possibile esprimere emozioni (stanchezza, frustrazione, rabbia..) collegabili alla situazione di stallo nella quale ci si trovava e che presumibilmente già da tempo circolavano tra i membri, anche se in maniera latente. Questo <em>outing</em> pare aver prodotto una mutazione nelle modalità di rapporto con l’oggetto della ricerca che il gruppo aveva avuto sino ad allora e, probabilmente, l’aver ripreso a fare il verbale degli incontri può essere considerato un segno indicativo del fatto che qualcosa fosse accaduto.</p>
<p align="JUSTIFY">È divenuto possibile mettere se stessi in discussione e aprirsi ad una domanda che ha sorpreso lo stesso gruppo per la sua banalità: per quale motivo gli operatori del Dipartimento Dipendenze si aspettavano che la loro proposta dovesse essere accolta? Per quale motivo il ‘no’ espresso dai frequentatori del “Bubamara” aveva creato così tanta sorpresa nel Dipartimento Dipendenze?</p>
<p align="JUSTIFY">Nel corso del lavoro di gruppo è scaturita, quindi, una nuova domanda che sembra mettere in discussione l’ipotesi iniziale: perché la presenza di un inquadramento nella fase istitutiva del “Bubamara” (2003) doveva comportare la sicura adesione dei frequentatori del centro alla proposta fatta dal Dipartimento Dipendenze nel 2008? E inoltre perché si pensa che da un ECRO comune debba necessariamente conseguire una risposta positiva rispetto alla proposta di collaborazione? E ancora: era viziata da dogmatismo l’ipotesi iniziale per cui si ha collaborazione solo se c’è un inquadramento?</p>
<p align="JUSTIFY">Sembra quasi che ci si riferisca ad un mito per cui l’appartenenza ad un’istituzione, o comunque la condivisione del proprio percorso di vita (formazione, amicalità, ideologia), possa autorizzare a pensare che ci debba essere, nell’altro, una disponibilità a progettare insieme, a dire ‘si’. Pare piuttosto una situazione di fusività ed indiscriminazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Si riflette sulle difficoltà incontrate dal gruppo e dalle istituzioni coinvolte a mettere in discussione i propri schemi di riferimento. Si pensa al pericolo insito nell’utilizzo di determinati concetti quali l’ECRO, preso come riferimento per spiegare il proprio agire, ma troppo spesso assunto, anche inconsapevolmente, in maniera ideologica, dogmatica, come nascondimento per non mettersi in discussione nel confronto/scontro con l’altro.</p>
<p align="JUSTIFY">Il lavoro di ricerca mette in luce due elementi strutturali e concettuali di criticità: l’implicazione e l’ECRO.</p>
<h3 align="JUSTIFY">L’implicazione</h3>
<p align="JUSTIFY">Attraverso l’analisi della documentazione e l’elaborazione delle interviste effettuate ai vari soggetti istituzionali, ci si è resi conto, sempre in modo più marcato, che si profilava un problema di implicazione. Mancava la distanza ottimale per potere leggere i fenomeni e gli accadimenti oggetto di studio a causa dei coinvolgimenti pregressi o attuali dei ricercatori, in quanto soggetti fortemente implicati, seppure a vario titolo e con modalità diverse, nel processo oggetto di studio.</p>
<p align="JUSTIFY">Il gruppo di lavoro ha cominciato a chiedersi se l’intero processo di ricerca potesse essere inquinato dalle implicazioni esistenti. Il singolo accadimento o intervista veniva interpretato, infatti, in base al <em>vincolo</em> che il ricercatore aveva, o aveva avuto in passato, con le istituzioni oggetto di studio.</p>
<p align="JUSTIFY">Si è delineata in modo chiaro la difficoltà e la complessità insita nel concetto di implicazione: risorsa o elemento di intrusività disturbante, addirittura bloccante?</p>
<p align="JUSTIFY">Sappiamo che ci si può riferire all’implicazione nella sua accezione negativa allorché evoca riferimenti di invischiamento e irretimento ma, d’altro canto, per la concezione operativa, l’implicazione ha anche un’accezione ed un valore positivo. Nella concezione operativa di gruppo il concetto di implicazione rimanda all’esserci, allo stare dentro, accettando il fatto di appartenere all’istituzione. Se si parte dal presupposto che l’istituzione è dentro di noi siamo dunque consapevoli dell’impossibilità di raggiungere una posizione di assoluta neutralità. Se noi siamo la rete dei nostri vincoli l’implicazione potrebbe assumere un ruolo conoscitivo e di intelligibilità nella consapevolezza, tuttavia, che tutto ciò che ci determina non è conoscibile.</p>
<p align="JUSTIFY">Prendere consapevolezza della potenza delle implicazioni nel determinare pensieri, rappresentazioni e agiti all’interno del laboratorio di ricerca, ci ha portato a riflettere sull’importanza dell’analisi delle implicazioni come elemento imprescindibile allorché le istituzioni promuovono una progettualità comune.</p>
<p align="JUSTIFY">Per esemplificare ciò che si intende con il termine ‘implicazione’ è significativo riprendere un’affermazione di uno degli attori coinvolti nel progetto: <em>“</em><em>il</em><em>fatto</em><em>di</em><em>essere</em><em>una</em><em>dipendente</em><em>del</em><em>Dipartimento</em><em>Dipendenze</em><em>e</em><em>che</em><em>avevo</em><em>depositato</em><em>dentro</em><em>di</em><em>me</em><em>l</em><em>’</em><em>appartenenza</em><em>mi</em><em>faceva</em><em>dire</em><em>che</em><em>era</em><em>impossibile</em><em>collaborare</em><em>con</em><em>il</em><em>comune</em><em>”</em>. Da una parte, in ciò che si era dichiarato, ci si proponeva di collaborare con il Comune e dall’altra, nel latente, si riteneva trattarsi di una collaborazione impossibile. Quando parliamo di ‘implicazione’ parliamo di questa complessità.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma allora come può essere possibile gestire e controllare tutto l’insieme di investimenti libidici, anche inconsci, che si strutturano tra le istituzioni coinvolte in un progetto comune? Che cosa mette in gioco un progetto inter-istituzionale a questo livello? E ancora: chi e come ci si può fare carico del vincolo esistente tra le istituzioni, ossia del vincolo inter-istituzionale?</p>
<p align="JUSTIFY">Queste domande ci rimandano, in termini psicodinamici, ai concetti di <em>transfert</em><em>e</em><em>controtransfert</em><em>istituzionale</em>.</p>
<p align="JUSTIFY">Come possiamo leggere i concetti di transfert e controtransfert all’interno del rapporto fra le istituzioni coinvolte e che tipo di struttura relazionale si origina in tale dinamica inter-transferale?</p>
<p align="JUSTIFY">Come può essere gestita questa dinamica tra i vari soggetti implicati e che tipo di conseguenze ne derivano nel lavoro inter-istituzionale finalizzato alla elaborazione e realizzazione di progetti? Può una mancata attenzione ed elaborazione alla dimensione controtransferale costituire una condizione di impedimento e di ostacolo?</p>
<p align="JUSTIFY">Se così fosse se ne potrebbe dedurre, a maggior ragione, che diventa fondamentale strutturare un dispositivo finalizzato anche alla gestione ed all’elaborazione di queste dimensioni.</p>
<p align="JUSTIFY">Potremmo pensare che la disattenzione o il poco interesse posto alla dimensione controtransferale inneschi meccanismi non gestibili o addirittura inconsapevoli, latenti, i quali costituiscono elementi di distruttività e di sabotaggio rispetto alle dichiarazioni e alle intenzioni razionali esplicite.</p>
<p align="JUSTIFY">Il dispositivo che, in termini operativi, potrebbe costituire l’argine e lo strumento di elaborazione di tali dinamiche è l’inquadramento con la definizione dei diversi elementi che lo strutturano: ruolo, compito, tempo e spazio.</p>
<p align="JUSTIFY">Allora se dovessimo rifarci allo schema di ricerca proprio del metodo abduttivo di Peirce, la regola che definirebbe l’ipotesi di lavoro potrebbe essere così formulata: “<em>L</em><em>’</em><em>inquadramento</em><em>istituzionale</em> <em>permette</em><em>di</em><em>gestire</em><em>le</em><em>istanze</em><em>transferali</em><em>e</em><em>controtransferali</em><em>inter-istituzionali</em><em>”</em><em>.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Osvaldo Saidon scrive: <em>“</em><em>No</em><em>podremos</em><em>investigar</em><em>el</em><em>quehacer</em><em>institucional</em><em>si</em><em>no</em><em>es</em><em>en</em><em>sus</em><em>relaciones</em><em>con</em><em>otras</em><em>instituciones</em><em>”</em>: dunque è nel rapporto e nel confronto di una istituzione con un’altra che possiamo indagare il lavoro, il compito istituzionale. È nel confronto all’interno del rapporto tra le diverse istituzioni che ci si può interrogare sui movimenti delle singole organizzazioni.</p>
<h3 align="JUSTIFY">ECRO ed ideologie istituzionali</h3>
<p align="JUSTIFY">La questione dell’implicazione richiama il concetto di ECRO, della sua funzione e della sua declinazione operativa.</p>
<p align="JUSTIFY">Nelle aspettative del Dipartimento Dipendenze il centro di aggregazione avrebbe dovuto avere il suo stesso ECRO. Gli operatori del Dipartimento Dipendenze avevano più volte sottolineato, in fase istituente del “Bubamara”, l’importanza che esso aderisse allo schema di riferimento della concezione operativa. A suffragio di ciò aveva accolto il corso di formazione iniziale rivolto ai futuri frequentatori e confidava anche nella presenza di un operatore della struttura formato allo stesso modello. Ma le aspettative degli operatori del Dipartimento Dipendenze sono state deluse in relazione all’evento da noi definito sorprendente, in quanto il rifiuto è stato interpretato come assenza di un comune schema di riferimento: se si ha la stesso ECRO come può avvenire il rifiuto rispetto ad una proposta di elaborazione comune di un progetto di prevenzione? Ciò significa che non è presente la stessa ECRO?</p>
<p align="JUSTIFY">Quando Pichon-Rivière parla di epistemologia convergente intende indicare la possibilità di una conoscenza dell’oggetto facendo riferimento all’incontro di punti di vista differenti. Nell’acronimo ECRO il primo termine, <em>ésquema</em>, ovvero <em>schema</em>, deriva dal latino e significa <em>forma</em>. In latino il vocabolo forma, di origine incerta, indicava lo stampo della cera, di metalli vari e soprattutto del formaggio, in latino <em>formaticus</em>, da cui deriva appunto il termine forma.</p>
<p align="JUSTIFY">Il concetto di forma è, dunque, da pensarsi come un contenitore vuoto, cui si contrappone ciò che deve essere contenuto, la materia. È il contenuto che da sostanza alla forma. Il contenuto è il riferimento, ciò di cui concretamente ci si occupa.</p>
<p align="JUSTIFY">È, allora, con l’operatività, con l’esperienza che quel contenitore vuoto, l’ésquema, la forma, si riempie e si attiva. Operativo è l’ultimo riferimento della parola ECRO e sta ad indicare la necessità di operare nella realtà per poter produrre un cambiamento ed adattarvisi in maniera attiva. Nel modello della concezione operativa di gruppo il criterio di operatività è come se sostituisse quello di verità: non si dà una verità coincidente con se stessa, assoluta ed immodificabile, una verità che si possiede e che risulterebbe allora dogmatica.</p>
<p align="JUSTIFY">La verità la si costruisce, <em>continuamente</em>, nel vincolo con il compito.</p>
<p align="JUSTIFY">Dunque quando si parla di ECRO si fa riferimento ad una tensione vincolare costante che, almeno dal punto di vista concettuale, dovrebbe impedire l’arroccamento dello schema di riferimento in certezze precostituite e far sì che esso sia sempre in movimento, in costruzione permanente, continuamente arricchito dagli apporti dei diversi punti di vista potenzialmente in gioco. In altre parole, l’ECRO è indissolubilmente collegato ad un processo dialettico di scambio continuo e di reciproca influenza tra la forma ed il contenuto, tra la teoria e l’esperienza, tra il soggetto ed il compito. Un processo che, attraverso l’alternanza di momenti di critica ed autocritica, permette la ratificazione o la rettificazione delle ipotesi prodotte mediante il confronto con la realtà, mirando a raggiungere un grado sempre maggiore di obiettività.</p>
<p align="JUSTIFY">Il concetto di ECRO è molto articolato e di difficile definizione e per riflettere sulla sua complessità torna utile rifarsi ad un’affermazione presente nel lungo e complesso articolo di J. C. De Brasi: <em>“</em><em>[</em><em>…</em><em>]</em><em>penso</em><em>che</em><em>non</em><em>si</em><em>dovrebbe</em><em>avere</em><em>un</em><em>’</em><em>ECRO.</em><em>Ogni</em><em>domanda</em><em>che</em><em>tenta</em><em>di</em><em>dare</em><em>conto</em><em>delle</em><em>sue</em><em>proprietà</em><em>la</em><em>cristallizza.</em><em>Operare</em><em>in</em><em>uno</em><em>dei</em><em>suoi</em><em>possibili</em><em>percorsi,</em><em>provare</em><em>la</em><em>sua</em><em>validità,</em><em>etc,</em><em>è</em><em>differente,</em><em>in</em><em>quanto</em><em>questo</em><em>parla</em><em>del</em><em>compito</em><em>incrostato</em><em>nel</em><em>piacere</em><em>del</em><em>pensare,</em><em>e</em><em>di</em><em>esercitarlo</em><em>per</em><em>trasformare</em><em>e</em><em>trasformarci</em><em>effettivamente</em><em>”</em> (1992, pag 74).</p>
<p align="JUSTIFY">È altresì difficile definire l’ECRO soggettivo (o istituzionale) perché come si tenta di definirlo si va incontro alla sua cristallizzazione, ossia alla sua istituzionalizzazione. Una volta che si istituzionalizza, e dunque perdendo il suo carattere dialettico, inevitabilmente lo schema di riferimento diventa dogma, un principio considerato assoluto e indiscutibile. L’identificazione con l’ECRO, ovvero con il dogma, a questo punto significa identificazione con la verità. E se lo schema di riferimento si fa dogma, il confronto con l’altro diviene impossibile poiché si considera lecito, pregiudizialmente, ciò che viene ritenuto appartenere al proprio ECRO, la verità, e non ci si lascia scalfire da ciò che viene visto come estraneo, come diverso ed irriducibile a sé. L’ECRO diviene totalitaristico. L’identificazione idealistica con il proprio ECRO rappresenta la perdita di contatto con la realtà dell’altro, come soggetto implicato nella relazione.</p>
<p align="JUSTIFY">È la vita quotidiana, l’esperienza che determina lo schema di riferimento, e dunque l’ideologia, che guida le modalità di relazione del soggetto con il mondo esterno. È possibile riprendere Bauleo che dice: <em>“</em><em>L</em><em>’</em><em>ECRO</em><em>rappresenta</em><em>l</em><em>’</em><em>ideologia</em><em>che</em><em>permette</em><em>di</em><em>agire</em><em>e</em><em>di</em><em>analizzare</em><em>in</em><em>un</em><em>determinato</em><em>campo.</em><em>Pertanto</em><em>tale</em><em>schema</em><em>si</em><em>può</em><em>dedurre</em><em>direttamente</em><em>dai</em><em>differenti</em><em>tipi</em><em>di</em><em>comportamento</em><em>in</em><em>gioco</em><em>nel</em><em>gruppo</em><em>[</em><em>…</em><em>].</em><em>Un</em><em>gruppo</em><em>affronta</em><em>il</em><em>compito</em><em>con</em><em>gli</em><em>strumenti</em><em>in</em><em>suo</em><em>possesso,</em><em>cioè</em><em>con</em><em>una</em><em>serie</em><em>di</em><em>comportamenti</em><em>abituali</em><em>”</em> (pag. 37). Ciascun soggetto è implicato con il proprio ECRO, che non ha solamente una matrice teorica ma è definito anche, e forse in misura maggiore, dall’esperienza vissuta e dalle conseguenze cognitive ed affettive che ne derivano in termini di costruzione di significati.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Il dispositivo dell’inquadramento</h3>
<p align="JUSTIFY">La risposta inaspettata che il Dipartimento Dipendenze faceva fatica ad accettare rimanda all’incapacità di accogliere il rifiuto, il limite, il ‘no’ dei frequentatori del ‘Bubamara’. Ma anche il ‘no’ è segno di relazione poiché si assume, dal luogo del ‘no’, una posizione chiara e responsabile, posizione che può costituire un nuovo punto di partenza dal quale poter proseguire nella edificazione delle basi di un nuovo confronto</p>
<p align="JUSTIFY"><sup><a name="sdfootnote5anc"></a></sup>.</p>
<p align="JUSTIFY">Nella definizione del vincolo con l’altro, convocati dal compito di avviare un centro di aggregazione giovanile, sembrano emergere elementi di ambiguità tra il Dipartimento Dipendenze ed il Comune. Nessuna delle due parti ha detto ‘sì’ e nessuna delle due parti ha detto ‘no’, ma si è andati avanti nel progetto di collaborazione per la strutturazione del centro ciascuna al riparo dietro la propria ideologia e agiti dalle proprie implicazioni.</p>
<p align="JUSTIFY">A questo proposito Bleger scrive: <em>“</em><em>Dobbiamo</em><em>far</em><em>sì</em><em>che</em><em>l</em><em>’</em><em>ideologia</em><em>diventi</em><em>uno</em><em>strumento</em><em>in</em><em>mano</em><em>all</em><em>’</em><em>uomo</em><em>e</em><em>non</em><em>che</em><em>quest</em><em>’</em><em>ultimo</em><em>si</em><em>trasformi</em><em>in</em><em>uno</em><em>strumento</em><em>dell</em><em>’</em><em>ideologia.</em><em>[</em><em>…</em><em>]</em><em>Nel</em><em>gruppo</em><em>operativo</em><em>cerchiamo</em><em>costantemente</em><em>di</em><em>ottenere</em><em>che</em><em>ognuno</em><em>utilizzi</em><em>il</em><em>proprio</em><em>o</em><em>i</em><em>propri</em><em>schemi</em><em>di</em><em>riferimento,</em><em>così</em><em>come</em><em>le</em><em>proprie</em><em>ideologie.</em><em>Il</em><em>resto</em><em>va</em><em>da</em><em>sé.</em><em>” </em>(pag. 174).</p>
<p align="JUSTIFY">Nel caso specifico il Dipartimento Dipendenze ed il Comune, al contrario, sembrano aver decisamente evitato un confronto che mettesse in gioco le rispettive dichiarate ideologie. Un confronto che sarebbe stato, con tutta probabilità, proprio in ragione delle differenti ECRO, assolutamente conflittuale e faticoso da sviluppare. Ambedue manifestano, riprendendo il concetto blegeriano, un basso ‘<em>grado</em><em>di</em><em>dinamica</em><em>’</em>, non chiarendo le ambiguità presenti in rapporto al compito, né rendendo espliciti ed affrontabili i conflitti.</p>
<p align="JUSTIFY">Per evitare situazioni di ambiguità tra le istituzioni è necessario predisporre il dispositivo dell’inquadramento inter-istituzionale con un compito specifico. L’inquadramento a questo livello permetterebbe di definire in maniera chiara i ruoli di ciascuno nel progetto che si vuole attuare, le differenti responsabilità, i passi da compiere per raggiungere gli obiettivi, ecc., consentendo una maggior consapevolezza delle ansie e delle tensioni che sempre emergono quando si compie un lavoro in comune. Solo in questo modo si può cercare di evitare il malinteso che ha determinato tutta una serie di incomprensioni e di sorprese nel Dipartimento Dipendenze.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Trasversalità di una riflessione</h3>
<p align="JUSTIFY">Felix Guattarì propone la differenziazione tra <em>‘</em><em>gruppo</em><em>in</em><em>sé</em><em>’</em>, ossia un gruppo che esegue quasi meccanicamente ciò che gli si dice di fare, e <em>‘</em><em>gruppo</em><em>per</em><em>sé</em><em>’</em>, ovvero un gruppo che mentre agisce prova a riflettere su di sé, sui meccanismi che operano al proprio interno, sulla sua organizzazione e sulle relazioni che prendono forma.</p>
<p align="JUSTIFY">Il gruppo di ricerca ha continuamente provato a riflettere, mentre lavorava sul compito, su ciò che stava accadendo al proprio interno anche in rapporto al contesto istituzionale nel quale è inserito: è ciò che inizialmente abbiamo definito ‘metaricerca’.</p>
<p align="JUSTIFY">Va ricordato che la ricerca è nata all’interno di un contesto specifico: il Centro Studi e Ricerche “José Bleger”. Questa istituzione sta attraversando una fase istituente per riorganizzare il corso formativo biennale già attivo da circa venti anni e per poter essere riconosciuta come scuola di specializzazione in psicoterapia dal MIUR. È all’interno di questa riorganizzazione che il Centro Studi e Ricerche ha pensato di doversi dotare di gruppi di ricercatori per continuare a riflettere sui concetti cardine della Concezione operativa di gruppo. Il gruppo di ricerca sull’ambito istituzionale è solamente uno dei gruppi esistenti all’interno dell’istituzione, essendovi anche il gruppo dei docenti, i diversi gruppi di ricerca dedicati agli altri ambiti di intervento e i gruppi di allievi.</p>
<p align="JUSTIFY">Giunti al termine della ricerca che aveva come oggetto le modalità di relazione fra istituzioni con il compito di creare una istituzione “figlia”, emerge una riflessione di grande interesse; una riflessione che, in verità, ha accompagnato il lavoro del gruppo sin dall’inizio.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo specifico della ricerca ha permesso di riflettere sul rapporto esistente tra il neo-istituito gruppo di ricerca, che ha provato ad istituirsi dandosi un inquadramento (cfr. <em>“</em><em>Psicoanalisi</em><em>dell</em><em>’</em><em>inquadramento</em><em>psicoanalitico</em>” di Bleger), e l’istituzione che lo contiene, ossia il Centro Studi e Ricerche “José Bleger”.</p>
<p align="JUSTIFY">Abbiamo visto lo stupore e lo scontento del Dipartimento Dipendenze ma solo dopo un lavoro di riflessione durato tre anni il gruppo di ricerca è potuto arrivare a concepire la legittimità di quel rifiuto. Quel ‘no’ sanciva la differenziazione, perlomeno, tra una delle due istituzioni genitoriali, il Dipartimento Dipendenze, e l’istituzione figlia, il “Bubamara”: il rifiuto, forse vissuto da parte dei frequentatori del Centro di aggregazione come movimento vitale di potenziale individuazione, è stato recepito dall’istituzione del servizio sanitario pubblico con ansia e paranoia, sentendo messa in discussione la propria funzione<sup><a name="sdfootnote6anc"></a></sup>.</p>
<p align="JUSTIFY">Il rapporto tra istituzione genitoriale ed istituzione figlia sembra riproporsi all’interno del Centro Studi e ricerche “Josè Bleger”. Crediamo si possa affermare che il gruppo di ricerca, dovendo svolgere un determinato compito, si sia istituito e, in diverse fasi del proprio percorso, pareva costituire un riferimento stabile rispetto all’instabilità percepita nell’istituzione di appartenenza in fase istituente. È pure da rimarcare che il gruppo di ricerca dell’ambito istituzionale si è sentito più volte messo in discussione ed attaccato dagli altri gruppi presenti all’interno dell’istituzione genitoriale proprio per il fatto di essersi dotato di un inquadramento ed aver provato ad istituirsi per portare avanti il proprio compito. È corretto riportare anche che, a fianco di questa corrente più critica, se ne è avvertita un’altra, contraria, tesa a sostenere la direzione del lavoro che il gruppo di ricerca aveva scelto.</p>
<p align="JUSTIFY">L’idea è che l’istituzione del gruppo di ricerca abbia contribuito a creare uno spostamento di equilibri, già precari in virtù della fase istituente cui si accennava più sopra, nel Centro Studi e Ricerche. Horacio Foladori, parlando della “teoria de la fisura” (teoria della fessura) scrive: <em>“</em><em>Diría</em><em>que</em><em>es</em><em>lo</em><em>instituido</em><em>que</em><em>instituye</em><em>la</em><em>fisura,</em><em>aunque</em><em>paradójicamente</em><em>se</em><em>resiste</em><em>a</em><em>reconocer</em><em>su</em><em>existencia</em><em>en</em><em>tanto</em><em>la</em><em>naturaleza</em><em>de</em><em>la</em><em>misma</em><em>proviene</em><em>de</em><em>lo</em><em>instituyente</em><em>”</em><sup><a name="sdfootnote7anc"></a></sup> (Foladori, 2008, pag. 37)</p>
<p align="JUSTIFY">Come se l’istituirsi fosse in stretto contatto con il differenziarsi. Ci si istituisce e, conseguentemente, ci si distacca. Se l’istituzione, permettendo il deposito delle parti psicotiche della propria personalità in un “tempo/spazio comune” è rassicurante, il vincolo che si crea con gli altri partecipanti alla nuova istituzione pare permettere, o perlomeno facilitare, anche l’assunzione di responsabilità. L’unione e la condivisione permesse dallo stringersi dei vincoli sembrano consentire la facilitazione dell’espressione delle proprie istanze e, dunque, l’assunzione di una propria originale posizione. A questo proposito riprendiamo ancora Foladori che sostiene: <em>“</em><em>Recuperar</em><em>la</em><em>palabra</em><em>es</em><em>romper</em><em>la</em><em>represión</em><em>psíquica,</em><em>superar</em><em>la</em><em>apatía,</em><em>ponerse</em><em>en</em><em>movimiento,</em><em>porque</em><em>hablar</em><em>es</em><em>moverse</em><em>”</em> (2008, pag. 88)<sup><a name="sdfootnote8anc"></a></sup>. Ma un movimento rispetto a chi o che cosa? Ci si muove avendo come riferimento l’istituzione all’interno della quale si trova uno spazio di senso. In termini operativi il gruppo istituito permette la creazione di un nuovo schema di riferimento, un nuovo ECRO potenzialmente non riducibile a quello dell’istituzione di appartenenza.</p>
<p align="JUSTIFY">Al di là dei concetti teorici cui ciascuna istituzione suole riferirsi le domande che riteniamo siano emerse da questo lavoro sono: come si pone l’istituzione di appartenenza, o genitoriale, rispetto alla nascita di una nuova realtà con proprie idee, proprie esperienze e propri valori, in definitiva con una propria storia non riducibile a quella dell’istituzione di origine? E ancora: che ansie scatena nell’istituzione iniziale e come si attrezza per affrontarle?</p>
<h2 align="JUSTIFY">Note</h2>
<p><a name="sdfootnote1sym"></a> Con la definizione di ‘centro di aggregazione co-gestito’ si intende una gestione dello spazio di incontro organizzata in collaborazione tra i frequentatori dello spazio aggregativo e l’ente, pubblico o privato, che ne finanzia la sussistenza.</p>
<div id="sdfootnote1"></div>
<div id="sdfootnote2">
<p class="sdfootnote" align="JUSTIFY"><a name="sdfootnote2sym"></a> Con la formula di ‘centro sociale autogestito’ si intende, invece, uno “<em>spazio</em><em>di</em><em>aggregazione</em><em>e</em><em>di</em><em>proposta</em><em>di</em><em>attività</em><em>culturali</em><em>e</em><em>politiche,</em><em>che</em><em>viene</em><em>gestito</em><em>in</em><em>maniera</em><em>comunitaria</em><em>e</em><em>collettiva,</em><em>permettendo</em><em>a</em><em>chi</em><em>partecipa</em><em>alle</em><em>iniziative</em><em>di</em><em>esserne</em><em>al</em><em>tempo</em><em>stesso</em><em>promotore</em><em>ed</em><em>organizzatore</em><em>”</em> (definizione tratta da wikipedia), dove è cardine il concetto di autonomia decisionale, <em>“</em><em>cioè</em><em>il</em><em>rifiuto</em><em>di</em><em>qualsiasi</em><em>intervento</em><em>di</em><em>una</em><em>volontà</em><em>esterna</em><em>nella</em><em>definizione</em><em>del</em><em>processo</em><em>decisionale</em><em>”</em> (N. Bobbio e altri “Dizionario di politica”).</p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p align="JUSTIFY"><a name="sdfootnote3sym"></a> Ci ha fornito la seguente documentazione: il Progetto per l&#8217;accesso alla quota regionale del Fondo Nazionale Lotta alla Droga anno 2000; l’Atto di definizione dei criteri e delle modalita’ gestionali della quota del fondo assegnata alla regione; il Protocollo d&#8217;intenti tra il Comune di Senigallia (Servizio servizi educativi, culturali, sociali, sportivi e manifestazioni), Azienda ASUR n° 4 &#8211; Servizio Tossicodipendenze e l’Osservatorio di area sulla dispersione scolastica; i Criteri funzionamento centro di aggregazione giovanile.</p>
</div>
<div id="sdfootnote4">
<p class="sdfootnote" align="JUSTIFY"><a name="sdfootnote4sym"></a> Ci si riferisce alla <em>Teoria</em><em>del</em><em>deposito</em> di Pichon-Rivière per la quale all’interno dei gruppi, di fronte a situazioni di difficoltà e crisi, avviene un movimento di questo tipo: un soggetto, il <em>depositante</em>, proietta materiale non accettabile, il <em>deposito</em> (costituito da ansie, problemi, tensioni, ecc..), su un altro soggetto, il <em>depositario</em>, che funge quindi da capro espiatorio.</p>
</div>
<div id="sdfootnote5">
<p class="sdfootnote" align="JUSTIFY"><a name="sdfootnote5sym"></a> Come a confermare questo assunto, ovvero l’opportunità di non considerare il ‘no’ come cesura nella costruzione di una relazione bensì come possibile base di partenza per una relazione, e dunque una progettazione congiunta futura, è interessante mettere in evidenza come nel 2012, 4 anni dopo la proposta di collaborazione fatta dagli operatori del DDP e rifiutata dai frequentatori del CAG “Bubamara”, un esponente del centro di aggregazione abbia contattato il DDP per chiedere la possibilità di organizzare presso il centro un percorso di prevenzione alle sostanze stupefacenti.</p>
</div>
<div id="sdfootnote6">
<p align="JUSTIFY"><a name="sdfootnote6sym"></a> Il problema, a questo punto, riguarda il rapporto con l’altra istituzione genitoriale, il Comune: si è avuta l’opportunità di differenziarsi rispetto ad essa oppure da quella si continua a dipendere? Il Centro di aggregazione “Bubamara” riesce a vedersi come differenziato rispetto al Comune che lo finanzia e che decide, in ultima istanza, le attività che si possono proporre o che sono da rifiutare?</p>
</div>
<div id="sdfootnote7">
<p class="sdfootnote"><a name="sdfootnote7sym"></a> <em>“</em><em>Direi</em><em>che</em><em>è</em><em>l</em><em>’</em><em>istituito</em><em>che</em><em>istituisce</em><em>la</em><em>fessura</em><em>,</em><em>anche</em><em>se</em><em>paradossalmente</em><em>si</em><em>rifiuta</em><em>di</em><em>riconoscere</em><em>la</em><em>sua</em><em>esistenza</em><em>in</em><em>quanto</em><em>la</em><em>natura</em><em>di</em><em>esso</em><em>proviene</em><em>dall</em><em>’</em><em>istituente</em><em>”</em></p>
</div>
<div id="sdfootnote8">
<p align="JUSTIFY"><a name="sdfootnote8sym"></a> <em>“</em><em>Recuperare</em><em>la</em><em>parola</em><em>è</em><em>rompere</em><em>la</em><em>repressione</em><em>psichica,</em><em>superare</em><em>la</em><em>apatia,</em><em>porsi</em><em>in</em><em>movimento,</em><em>perché</em><em>parlare</em><em>è</em><em>muoversi</em><em>”</em><em>.</em></p>
<h3 align="JUSTIFY"><strong>Bibliografia</strong></h3>
<p align="JUSTIFY">Bauleo A., <em>Ideologia,</em><em>gruppo</em><em>e</em><em>famiglia,</em>Feltrinelli, Milano, 1978</p>
<p align="JUSTIFY">Bauleo A., <em>Psicoanalisi</em><em>e</em><em>gruppalità,</em>Borla, Roma, 2000</p>
<p align="JUSTIFY">Bleger J., <em>Psicoigiene</em><em>e</em><em>psicologia</em><em>istituzionale,</em>Libreria Editrice Lauretana, Loreto, 1989</p>
<p align="JUSTIFY">Bleger J., <em>Simbiosi</em><em>e</em><em>ambiguità</em><em> – </em><em>Studio</em><em>psicoanalitico,</em>Armando Editore, Roma 2010</p>
<p align="JUSTIFY">Bobbio N, Matteucci N, Pasquino G., <em>Dizionario</em><em>di</em><em>politica</em><em>(Vol.1),</em>Gruppo Editoriale L’Espresso, Roma, 2006</p>
<p align="JUSTIFY">Bonfantini M. A. e Proni G., <em>To</em><em>guess</em><em>or</em><em>not</em><em>to</em><em>guess?</em>, in Eco U., Sebeok T.A. (a cura di), <em>Il</em><em>segno</em><em>dei</em><em>tre.</em><em>Holmes,</em><em>Dupin,</em><em>Peirce,</em>Bompiani, Milano, 2004</p>
<p align="JUSTIFY">Boscolo L., <em>“</em><em>L</em><em>’</em><em>istituzione:</em><em>la</em><em>rottura</em><em>dello</em><em>stereotipo</em><em>in</em><em>un</em><em>contesto</em><em>istituzionale</em><em>pubblico</em><em>”</em></p>
<p align="JUSTIFY">De Brasi J.C., <em>Elucidazioni</em><em>intorno</em><em>all</em><em>’</em><em>ecro.</em><em>Un</em><em>’</em><em>analisi</em><em>a</em><em>partire</em><em>dalla</em><em>clinica</em><em>allargata,</em>in De Brasi M. (a cura di), <em>Psichiatria</em><em>sociale</em><em>e</em><em>psicoigiene,</em>Pitagora editrice, Bologna, 1992</p>
<p align="JUSTIFY">Eco U., Sebeok T.A. (a cura di), <em>Il</em><em>segno</em><em>dei</em><em>tre.</em><em>Holmes,</em><em>Dupin,</em><em>Peirce,</em>Bompiani, 2004</p>
<p align="JUSTIFY">Foladori H., <em>La</em><em>intervencion</em><em>istitucional</em>, Editorial Arcis, 2008</p>
<p align="JUSTIFY">Gallino L., <em>Dizionario</em><em>di</em><em>sociologia</em><em>(Vol.</em><em>1),</em>Gruppo Editoriale L’Espresso, Roma, 2006</p>
<p align="JUSTIFY">Gladys A., <em>“</em><em>Epistemologìa</em><em>del</em><em>ECRO</em><em>de</em><em>Pichon-Rivière</em><em>”</em></p>
<p align="JUSTIFY">Inon C.,<em> “</em><em>Esquema</em><em>conceptual,</em><em>referencial</em><em>y</em><em>operativo</em><em>”</em></p>
<p align="JUSTIFY">Hess R., Weigand G., <em>Corso</em><em>di</em><em>analisi</em><em>istituzionale,</em>Sensibili alle foglie, Tivoli, 2008</p>
<p align="JUSTIFY">Montecchi L. (a cura di), <em>Implicazione,</em>Sensibili alle foglie, Tivoli, 2012</p>
<p align="JUSTIFY">Montecchi L., <em>Introduzione</em><em>alla</em><em>Concezione</em><em>operativa</em><em>di</em><em>gruppo</em>, www.psychomedia.it, 2000</p>
<p align="JUSTIFY">Peirce C.S., <em>Scritti</em><em>scelti</em>, Utet, Torino, 2005</p>
<p align="JUSTIFY">Pichon–Riviere E., <em>Il</em><em>processo</em><em>gruppale.</em><em>Dalla</em><em>psicoanalisi</em><em>alla</em><em>psicologia</em><em>sociale,</em>Libreria Editrice Lauretana, Loreto, 1985</p>
<p>O. Saidon, G. Baremblitt, F. Ulloa, <em>“</em><em>La</em><em>escena</em><em>institucional</em><em>”</em></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://bleger.org/istituzione-implicata-istituzione-implicazione-ideologia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;La sinistra freudiana: il fiume carsico che parte dall’Europa, scorre in Argentina e giunge in Italia&#8221;</title>
		<link>https://bleger.org/sinistra-freudiana-fiume-carsico-che-parte-europa-scorre-argentina-giunge-in-italia/</link>
		<comments>https://bleger.org/sinistra-freudiana-fiume-carsico-che-parte-europa-scorre-argentina-giunge-in-italia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 10:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/?p=64</guid>
		<description><![CDATA[Il corso si pone l’obiettivo di discutere il percorso che dal “Disagio della civiltà” di Sigmund Freud dipana la questione storica dell’ampliamento dell’intervento psicoanalitico dall’individuo alla società, con particolare riferimento alla funzione attributiva di ruoli e compiti fornita dalle istituzioni &#8230; <a href="https://bleger.org/sinistra-freudiana-fiume-carsico-che-parte-europa-scorre-argentina-giunge-in-italia/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il corso si pone l’obiettivo di discutere il percorso che dal “Disagio della civiltà” di Sigmund Freud dipana la questione storica dell’ampliamento dell’intervento psicoanalitico dall’individuo alla società, con particolare riferimento alla funzione attributiva di ruoli e compiti fornita dalle istituzioni sociali. La verticalità del potere, il simbolismo coercitivo che attraversa gli ambiti dell’universo psicologico umano dalla sua condizione (impraticabile) di individuo a quella di depositario attivo e passivo delle norme comunitarie. La funzione degli stereotipi e dei pregiudizi ed i principi del gruppo operativo di E. Pichon-Riviere e Josè Bleger. La pratica clinica. La attualizzazione europea di Armando Bauleo e Leonardo Montecchi.</p>
<p>Esercizi di Sinistra Freudiana<br />Philolab 17 maggio 2011 Roma</p>
<p>1. Brevi citazioni dalla “Psicologia delle masse e analisi dell&#8217;Io” (1921) e da “Il disagio della Civiltà”, S. Freud (1929)</p>
<p>Psicologia delle masse e analisi dell&#8217;Io</p>
<p>“Nella vita psichica del singolo, l&#8217;altro è regolarmente presente come modello, come oggetto, come soccorritore, come nemico, e pertanto la psicologia individuale è anche, fin dall&#8217;inizio, psicologia sociale”<br />“La psicologia delle masse considera quindi l&#8217;uomo singolo in quanto membro di una stirpe, di un popolo, di una casta, di un ceto sociale, di una istituzione, o in quanto elemento di un raggruppamento umano che a un certo momento e in vista di un determinato fine si è organizzato come massa”&nbsp; imponendo l&#8217;esigenza di identificare una forza specifica, la pulsione sociale, il cui costituirsi può venire individuato nell&#8217;ambito più ristretto della formazione familiare.</p>
<p>  <span id="more-64"></span>  </p>
<p>“Psicologia delle folle” di Gustave Le Bon (1895): “La massa psicologia è una creatura provvisoria, i cui membri si legano fra loro necessariamente per mezzo di una qualche forma di vincolo, che sarebbe ascrivibile ad aspetti inconsci della personalità. “Nella massa l&#8217;individuo si trova posto in condizioni che gli consentono di sbarazzarsi delle rimozioni dei propri moti pulsionali inconsci (…) in tali circostanze la coscienza morale o il senso di responsabilità vengono meno, e sappiamo che la coscienza morale è il risultato della angoscia sociale legata alla repressione degli istinti necessaria alla convivenza sociale.”La massa è impulsiva, mutevole e irritabile, è governata per intero dall&#8217;inconscio (…) si sente onnipotente, per l&#8217;individuo appartenente alla massa svanisce il concetto di impossibile (…) è influenzabile, pensa per immagini, i sentimenti sono semplici ed esagerati (…) chi desidera agire su di essa, non bisogno di coerenza logica fra i propri argomenti (…) vuole essere dominata e oppressa e temere il proprio padrone. Fondamentalmente conservatrice in senso assoluto (…) per influsso della suggestione le masse sono però anche capaci di realizzazioni più alte, l&#8217;abnegazione, il disinteresse, la dedizione ad un ideale (…) si può parlare di una moralizzazione del singolo attraverso la massa (…) Le masse non hanno mai conosciuto la sete della verità, hanno bisogno di illusioni e a queste non possono rinunciare”. Si evidenzia un predominio della vita fantastica, dell&#8217;appagamento sostitutivo ed illusorio di desideri inconsci, della realtà psichica su quella materiale, tipicamente nevrotico.</p>
<p>“La psiche collettiva” di W. Mc Dougall (1920)<br />“Anche l&#8217;anima delle masse è capace di creazioni spirituali geniali (lingua, canto popolare, folklore, la rivoluzione russa e cubana, ecc..) sono state classificate masse formazioni assai diverse che occorre distinguere, le masse di Le Bon fanno riferimento a gruppi di breve durata, eterogenee e frettolose, transitorie (…) le affermazioni contrarie scaturiscono dalla considerazione di quelle masse o associazioni stabili entro cui gli uomini trascorrono la loro vita e che si incarnano nelle istituzioni della società. Gli elementi più interessanti di questa analisi si riferiscono agli aspetti costitutivi della masso altamente organizzate, dove si comincia ad individuare, grazie a Mc Dougall, la conformazione distintiva di ciò che chiameremo gruppo operativo, fondato sul compito e sulla suddivisione dei ruoli, e su aspetti di proiezione emozionale di carattere ambivalente</p>
<p>“Libido è un termine desunto dalla teoria dell&#8217;affettività, chiamiamo così l&#8217;energia delle pulsioni attinenti a tutto ciò che può venir compendiato come amore (sessuale, filiale, amicale, per l&#8217;umanità per idee astratte e oggetti concreti). Tramite la parola amore nelle sue molteplici accezioni, la lingua ha creato una sintesi perfettamente legittima seppur questo utilizzo abbia provocato numerose reazioni ed accuse di pansessualismo alla psicoanalisi alle quali Freud risponde: “Non posso scorgere alcun merito nel fatto di vergognarsi della sessualità”ma, in relazione alle questioni dibattute si considererà l&#8217;ipotesi che le relazioni d&#8217;amore (i legami del sentimento) costituiscono l&#8217;essenza della psiche collettiva. Due ipotesi: la massa viene tenuta insieme da qualche potenza, l&#8217;Eros; Se&nbsp; nella massa il singolo rinuncia al proprio modo di essere personale e si lascia suggestionare dagli altri, sembra farlo perchè in lui c&#8217;è un bisogno di concordare con gli altri anziché contrapporsi. Ci si lascia suggestionare per amore (nel senso sopra descritto, libidico/energetico) degli altri.</p>
<p>Due masse artificiali: “la chiesa e l&#8217;esercito: altamente durevoli ed organizzate, per salvaguardarle dalla dissoluzione e per impedire modificazioni della loro struttura viene impiegata una certa coercizione esterna. Di regola non veniamo consultati circa la nostra volontà di entrare a far parte di una massa siffatta ne la cosa resta affidata alla nostra decisione§; il tentativo di uscirne viene solitamente perseguito o severamente punito o risulta vincolato a condizioni ben determinate (…) nella chiesa come nell&#8217;esercito vige la medesima illusione, in base a cui esiste un capo supremo che ama di amore uguale tutti i singoli componenti della massa. Vige una subordinazione al capo motivata da un investimento libidico, in entrambe queste masse artificiali ogni singolo è legato da un lato al capo (Cristo, il comandante supremo) e dall&#8217;altro agli altri individui componenti la massa per cui ci sembra di essere sulla strada giusta, ossia sulla strada che può condurci a una spiegazione del fenomeno fondamentale della psicologia collettiva: l&#8217;assenza di libertà del singolo all&#8217;interno della massa <br />Freud aggiunge anche che sostanzialmente ogni religione è una siffatta religione dell&#8217;amore per tutti coloro che essa abbraccia nel suo ambito (per l&#8217;esercito, per le tifoserie, per i partiti politici?)&nbsp; e ogni religione è per sua natura crudele e intollerante nei confronti di coloro che non ne fanno parte. <br />Sorge qui spontaneo il riferimento ai concetti di stereotipo, pregiudizio di Bleger e Montecchi e agli assunti di base di Bion.<br />Inoltre è interessante la chiosa di Freud al paragrafo: Se, come oggi sembra accadere per quanto riguarda&nbsp; il sentimento socialista, al posto del legame religioso subentra un legame collettivo diverso, ne deriverà, nel confronto con gli esterni, la medesima intolleranza avutasi al tempo delle guerre di religione e, qualora i divari tra le concezioni scientifiche potessero acquistare per le masse un&#8217;importanza analoga, il medesimo risultato si ripeterebbe anche per la nuova motivazione”.</p>
<p>“Occorrerebbe partire dalla constatazione che, fin quando tali legami non vi siano stabiliti, una mera moltitudine (v. Revelli) di uomini non è ancora una massa, e ammettere al tempo stesso che in una qualsivoglia moltitudine umana si manifesta con grande facilità la tendenza al formarsi di una massa psicologica (v. Sartre, gruppo seriale e gruppo in fusione), diviene interessante citare il famoso paragone schopenaureiano dei porcospini che hanno freddo, nessuno tollera una vicinanza troppo intima dell&#8217;altro (v. pag. 97). In base alla testimonianza della psicoanalisi, quasi ogni stretto rapporto emotivo sufficientemente durevole tra due persone contiene un sedimento di sentimenti di rifiuto, ostili, sedimento che rimane impercettibile solo in virtù della rimozione (…) lo stesso accade allorchè gli uomini si riuniscono in unità più grandi (…) quando l&#8217;ostilità ha per oggetto le persone amate, la chiamiamo ambivalenza emotiva e ci spieghiamo tale caso, in termini troppo razionali, adducendo le molteplici occasioni di conflitto d&#8217;interesse che sorgono (…) nella palese avversione e ripugnanza provata per l&#8217;estraneo con cui siamo a contatto, è avvertibile l&#8217;espressione di un amore per noi medesimi, di un narcisismo che tende alla autoaffermazione (…) in tale comportamento umano si manifesta una aggressività la cui origine ci è sconosciuta e a cui potremmo attribuire un carattere elementare (la pulsione di morte esplicitato in Al di là del principio di piacere rifiutato poi da Reich) ma tutta questa intolleranza scompare, temporaneamente o durevolmente, tramite la formazione collettiva e nella massa (…) in base alle concezioni teoriche psicoanalitiche tale limitazione del narcisismo può essere solo il prodotto di un solo fattore, il legame libidico con altre persone (…) che non può essere esclusivamente di carattere utilitaristico poiché se così fosse in maniera esclusiva la tolleranza non dura più a lungo del vantaggio immediato che viene ricavato dalla collaborazione con l&#8217;altro (…) l&#8217;esperienza ha infatti dimostrato che nel caso della collaborazione si formano invariabilmente fra gli associati legami libidici che prolungano e fissano di la da ciò che è vantaggioso la relazione reciproca (…) se quindi nella massa compaiono limitazioni dell&#8217;egoismo narcisistico non operanti all&#8217;infuori di essa, ciò costituisce una prova persuasiva del fatto che l&#8217;essenza della formazione collettiva consta di legami libidici di tipo nuovo fra i membri della massa”.<br />Consideriamo quindi quali tipologie di legame libidico possono intervenire nella formazione collettiva.<br />“L&#8217;identificazione è per la psicoanalisi la prima manifestazione di un legame emotivo con un&#8217;altra persona. Svolge una sua funzione nella preistoria del complesso edipico. Il maschietto manifesta un interesse particolare per il proprio padre, vorrebbe divenire ed essere come lui, sostituirlo in tutto e per tutto (…) prende il padre come proprio ideale (…) Contemporaneamente il maschietto ha cominciato a sviluppare un vero e proprio investimento oggettuale della madre (…) egli manifesta allora due legami psicologicamente diversi, un investimento nettamente sessuale verso la madre, un&#8217; identificazione con il padre inteso come modello. Questi due legami (…) finiscono per incontrarsi e da tale loro confluire scaturisce il normale complesso edipico.<br />Tale forma primigenia di relazione oggettuale, che può apparire anche in maniera regressiva quando diventa il sostituto di un legame oggettuale libidico e quindi acquista carattere parziale, come quando ad esempio una bambina esprime il desiderio di sostituirsi alla madre (desiderio rimosso e colpevolizzante) acquisendone il medesimo carattere sintomatico o come quando un adolescente assume atteggiamenti evidentemente simili ad un altro individuo amato.<br />“C&#8217;è un terzo caso, particolarmente frequente e importante, di formazione del sintomo, quello in cui l&#8217;identificazione prescinde interamente dal rapporto oggettuale con la persona copiata, nei confronti della quale non è presente un investimento libidico e può sorgere in rapporto a qualsiasi aspetto posseduto in comune. “Siamo già in grado di scorgere che il legame reciproco tra gli individui componenti la massa ha la natura di tale identificazione dovuta a un importante aspetto affettivo posseduto in comune, e possiamo supporre che questa cosa in comune sia il tipo di legame istituito col capo.<br />Dall&#8217;identificazione, passando per l&#8217;imitazione si giunge alla immedesimazione, ossia all&#8217;intendimento del meccanismo mediante il quale ci è possibile prendere posizione nei confronti di un&#8217;altra vita psichica.<br />Tali questioni pongono come naturale conseguenza l&#8217;esistenza di un Io diviso, all&#8217;interno del quale si sviluppi una istanza suscettibile di separarsi dal resto dell&#8217;Io e di entrare in conflitto. L&#8217;abbiamo chiama ta ideale dell&#8217;io e le abbiamo attribuito come funzioni l&#8217;auto-osservazione, la coscienza morale, la censura onirica e l&#8217;influsso determinante nella rimozione. Essa è l&#8217;erede del narcisismo originario (…) essa fa proprie, a poco a poco, dagli influssi dell&#8217;ambiente, le richieste che questo pone all&#8217;Io e cui l&#8217;Io non sempre si dimostra pari: di modo che, qualora non possa essere soddisfatto del proprio Io in quanto tale, l&#8217;uomo possa trovare la propria soddisfazione nell&#8217;Io ideale differenziatosi dall&#8217;Io.</p>
<p>A questo proposito diviene centrale la definizione psicoanalitica di innamoramento, con le sue dinamiche di relazione esclusivistiche grazie alle quali avviene una sopravvalutazione sessuale, per cui l&#8217;oggetto amato sfugge entro certi limiti alla critica e tutte le sue qualità vengono apprezzate in modo particolarmente netto. Lo sforzo che falsa il giudizio qui è quello dell&#8217;idealizzazione (…) l&#8217;oggetto viene trattato alla stregua del proprio Io (…) una quantità notevole di libido narcisistica straripa sull&#8217;oggetto. In alcuni casi si avverte addirittura la sostituzione del proprio non soddisfacente ideale dell&#8217;Io con l&#8217;oggetto amato.<br />Nella complessa definizione delle differenze esistenti tra identificazione ed innamoramento possiamo intravedere un&#8217;altra alternativa che contiene in se l&#8217;essenza di questo stato di cose, quella tra collocare l&#8217;oggetto al posto dell&#8217;Io oppure collocarlo al posto dell&#8217;ideale dell&#8217;Io. Nel primo caso potremmo riferirci all&#8217;identificazione, nel secondo all&#8217;innamoramento o all&#8217;ipnosi, definita da Freud come formazione collettiva a due: l&#8217;ipnosi si distingue dalla formazione collettiva per questa limitazione di numero, e insieme si distingue dall&#8217;innamoramento per l&#8217;assenza di pulsioni sessuali dirette. Tali modalità relazionali, dette anche impulsi sessuali inibiti alla meta si contraddistinguono per la loro durevolezza, legata alla impossibilità di soddisfacimento completo della carica libidica investita. Ne consegue che la definizione di massa subordinata ad un capo, secondo Freud è un insieme di individui che hanno assunto a loro ideale dell&#8217;Io lo stesso oggetto e che pertanto si sono identificati gli uni agli altri nel loro Io.</p>
<p>Il ragionamento successivo si dirige verso il concetto di pulsione gregaria, riprendendolo da Trotter W. (Instincts in the Herd in peace and war, 1916) che deduce i fenomeni psichici riscontrabili nella massa da un istinto gregario che risulta innato. Biologicamente, tale gregarietà è un analogia e al tempo stesso una continuazione della pluricellularità; nel senso della teoria della libido, è un&#8217;ulteriore espressione della tendenza, di origine libidica, di tutti gli esseri viventi della stessa specie a riunirsi in unità via via più ampie. Freud aggiunge a queste considerazioni quelle relative al bisogno di assoggettamento ad un capo tipico di molte specie animali e soprattutto dell&#8217;uomo che, piuttosto che un animale che vive in gregge è un animale che vive in orda, un essere singolo appartenente ad un &#8216;orda guidata da un capo supremo.<br />In questo senso Freud si riallaccia al suo importante scritto del 1912, Totem e tabù, nel quale si propone di proseguire sulla strada delle ipotesi darwiniane di composizione originaria della società umana, quella di un orda sottoposta al dominio di un maschio forte, il quale dominava l&#8217;orda animalesca proibendo la soddisfazione sessuale dei suoi membri e detenendone l&#8217;esclusività, Tale obbligo all&#8217;astinenza permise lo sviluppo di relazioni basate su impulsi inibiti alla meta che diedero vita alla prima forma di psicologia collettiva che culminò nell&#8217;uccisione del padre e con la creazione della divinità, del totemismo e quindi della primigenia religione e articolazione sociale basata su regole intersoggettive. Secondo Freud la massa intesa come la stiamo trattando finora ci appare come una reincarnazione dell&#8217;orda originaria poiché le descrizioni fin qui fatte presentano gli aspetti della scomparsa delle personalità dingola cosciente, il predominio dell&#8217;affettività e delle tendenze inconsce: il carattere perturbante, costrittivo, della formazione collettiva, il quale è manifesto nei fenomeni di suggestione che la contraddistinguono, può venir con ragione ricondotto all&#8217;origine di questa nell&#8217;orda primordiale. Il capo della massa è ancora sempre il temuto padre primigenio, la massa vuole sempre venir dominata (…) ha sete di sottomissione (…) il padre primigenio è l&#8217;ideale della massa che domina l&#8217;Io invece dell&#8217;ideale dell&#8217;Io. (vedi pp. 133-134) quindi affermiamo con Freud che tutti i legami su cui poggia la massa sono del tipo delle pulsioni inibite alla meta, in effetti le tendenze sessuali dirette sono sfavorevoli alla formazione collettiva,&nbsp; a meno che non si considerino delle regressioni ad uno stadio primitivo delle relazioni sessuali, stadio nel quale l&#8217;innamoramento non svolgeva alcuna funzione e gli oggetti sessuali venivano considerati equivalenti come nel caso dell&#8217;orgia. Non a caso nelle grandi masse artificiali, chiesa ed esercito, non c&#8217;è posto per la donna in quanto oggetto sessuale, la relazione amorosa tra uomo e donna rimane estranea a tali organizzazioni. Le psiconevrosi entrano in relazione con tali suggestioni quando osserviamo il rapporto duplice che hanno le formazioni collettive, da un lato esse tendono alla disgregazione delle masse, in quanto tendono verso una generale asocialità e dall&#8217;altro possono scomparire temporaneamente quando l&#8217;individuo vive una esperienza gruppale emotivamente potente. La funzione terapeutica dell&#8217;esperienza di gruppo è prassi assodata in psicologia e nel senso comune e diviene particolarmente evidente, seppur si debba sospendere il giudizio sulla reale efficacia, nelle comunità a sfondo mistico (confronto con la visione reichiana del misticismo).</p>
<p>Il disagio della civiltà</p>
<p>“Il programma impostoci dal principio di piacere: diventar felici, non può essere adempiuto, ne attraverso la fede religiosa, la sublimazione intellettuale, la pratica del lavoro, il godimento estetico, l&#8217;eremitismo, l&#8217;utilizzo di sostanze inebrianti, l&#8217;amore sessuale sfrenato o monogamico. Se non in maniera puramente episodica. <br />La malattia psichica, la nevrosi, la psicosi divengono strumenti sostitutivi dolorosi ed inefficaci, la religione sminuisce il valore della vita presente per idealizzare quello della vita ultraterrena mediante la fissazione violenta a un infantilismo psichico e la partecipazione a un delirio collettivo.<br />Tre fonti da cui proviene la nostra sofferenza: la forza soverchiante della natura, la fragilità del nostro corpo e l&#8217;inadeguatezza delle istituzioni che regolano le reciproche relazioni degli uomini nella famiglia, nello Stato e nella società.<br />A ben vedere dobbiamo considerare il momento storico, immediatamente successivo al primo conflitto mondiale, caratterizzato dalla incapacità delle istituzioni nazionali ed internazionali di evitare una guerra sanguinosissima di cui l&#8217;Austria, patria di Freud, fu protagonista.<br />Sembrerebbe quindi che la civiltà stessa sia la fonte primaria della sofferenza umana e del mancato raggiungimento della felicità per l&#8217;essere umano, poiché tutto si svolge in essa, anche le risposte alle frustrazioni che da essa derivano sembrano, per l&#8217;uomo, proponibili e praticabili solo al suo interno.<br />Che cos&#8217;è la civiltà?&nbsp; La civiltà (Kultur) designa la somma delle realizzazioni e degli ordinamenti che differenziano la nostra vita da quella dei nostri progenitori animali e che servono a due scopi: a proteggere l&#8217;umanità contro la natura e a regolare le relazioni degli uomini fra loro.<br />Nel primo caso le argomentazioni riguardano la capacità dell&#8217;essere umano di intervenire nei confronti della conoscenza, del controllo, nella previsione dei fenomeni naturali che, attraverso lo sviluppo della meccanica e della tecnologia, appaiono progressivamente più sottoposti al dominio umano. <br />Nel secondo caso ci si riferisce al percorso di autoregolamentazione delle società umane derivato, secondo Freud, dalle prime norme di “diritto” associativo scaturite dalla necessaria confluenza di interessi dei fratelli, componenti dell&#8217;orda primordiale, a seguito della eliminazione del padre tirannico e la conseguente nascita dei tabù, prime ingiunzioni restrittive necessarie a definire la regolamentazione della convivenza, che diede vita alle esperienze matriarcali poi degenerate nella re-instaurazione della logica autoritaria patriarcale. Quindi la vita in comune degli uomini ebbe un duplice fondamento: la coercizione al lavoro, creata dalla necessità (ananke) e la potenza dell&#8217;amore (eros), che nel maschio provocò il desiderio di non essere privato dell&#8217;oggetto sessuale, cioè della femmina, e nella femmina quello di non essere privata della parte da lei separatasi, cioè del figlio. Eros e Ananke sono divenuti del pari i progenitori della civiltà umana. La prima conseguenza fu che ora un numero anche abbastanza grande di uomini poté restare unito in comunità.<br />L&#8217;amore che fondò la famiglia continua ad operare nella civiltà nella sua forma originaria, nella quale non rinuncia al soddisfacimento sessuale diretto, e nella forma modificata, come tenerezza inibita alla meta. In ambedue le forme adempie alla sua funzione di legare l&#8217;uno all&#8217;altro un numero considerevole di persone, più intensamente di quel che può fare l&#8217;interesse del lavoro in comune.<br />Ma la correlazione tra amore e civiltà cessa, nel corso dell&#8217;evoluzione, di essere univoca. Da un lato, l&#8217;amore oppone agli interessi della civiltà, dall&#8217;altro, la civiltà minaccia l&#8217;amore con gravi restrizioni. Nel primo caso si manifesta come una opposizione tra la famiglia e la comunità più ampia a cui il singolo appartiene, nei confronti dei giovani che intendono allontanarsi dalle restrizioni familiari, e nei confronti delle donne che vedono la loro vita sessuale ristretta dalle esigenze di investimento oggettuale degli uomini nel campo&nbsp; del lavoro e, nel secondo, dai meccanismi repressivi che nei confronti della urgenza delle pulsioni sessuali la civiltà impone ai bambini prima e agli adulti poi nell&#8217;obbligo morale ad una conduzione monogamica della vita sessuale, rivolta esclusivamente ad individui del sesso opposto, adducendo come perversioni i soddisfacimenti extragenitali. Ma la società incivilita si è vista costretta a passare sotto silenzio molte trasgressioni che secondo i suoi canoni avrebbe dovuto punire (…) la vita sessuale dell&#8217;uomo civile è in effetti seriamente danneggiata, nella vita dell&#8217;uomo civile contemporaneo non c&#8217;è più posto per l&#8217;amore semplice, naturale di due esseri umani poiché al di la del raggiungimento del naturale piacere sessuale che si contrae tra due persone la civiltà necessita di energia libidica necessaria alla costruzione di legami tra i membri della comunità, la cosiddetta inibizione alla meta, ed obbliga una restrizione della vita sessuale.<br />Tutto ciò parrebbe definire un contesto pulsionale nel quale l&#8217;elemento amoroso, di investimento libidico, mantiene una sua esclusività ma, in relazione alle questioni etiche della contrapposizione tra bene e male, nelle quali la civiltà ha un ruolo decisorio fondamentale, Freud afferma che l&#8217;uomo non è una creatura mansueta, bisognosa d&#8217;amore, capace, al massimo, di difendersi se viene attaccata; ma che occorre attribuire al suo corredo pulsionale anche una buona dose di aggressività. Ne segue che egli vede nel prossimo non soltanto un eventuale aiuto e oggetto sessuale, ma anche un invito a sfogare la propria aggressività, a sfruttarne la forza lavorativa senza ricompensarlo, ad abusarne sessualmente senza il suo consenso, a sostituirsi a lui nel possesso dei beni, ad umiliarlo, a farlo soffrire, a torturarlo e a ucciderlo. Homo homini lupus. A questo punto Freud riconosce alla causa comunista della abolizione della proprietà privata, dell&#8217;abolizione della famiglia autoritaria, l&#8217;eventuale funzione di togliere armi al meccanismo aggressivo ma, ritenendo questo una pulsione primaria, ne evidenzia la futura inefficacia. Inoltre, accennando ai meccanismi gruppali di definizione di comunità distinte, sciorina una delle sue affermazioni di sapore sociologico più affascinanti: é sempre possibile riunire un numero anche rilevante di persone che si amino l&#8217;uno l&#8217;altro fin tanto che ne restino altri per le manifestazioni di aggressività. Vedremo poi come Reich contesterà fortemente, riformandole sostanzialmente, queste pessimistiche conclusioni. Ma la civiltà, con le sue regole e i suoi statuti e le sue costituzioni impone sacrifici tanto grandi non solo alla sessualità ma anche alla aggressività dell&#8217;uomo (…) di fatto l&#8217;uomo primordiale stava meglio, poiché ignorava qualsiasi restrizione pulsionale, in compenso la sua sicurezza di godere a lungo di tale felicità era molto esigua. L&#8217;uomo civile ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un po&#8217; di sicurezza. Egli giunge anche ad affermare che forse ci abitueremo anche all&#8217;idea che ci sono difficoltà inerenti alla essenza stessa della civiltà e che non cederanno di fronte ad alcun tentativo di riforma poiché ci sovrasta il pericolo d&#8217;una condizione che potremmo definire la miseria psicologica della massa, particolarmente presente laddove i legami tra gli uomini si basano su meccanismi identificativi sottomessi all&#8217;autorità di capi inadatti a tale ruolo. Si evincono numerosi spunti che verranno ripresi e traslati fortemente da Reich ma appare emergere una tendenza autoritario-conservatrice che fu poi rilevata da alcuni critici freudiani, soprattutto da sinistra.</p>
<p>Ora, data per Freud, l&#8217;indiscussa esistenza di una pulsione di morte, avente tendenza autodistruttiva, anch&#8217;essa caratterizzabile in senso narcisistico, va indagato attraverso quali mezzi usa la civiltà per frenare la spinta aggressiva che le si oppone, per renderla innocua, per abolirla? (…) L&#8217;aggressività viene introiettata, interiorizzata, propriamente viene rimandata la donde è venuta, ossia è volta contro il proprio io. Qui&nbsp; viene assunta da una parte dell&#8217;Io, che si contrappone come Super-Io al rimanente, ed ora come coscienza è pronta a dimostrare contro l&#8217;Io la stessa inesorabile aggressività che l&#8217;Io avrebbe volentieri soddisfatto contro altri individui estranei. Chiamiamo senso di colpa la tensione tra il rigido Super-Io e l&#8217;Io ad esso soggetto; tale senso si manifesta come bisogno di punizione. La civiltà domina dunque io pericoloso desiderio di aggressione dell&#8217;individuo infiacchendolo, disarmandolo e facendolo sorvegliare da una istanza nel suo interno ma, in assenza della possibilità che la distinzione tra bene e male possa sussistere originariamente nella struttura umana, il male spesso non è quel che danneggia o mette in pericolo l&#8217;Io, anzi può essere anche qualcosa che l&#8217;Io desidera (…) qui agisce dunque un influsso estraneo, il quale decide cosa debba chiamarsi bene o male (…) è facile scoprirlo nella debolezza dell&#8217;uomo e nella sua dipendenza dagli altri; può essere indicato meglio come paura di perdere l&#8217;amore (…) pertanto il male è originariamente tutto ciò a causa di cui si è minacciati della perdita d&#8217;amore (…) perciò conta poco se si è già fatto il male&nbsp; se soltanto si intenda farlo; in entrambi i casi il pericolo si presenta solo se l&#8217;autorità lo scopre (…) questo stato d&#8217;animo si chiama cattiva coscienza e a questo stadio il senso di colpa è chiaramente solo paura della perdita d&#8217;amore, angoscia sociale. Quando, in relazione al incivilimento, il Super-Io diviene istanza strutturata vengono anche a cessare sia la paura di venir scoperti, sia la differenza tra fare e volere il male, perchè niente può rimaner nascosto dinanzi al Super-Io, neppure i pensieri. Perciò, nel passaggio tra fanciullezza e adultità, quindi nella instaurazione della istanza super egoica, il sentimento di colpa può avere due origini: una dal timore che suscita l&#8217;autorità (genitoriale), e una successiva dal timore che suscita il Super-Io. La prima obbliga a rinunciare al soddisfacimento pulsionale, la seconda, oltre a ciò e poiché è impossibile nascondere al Super-Io che i desideri proibiti continuano, preme per la punizione.<br />A questo punto, non possiamo prescindere dall&#8217;ipotesi che il senso di colpa dell&#8217;umanità abbia origine dal complesso edipico e venisse acquisito con l&#8217;uccisione del padre da parte dei fratello alleati. In quell&#8217;occasione una aggressione non fu repressa ma effettuata, la medesima aggressione che, repressa nel bambino, è destinata ad essere la fonte del senso di colpa (…) ma se l&#8217;umano senso di colpa risale davvero all&#8217;uccisione del padre primordiale, esso fu un caso di rimorso (…) quel rimorso fu il risultato dell&#8217;ambivalenza emotiva primigenia verso il padre: i figli lo odiavano ma anche l&#8217;amavano; dopo che l&#8217;odio fu soddisfatto con l&#8217;aggressione, l&#8217;amore prevalse nel rimorso per l&#8217;atto, elevò il Super-Io mediante l&#8217;identificazione col padre, gli diede il potere paterno quasi a punire l&#8217;atto d&#8217;aggressione perpetrato contro lui, instaurò le restrizioni che dovevano prevenire il ripetersi del fatto.<br />A questo punto del ragionamento, afferma Freud, non è questione realmente decisiva se abbiamo ucciso il padre o se ci siamo astenuti dal farlo, in entrambi i casi dobbiamo sentirci colpevoli perchè il senso di colpa è l&#8217;espressione del conflitto ambivalente, dell&#8217;eterna lotta tra l&#8217;Eros e la pulsione distruttiva o di morte (…) finché l&#8217;unica forma di comunità è quella della famiglia, il conflitto si esprime per forza nel complesso edipico, insedia la coscienza e crea il primo senso di colpa. E qui si lega l&#8217;amara conclusione freudiana che sostiene che dato che la civiltà obbedisce a una spinta erotica interna che le ordina di unire gli uomini in una massa collegata intimamente, essa può raggiungere tale meta solo per la via di un sempre crescente rafforzamento del senso di colpa.<br />Tale meccanismo di costruzione del senso di colpa e del bisogno di punizione però non riguardano solo i casi coscienti di rimorso, bensì appaiono nettamente negli episodi nevrotici, dove i desideri aggressivi o inaccettabili vengono sottoposti a rimozione: se una tendenza pulsionale soggiace alla rimozione, le sue parti libidiche si trasformano in sintomi, le sue componenti aggressive in senso di colpa.<br />Questo percorso della psicologia individuale, così strettamente interconnesso con il processo d incivilimento prevede l&#8217;esistenza, in termini del tutto simili, di un Super-Io civile, derivato anch&#8217;esso dalla tensione tra le pulsioni vitali e quelle distruttive insite nella natura umana, che si tradurrebbe in forma di Etica civile dinamica, spesso contradditotria, come quella individuale come ad esempio alcuni precetti moralistici della religione cattolica quali “ama il prossimo tuo come te stesso”, pulsionalmente impercorribili<br />Ma l&#8217;elemento più stimolante, alla luce della psicologia sociale e istituzionale che si svilupperanno da tali notevoli intuizioni freudiane è contenuta nella parte finale del saggio quando Freud si chiede se l&#8217;evoluzione della civiltà è tanto simile a quella dell&#8217;individuo e se usa gli stessi mezzi, non saremmo giustificati nel fornire le diagnosi che alcune civiltà, o epoche civili, forse l&#8217;intero genere umano, sono divenuti “nevrotici” per effetto del loro sforzo di civiltà? (…) bisognerebbe andar molto cauti, non dimenticare che in fin dei conti si tratta solo di analogie, e che è pericoloso, non solo con gli uomini ma anche coi concetti, strapparli dalla sfera in cui sono sorti e si sono evoluti. La diagnosi di nevrosi collettive s&#8217;imbatte poi in una difficoltà particolare. Nella nevrosi individuale, il contrasto che il malato fa sullo sfondo del suo ambiente considerato come “normale” ci offe un immediato punto di riferimento. Un simile sfondo viene a mancare in una massa tutta egualmente ammalata e dovrebbe essere cercato altrove. Quanto poi all&#8217;applicazione terapeutica della comprensione raggiunta, a che cosa gioverebbe la più acuta analisi delle nevrosi sociali, visto che nessuno possiede l&#8217;autorità di imporre alla massa la terapia?<br />Wilhelm Reich intende proseguire, conflittualmente, esattamente accettando queste ultime sfide poste dal padre della psicoanalisi.</p>
<p> 2. Osservazioni su “Psicologia di massa del fascismo” di W. Reich (1933) – terza edizione con &nbsp;<br /> prefazione di Reich del 1942</p>
<p>L&#8217;opera “Analisi del carattere” (1933), l&#8217;unica opera del ricercatore austriaco riconosciuta dalla psicoanalisi ortodossa (SPI) che lo espulse nel 1934, apre la prefazione all&#8217;edizione in questione dell&#8217;importante saggio reichiano con queste parole: Un vasto e coscienzioso lavoro terapeutico sul carattere umano mi ha dato la certezza che nel giudicare le reazioni umane ci troviamo di fronte a tre strati differenti della natura bio-psichica, Questi tre strati della struttura caratteriale sono sedimenti che funzionano in modo autonomo (…) nello strato superficiale del proprio essere l&#8217;uomo medio è moderato, cortese, caritatevole, conscio del proprio dovere, coscienzioso. Non esisterebbe una tragedia sociale dell&#8217;animale uomo se questo strato superficiale fosse direttamente collegato con il nucleo centrale. Purtroppo non è così: lo strato superficiale della cooperazione sociale non ha alcun contatto con il profondo nucleo biologico dell&#8217;uomo; esso viene sorretto da un secondo strato caratteriale intermedio, che si compone senza eccezioni di impulsi crudeli, sadici, sessualmente lascivi, rapaci ed invidiosi. Questo strato costituisce l&#8217;inconscio o il rimosso di Freud; in termini sessuo-economici, la somma di tutte le pulsioni secondarie. La bio-fisica orgonica riuscì a scoprire che l&#8217;inconscio di Freud, l&#8217;aspetto antisociale dell&#8217;uomo, non era altro che il risultato secondario della repressione di pulsioni biologiche primarie.<br />L&#8217;Orgonomia è la scienza che studia l&#8217;energia cosmica primordiale, pre-atomica, essa si differenzia da tutte le altre energie conosciute, che derivano dalla materia, elettrica, magnetica, nucleare. Queste deriverebbero dalla funzione dell&#8217;energia orgonica definita Superimposizione, unione di correnti energetiche da cui si genera la materia e quindi la vita. Una seconda funzione sarebbe quella della Pulsazione, immediatamente riscontrabile in numerosi organismi viventi, e la Convulsione Orgastica, grazie alla quale l&#8217;accumulo di energia in eccesso nell&#8217;organismo, ottenuta dalle funzioni vitali, concentrata nei genitali, ottiene funzione di scarica attraverso l&#8217;eccitazione sessuale soddisfatta nella raggiungimento dell&#8217;orgasmo, dando vita ad un naturale processo di riequilibrio psico-fisico-biologico.<br />Tale energia orgonica, secondo le ricerche effettuate da Reich e dai suoi collaboratori, tutti rigorosamente preparati sul piano tecnico-scientifico, sarebbe dimostrabile obiettivamente in vari modi, termicamente, elettroscopicamente, visivamente, con il contatore Geiger.Mueller. <br />Le branche principali della scienza orgonomica attraversano i settori della fisica, della biologia, della medicina e della sociologia.<br />Quest&#8217;ultimo campo di interesse è quello che caratterizza gli studi sulla psicologia di massa che tenteremo di affrontare.</p>
<p>“Se ci addentriamo oltre questo secondo strato di pervertimento fino al fondamento dell&#8217;animale uomo, scopriamo regolarmente il terzo strato (e più profondo) che chiamiamo nucleo biologico. In fondo, in questo nucleo, l&#8217;uomo è, in circostanze sociali favorevoli, un animale onesto, cooperativo,capace di amare o, se vi è motivo, di odiare razionalmente. In nessun caso è possibile penetrare la liberazione caratteriale dell&#8217;uomo attuale fino a questo profondissimo e tanto promettente strato senza aver prima eliminato la falsa educazione apparentemente sociale. Quando cade la maschera dell&#8217;educazione, non appare immediatamente la socialità naturale, ma soltanto lo strato caratteriale sadico-pervertito. Questa disgraziata strutturazione è responsabile del fatto che ogni impulso naturale, sociale o libidinoso, che esce dal nucleo biologico per tramutarsi in azione , debba passare attraverso lo strato delle pulsioni secondarie pervertite, subendo una deviazione in questa fase. Questa deviazione trasforma il carattere originariamente sociale degli impulsi naturali in pervertimento e costringe ad imporre un freno a qualsiasi autentica espressione vitale. Trasponiamo la nostra struttura umana nel campo sociale e politico. Non è difficile vedere che i diversi raggruppamenti politici ed ideologici della società umana corrispondono ai diversi strati della struttura caratteriale. Ovviamente non cadiamo nell&#8217;errore della filosofia idealistica secondo cui la struttura umana è sempre esistita sotto questa forma e continuerà ad essere invariabile per l&#8217;eternità. Dopo che circostanze e mutamenti sociali hanno trasformato le esigenze biologiche originarie dell&#8217;uomo in struttura caratteriale, la struttura caratteriale riproduce sotto forma di ideologie la struttura sociale della società.<br />Da quando la primitiva organizzazione democratico-lavorativa è definitivamente tramontata, il nucleo biologico non ha più trovato un&#8217;espressione sul piano sociale. Ciò che è naturale ed elevato nell&#8217;uomo, ciò che lo lega al suo cosmo, ha trovato soltanto nell&#8217;arte, soprattutto nella musica e nella pittura un&#8217;autentica espressione, ma è fruibile solo ad una comunità ristretta, non può modificare la comunità di tutti gli uomini.<br />Negli ideali etici del liberalismo si possono riconoscere i tratti dello strato caratteriale superficiale, caratterizzato dall&#8217;autocontrollo e dalla tolleranza, in quanto egli deplora il pervertimento caratteriale umano con norme etiche, ma non ha nulla a che fare con la naturale socialità, come le catastrofi del XX secolo ci insegnano, in quanto non ha impedito l&#8217;emergere delle più bieche espressioni del pervertimento umano.<br />Tutto ciò che è veramente rivoluzionario, arte e scienza, nasce dal nucleo biologico, ma anche questa potenzialità è stata evidentemente finora incapace di attuarsi nelle masse umane.<br />Le cose stanno diversamente per quanto riguarda il fascismo. Sostanzialmente il fascismo non rappresenta né lo strato superficiale né quello più profondo, ma il secondo strato caratteriale intermedio delle pulsioni secondarie (…) le mie esperienze mediche fatte con molte persone appartenenti ai più disparati strati sociali , razze, nazioni, religioni, mi avevano insegnato che il fascismo non è altro che l&#8217;espressione politicamente organizzata della struttura caratteriale umana media, di una struttura che non è vincolata ne a determinate razze o nazioni ne a determinati partiri, ma che è generale e internazionale. Secondo il significato caratteriale il fascismo è l&#8217;atteggiamento emotivo fondamentale dell&#8217;uomo autoritariamente represso dalla civiltà delle macchine e dalla sua concezione meccanicistico-mistica della vita. Il carattere meccanicistico-mistico degli uomini del nostro tempo crea il fascismo e non viceversa. Non si tratta della dittatura di una piccola cricca reazionaria, come spessissimo si è valutato e si valuta tutt&#8217;oggi. Il fascismo come movimento politico si differenzia da altri partiti reazionari per il fatto che viene sostenuto e diffuso dalle masse umane (…) non è,come si crede generalmente, un movimento puramente reazionario, ma costituisce un amalgama tra emozioni ribelli e idee sociali reazionarie (…) non vi è dubbio che esso può fare la sua comparsa ammantato di sentimenti rivoluzionari, ma non si chiamerà rivoluzionario quel medico che combatte con sfrenate imprecazioni una malattia, ma al contrario quello che con calma, coraggiosamente e coscienziosamente, cerca e combatte la causa della malattia. La ribellione fascista nasce sempre laddove una emozione rivoluzionaria viene trasformata in illusione per paura della verità. Il fascismo, nella sua forma più pura, è la somma di tutte le reazioni irrazionali del carattere umano medio. Il sociologo ottuso (…) considera la teoria fascista della razza soltanto un interesse imperialistico (…) un pregiudizio (…) l&#8217;intensità e la vasta diffusione di questi pregiudizi razziali sono la prova che essi affondano le radici nella parte irrazionale del carattere umano. La teoria della razza non è una creazione del fascismo. Al contrario: il fascismo è una creazione dell&#8217;odio razziale e la sua espressione politicamente organizzata. Di conseguenza esiste un fascismo tedesco, italiano, spagnolo, anglosassone, ebreo ed arabo. L&#8217;ideologia razziale è una tipica espressione caratteriale biopatica dell&#8217;uomo orgasticamente impotente.<br />Si definisce biopatia ogni processo patologico derivante da un disturbo della naturale pulsazione biologica e che, invariabilmente, porta alla stasi energetica. Avremo biopatie psichiche, nevrosi e psicosi, e somatiche, ansia, ipertensione, allergie, malattie degenerative, diabete, malattie endocrine, cancro, ecc.<br />Il carattere sadico-pervertito dell&#8217;ideologia razziale tradisce la sua natura anche nel suo atteggiamento di fronte alla religione. Si dice che il fascismo sarebbe un ritorno al paganesimo e il nemico mortale della religione. Ben lungi da ciò, il fascismo appoggia quella religiosità che nasce dal pervertimento sessuale, e trasforma il carattere masochista della religione della sofferenza dell&#8217;antico patriarcato in una religione sadica. Di conseguenza traspone la religione dall&#8217;aldilà della filosofia della sofferenza nell&#8217;aldiquà dell&#8217;omicidio sadico. La mentalità fascista è la mentalità dell&#8217;uomo della strada mediocre soggiogato, smanio di sottomettersi ad un&#8217;autorità e allo stesso tempo ribelle. Non è casuale che tutti i dittatori fascisti escano dalla sfera sociale del piccolo uomo della strada reazionario (quando non sono generali dell&#8217;esercito assurti al potere per mezzo di colpi di stato ndr). Il grande industriale e il militarista feudale approfittano di questa circostanza sociale per i propri scopi (…) la civiltà meccanicistica ed autoritaria raccoglie, sotto forma di fascismo, solo dal piccolo borghese represso ciò che da secoli ha seminato, come mistica mentalità del caporale di giornata e&nbsp; come automatismo fra le masse degli uomini mediocri e repressi. Questo piccolo borghese ha copiato fin troppo bene il comportamento del grande e lo riproduce in modo deformato e ingigantito. Il fascista è il sergente del gigantesco esercito della nostra civiltà profondamente malata e altamente industrializzata.<br />Nella sua feroce critica al liberalismo, principio politico reggente le nazioni divenute culle del fascismo organizzato&nbsp; aggiunge:&nbsp; Nella ribellione delle masse di animali umani maltrattati contro le insignificanti cortesie del falso liberalismo apparve lo strato caratteriale&nbsp; delle pulsioni secondarie. Non è possibile rendere inoffensivo l&#8217;energumeno fascista (…) se non lo si rintraccia nel proprio essere; se non si combattono le istituzioni sociali che lo covano ogni giorno. Si può battere il fascismo solo se lo si affronta obbiettivamente e praticamente, con una approfondita conoscenza dei processi vitali. Nessuno è capace di imitarlo in fatto di manovre politiche, abilità nel destreggiarsi nei rapporti diplomatici, e organizzazione delle parate. Ma non sa rispondere a questioni vitali pratiche(&#8230;) quando un carattere fascista di qualsiasi colorazione si mette a predicare l&#8217;onore della nazione (anziché l&#8217;onore dell&#8217;umanità) o la salvezza della sacra famiglia e della razza (anziché la comunità dell&#8217;umanità che lavora); quando monta la superbia e quando dalla sua bocca escono slogans, allora gli si chieda pubblicamente, e con la massima calma e semplicità: che cosa fai per dar da mangiare alla nazione senza assassinare altre nazioni? Che cosa fai come medico contro le malattie croniche, che cosa fai come educatore per favorire la gioia di vivere dei bambini, che cosa fai come economista contro la miseria, che cosa fai come assistente sociale contro il logoramento delle madri con tanti figli, che cosa fai come costruttore per sviluppare l&#8217;igiene delle abitazioni? Ora, cerca di non parlare a vanvera e cerca di dare una risposta concreta e pratica, altrimenti tieni il becco chiuso!<br />Da ciò consegue che il fascismo internazionale non potrà mai essere battuto con manovre politiche. Soccomberà alla naturale organizzazione del lavoro, dell&#8217;amore e del sapere su scala internazionale.</p>
<p>Il percorso di Reich, nella divulgazione delle sue idee e ricerche fu ostacolato da molti lati, dalla maggioranza degli psicoanalisti, dal partito comunista tedesco, al quale aderì e partecipò con grande entusiasmo attivando numerose campagne di informazione e prevenzione, come la Lega nazionale per la politica sessuale proletaria (SexPol), dagli apparati burocratico-scientifici dell&#8217;Urss, naturalmente dalla Germania nazista, dai governi danesi e svedesi e, infine, dalla Food and Drug administration e dalla FBI americane, fino alla sua morte avvenuta in carcere dopo che molti dei suoi macchinari di ricerca e dei suoi scritti furono sequestrati.<br />Il suo impegno nel campo assolutamente minoritario della sessuologia scientifica si connesse spontaneamente con il pensiero freudiano e l&#8217;atmosfera rivoluzionaria degli anni 20 in Austria e Germania lo avvicinò alle formazioni politiche della sinistra socialista e comunista. Ma l&#8217;autonomia di pensiero e una forte idiosincrasia per il compromesso caratterizzarono la sua personalità fino alla fine, ad un costo considerevole.<br />Scrive ancora Reich: intorno al 1930 non avevo alcuna idea dei rapporti naturali democratico-lavorativi (…) a quell&#8217;epoca lavoravo in organizzazioni culturali liberali, socialiste e comuniste ed ero costretto, normalmente, ad impiegare i concetti marxisti-sociologici durante le mie spiegazioni sessuo-economiche (…) e non riuscivo a capire per quale motivo i membri del partito combattessero con estrema violenza gli effetti sociali del mio lavoro medico proprio quando masse di impiegati, operai dell&#8217;industria, piccoli commercianti, studenti, affollavano le organizzazioni orientate sessuo-economicamente, ansiose di conoscere il funzionamento dei processi vitali.<br />Il termine sessuo-economia si riferisce al criterio di regolazione dell&#8217;energia biologica, o , ciò che è lo stesso, dell&#8217;economia delle energie sessuali dell&#8217;individuo. Sessuo-economia significa in modo in cui un individuo impiega la propria energia biologica; quanta se ne ingorga e quanta ne scarica orgasticamente. I fattori che influenzano questo tipo di reolazione sono di carattere sociologico, psicologico e biologico. La scienza della sessuo-economia consiste in quell&#8217;insieme di cognizioni che furono dedotte dallo studio di questi fattori. Questo termine fu applicabile all&#8217;opera di Reich a partire dal momento in cui rifiutò la filosofia culturale di Freud, rifiutando l&#8217;originarietà della pulsione di morte e la centralità conservatoristica del principio di realtà, fino alla scoperta dell&#8217;orgone, quando fu sostituita dall&#8217;orgonomia, la scienza della energia vitale.</p>
<p>La sociologia sessuo-economica nacque dallo sforzo di conciliare la psicologia del profondo di Freud con la teoria economica di Marx (…) e risolve la contraddizione che fece dimenticare alla psicoanalisi il fattore sociale e al marxismo l&#8217;origine animalesca dell&#8217;uomo (…) oggi non sono più i partiti comunisti o socialisti, ma in contrasto con essi, molti gruppi apolitici e strati sociali di ogni sfumatura politica che sono sempre più orientati (…) verso un ordinamento sociale sostanzialmente nuovo (devo ammettere di non sapere a quali movimenti alluda Reich ma la somiglianza con il presente è spiccata, soprattutto se pensiamo che l&#8217;analisi reichiana della emersione del fascismo europeo parte dalle conseguenze della grande depressione economica del 1929-1933) e i bisnipoti dei proletari del XIX secolo sono diventati lavoratori dell&#8217;industria, specializzati, altamente qualificati sul piano tecnico, indispensabili, responsabili e professionalmente consapevoli. La parola coscienza di classe viene sostituita con la parola coscienza professionale o responsabilità sociale. Nel marxismo del XIX secolo la coscienza di classe era limitata ai lavoratori manuali. Ma gli altri lavoratori che svolgono un&#8217;attività vitale indispensabile senza la quale la società non potrebbe funzionare venivano contrapposti come intellettuali e piccoli borghesi al proletariato dei lavoratori manuali. Questa contrapposizione schematica e oggi inesatta ha contribuito alla vittoria del fascismo in Germania (…) il lavoro vitalmente necessario, il lavoratore, sono concetti che comprendono tutti i lavoratori che svolgono un lavoro socialmente necessario alla vita. Quindi non solo i lavoratori dell&#8217;industria, ma anche i medici, gli educatori, i tecnici, i ricercatori di laboratorio, gli scrittori, gli amministratori delle società, gli agricoltori, gli scienziati. Da qui nasce un abisso che ha contribuito non poco alla frantumazione della società umana lavoratrice e quindi alla vittoria del fascismo, sia nero che rosso.<br />La sociologia marxista contrapponeva per ignoranza della psicologia di massa il borghese al proletario (…) la struttura caratteriale non si limita al capitalista, ma impregna i lavoratori di tutte le professioni. Vi sono capitalisti liberali e lavoratori reazionari. Non esistono confini caratteriali di classe.<br />Da queste affermazioni, biologicamente fondate sulla teoria orgonica e sulle sue numerose applicazioni e ricerche scientifiche, prosegue il discorso reichiano che affronta analiticamente le questioni inerenti le cause della diffusione di NEVROSI DI MASSA o PESTE PSICHICA:<br />1. L&#8217;ideologia come forza materiale: perchè i diseredati agiscono contro se stessi?;<br />2. L&#8217;autoritarismo come modello familiare preparatorio all&#8217;assoggettamento ad un capo;<br />3. la funzione della teoria della superiorità razziale in ottica misticheggiante di rifiuto della sessualità naturale;<br />4. la spinta reazionaria e antisessuale della influenza della chiesa, la sua ambiguità anticapitalistica e la sua natura irrazionale dogmatica dove l&#8217;estasi spirituale soddisfa parzialmente la spinta sessuale; <br />5. l&#8217;autogoverno e l&#8217;estinzione dello stato,il superamento della illibertà della massa che necessita sempre di assoggettarsi ad un capo; <br />6. democrazia del lavoro vitalmente necessario, legato al piacere, alla responsabilità, alla interdipendenza tra i lavoratori, stimolo delle funzioni razionali dell&#8217;esistenza, già presenti nella natura umana;<br />7. restituzione del significato autentico della parola libertà, intesa come liberazione di ciò che è vivo, contro il meccanicismo coercitivo che ci allontana dalla natura, attraverso il pensiero funzionale, che prevede che la conoscenza passi attraverso una costante analisi critica, volta alla riformulazione continua delle informazioni raccolte e dei concetti sviluppati, in costante rapporto dialettico con l&#8217;esperienza;<br />8. il rapporto tra lavoro e politica, l&#8217;inconciliabilità tra questi due elementi;</p>
<p>Opere<br />In Italiano:<br />Passioni di gioventù: un&#8217;autobiografia 1897-1922 (1919-1925) (tr. Barbara Bergonzi, SugarCo, Milano 1990)<br />Conflitti libidici e fantasie deliranti: il «Peer Gynt» di Ibsen (1920) (tr. Ettore Zelioli, SugarCo, Milano 1975 ISBN 88-7198-299-1)<br />Il coito e i sessi (1922) (tr. Ettore Zelioli, SugarCo, Milano 1981 ISBN 88-7198-300-9)<br />Scritti giovanili volume I (1920-1925) (tr. Ettore Zelioli, SugarCo, Milano 1977 ISBN 88-7198-296-7)<br />Scritti giovanili volume II (1920-1925) (tr. Ettore Zelioli, SugarCo, Milano 1977 ISBN 88-7198-297-5)<br />Il carattere pulsionale (1925) (tr. Ettore Zelioli, SugarCo, Milano 1982 ISBN 88-7198-302-5)<br />Il tic come equivalente della masturbazione (1925) (tr. SugarCo, Milano 1981 ISBN 88-7198-301-7)<br />Genitalità (o scritti giovanili vol. n. III) (tr. Giovanna Agabio, SugarCo, Milano 1980 ISBN 88-7198-167-7)<br />Analisi del carattere (1933) (tr. Furio Belfiore e Anneliese Wolf, SugarCo, Milano 1973 ISBN 88-7198-209-6)<br />Psicologia di massa del fascismo (1933) (tr. Furio Belfiore e Anneliese Wolf, SugarCo, Milano 1971; Mondadori, Milano 1974 ISBN 88-06-16376-0 ISBN 88-7198-148-0)<br />La rivoluzione sessuale (1930-1934) (tr. Vittorio Di Giuro, Feltrinelli, Milano 1963; tr. Enrica Albites-Coen e Roberto Massari, Emme emme, Roma 1992 ISBN 88-07-80440-9 ISBN 888537835)<br />L&#8217;irruzione della morale sessuale coercitiva (1934-1935) (tr. Maria Luraschi, SugarCo, Milano 1972 ISBN 88-7198-228-2)<br />Sessualità e angoscia: un&#8217;indagine bioelettrica (1935-1936) (tr. SugarCo, Milano 1983 ISBN 88-7198-213-4)<br />Esperimenti bionici sull&#8217;origine della vita (1936) (tr. Giovanna Agabio, SugarCo, Milano 1981 ISBN 88-7198-176-6)<br />La scoperta dell&#8217;orgone, volume n. I &#8211; La funzione dell&#8217;orgasmo (1942) (tr. Furio Belfiore, SugarCo, Milano 1975 ISBN 88-515-2222-7)<br />La scoperta dell&#8217;orgone, volume n. II &#8211; La biopatia del cancro (1948) (tr. Adriano Caiani, SugarCo, Milano 1976 ISBN 88-7198-317-3)<br />Ascolta, piccolo uomo (1948) (tr. Maria Luraschi, SugarCo, Milano 1973 ISBN 88-7198-298-3)<br />Etere, Dio e diavolo (1949) (tr. Maria Luraschi e Maria Agrati, SugarCo, Milano 1974 ISBN 88-7198-287-8)<br />Bambini del futuro: sulla prevenzione delle patologie sessuali (1950) (tr. Annelise Wolf e Sibilla Belfiore, SugarCo, Milano 1987 ISBN 88-7198-286-X)<br />L&#8217;assassinio di Cristo: la peste emozionale dell&#8217;umanità (1951) (tr. Marco Amante, SugarCo, Milano 1972 ISBN 88-7198-107-3)<br />Superimposizione cosmica (1951) (tr. Maria Gallone e Maria Luraschi, SugarCo, Milano 1975 ISBN 88-7198-219-3)<br />Reich parla di Freud (1952) (a cura di Mary Higgins e Chester M. Raphael, tr. Furio Belfiore e Anneliese Wolf, SugarCo, Milano 1970 ISBN 88-7198-194-4)<br />Individuo e Stato (1953) (tr. Alberto Tessore e Silvana Ziviani, SugarCo, Milano 1978 ISBN 88-7198-232-0)<br />La teoria dell&#8217;orgasmo e altri scritti (tr. Luigi De Marchi e Mary Boyd Higgins, Lerici, Milano 1961; tr. Furio Belfiore, SugarCo, Milano 1969)<br />La lotta sessuale dei giovani (tr. Nicola Paoli, Samonà e Savelli, Roma 1972)<br />In tedesco:<br />Der triebhafte Charakter&nbsp;: eine psychoanalytische Studie zur Pathologie des Ich, 1925<br />Die Funktion des Orgasmus&nbsp;: zur Psychopathologie und zur Soziologie des Geschlechtslebens, 1927<br />Ueber den Oedipuskomplex&nbsp;: drei psychoanalytische Studien with Felix Boehm and Otto Fenichel, 1931<br />Character analysis or in the original: Charakteranalyse&nbsp;: Technik und Grundlagen für studierende und praktizierende Analytiker, 1933<br />Massenpsychologie des Faschismus, 1933, original German edition, banned by the Nazis and the Communists.<br />The Mass Psychology of Fascism, 1946 revised and enlarged U.S. edition<br />Die Sexualitaet im Kulturkampf, 1936 U.S. edition 1945 The Sexual Revolution<br />Dialektischer Materialismus und Psychoanalyse, 1929<br />Der Einbruch der Sexualmoral, 1932<br />Die Sexualitaet im Kulturkampf, 1936<br />Die Bione, 1938<br />In inglese<br />American Odyssey: Letters and Journals 1940-1947<br />Beyond Psychology: Letters and Journals 1934-1939<br />The Bioelectrical Investigation of Sexuality and Anxiety<br />The Bion Experiments: On the Origins of Life<br />Function of the Orgasm (Discovery of the Orgone, Vol.1)<br />The Cancer Biopathy (Discovery of the Orgone, Vol.2)<br />Character Analysis &#8211; Analisi del carattere (1933)<br />Children of the Future: On the Prevention of Sexual Pathology<br />The Oranur Experiment, First Report (1947-1951)<br />Contact With Space: Oranur Second Report, 1951-56, Core Pilot Press, 1957<br />Cosmic Superimposition: Man&#8217;s Orgonotic Roots in Nature<br />Early Writings<br />Ether, God and Devil (1951)<br />Genitality in the Theory and Therapy of Neuroses<br />The Invasion of Compulsory Sex-Morality &#8211; &#8216;L’irruzione della morale sessuale coercitiva (1932)<br />Listen, Little Man! &#8211; La lotta sessuale dei giovani (1932)<br />Mass Psychology of Fascism &#8211; La psicologia di massa del fascismo (1933)<br />The Murder of Christ (Emotional Plague of Mankind, Vol.2)<br />The Oranur Experiment<br />The Orgone Energy Accumulator, Its Scientific and Medical Use<br />Passion of Youth: An Autobiography, 1897-1922<br />People in Trouble: Emotional Plague of Mankind, Vol.1)<br />Record of a Friendship: The Correspondence of Wilhelm Reich and A.S. Neill (1936-1957)<br />Reich Speaks of Freud<br />Selected Writings: An Introduction to Orgonomy<br />The Sexual Revolution &#8211; La rivoluzione sessuale (1936)<br />Bibliografia<br />Albini, C. (1997) Creazione e castigo. La grande congiura contro W. Reich, Tre Editori, ISBN 978-88-86755-09-2<br />Dadoun, R. (2007) Cento fiori per Wilhelm Reich, Spirali, ISBN 978-88-7770-771-0<br />De Marchi, L.; Valenzi, V. (2007) Wilhelm Reich. Una fornidabile avventura scientifica ed umana, Macro Edizioni, ISBN 978-88-7507-859-1<br />Totton, N.; Edmondson, E. (2007) Nuovi sviluppi della terapia di Wilhelm Reich, Red, ISBN 978-88-7447-534-6<br />Zabini, A. (1996) W. Reich e il segreto dei dischi volanti, Tre Editori, ISBN 978-88-86755-02-3</p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://bleger.org/sinistra-freudiana-fiume-carsico-che-parte-europa-scorre-argentina-giunge-in-italia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Seminario di Osvaldo Saidon &#8220;Gruppi autogestiti nella clinica&#8221;</title>
		<link>https://bleger.org/seminario-di-osvaldo-saidon-qgruppi-autogestiti-nella-clinicaq/</link>
		<comments>https://bleger.org/seminario-di-osvaldo-saidon-qgruppi-autogestiti-nella-clinicaq/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 Sep 2012 21:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Seminari e convegni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/?p=62</guid>
		<description><![CDATA[La scuola di prevenzione José Bleger riaprirà le sessioni di studio 2012 &#8211; 2013 con un seminario di Osvaldo Saidon su &#8220;Gruppi autogestiti nella clinica&#8221;. Il seminario si svolgerà presso l&#8217;Hotel Imperial Beach in Via Toscanelli 19 a Rimini dalle &#8230; <a href="https://bleger.org/seminario-di-osvaldo-saidon-qgruppi-autogestiti-nella-clinicaq/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La scuola di prevenzione José Bleger riaprirà le sessioni di studio 2012 &#8211; 2013 con un seminario di Osvaldo Saidon su &#8220;Gruppi autogestiti nella clinica&#8221;. Il seminario si svolgerà presso l&#8217;Hotel Imperial Beach in Via Toscanelli 19 a Rimini dalle 16 alle 19 di venerdì 28 settembre 2012. Attività in collaborazione con http://area3.org.es</p>
<p>Osvaldo Saidon</p>
<p>Psichiatra Psicoanalista, Docente della scuola Bleger, si occupa di gruppi e di interventi istituzionali. E&#8217; stato per diverso tempo esule in Brasile dove ha  lavorato sui temi dei gruppi e dell&#8217;analisi istituzionale. A Buenos Aires  esercita la clinica e formazione, interventi di supervisione e attività psicopolitica. E&#8217; impegnato su temi che riguardano la scena teatrale di avanguardia ed il cambiamento sociopolitico  come forma di diffusione del benessese psicosociale. Sviluppa la schizoanalisi di Deleuze e Guattari.</p>
<p>Ultimi volumi pubblicati:</p>
<p>Clinica Società e Schizoalaisi, Paidos</p>
<p>La potencia Grupal, Paidos</p>
<p>El cuerpo en la clinica Istituzional, con Bernardo Kononovich, Paidos</p>
<p>Articolo di Saidon</p>
<p><a href="http://localhost/wp-content/uploads/2012/09/Pensar-es-resistir.pdf">http://www.area3.org.es/Uploads/Pensar-es-resistir.pdf</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://bleger.org/seminario-di-osvaldo-saidon-qgruppi-autogestiti-nella-clinicaq/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il direttore della scuola Bleger Leonardo Montecchi terrà una conferenza per l&#8217;università  di Santiago, Cile</title>
		<link>https://bleger.org/il-direttore-della-scuola-bleger-leonardo-montecchi-terra-una-conferenza-per-luniversita-di-santiago-cile/</link>
		<comments>https://bleger.org/il-direttore-della-scuola-bleger-leonardo-montecchi-terra-una-conferenza-per-luniversita-di-santiago-cile/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Sep 2012 21:05:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Seminari e convegni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/?p=60</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="images/stories/conferenza_santiago_fronte.jpg" alt="Leoanrdo Montecchi terrà una conferenza per l'università di Santiago, Cile" title="Leoanrdo MOntecchi terrà una conferenza per l'università di Santiago, Cile" width="350" />   <span id="more-60"></span>  <img src="images/stories/conferenza_santiago_retro.jpg" alt="Leoanrdo Montecchi terrà una conferenza per l'università di Santiago, Cile" title="Leoanrdo MOntecchi terrà una conferenza per l'università di Santiago, Cile" width="350" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://bleger.org/il-direttore-della-scuola-bleger-leonardo-montecchi-terra-una-conferenza-per-luniversita-di-santiago-cile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Platone: il dialogo e la cura per la vita armoniosa</title>
		<link>https://bleger.org/platone-il-dialogo-e-la-cura-per-la-vita-armoniosa/</link>
		<comments>https://bleger.org/platone-il-dialogo-e-la-cura-per-la-vita-armoniosa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 22:11:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Seminari e convegni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/?p=58</guid>
		<description><![CDATA[Presentazione del volume Platone, di Massimo A. Bonfantini. Dialogano con l&#8217;autore Leonardo Montecchi e Giampaolo Proni. Organizzano l&#8217;incontro la Scuola di prevenzione Josè Blegér e ZoneModa Rimini. Con il patrocinio di Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, Polo Universitario di &#8230; <a href="https://bleger.org/platone-il-dialogo-e-la-cura-per-la-vita-armoniosa/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Presentazione del volume <em>Platone</em>, di Massimo A. Bonfantini. Dialogano con l&#8217;autore Leonardo Montecchi e Giampaolo Proni. Organizzano l&#8217;incontro la Scuola di prevenzione Josè Blegér e ZoneModa Rimini. Con il patrocinio di Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, Polo Universitario di Rimini. Rimini, venerdì 16 dicembre, ore 20:30 Provincia di Rimini, Sala del Buonarrivo Corso d&#8217;Augusto, 231</p>
<p>Massimo Bonfantini ha insegnato semiotica all&#8217;Università di Bologna, all&#8217;Università degli studi di Napoli – L&#8217;Orientale, e al Politecnico di Milano. E&#8217; il maggiore studioso di Charles Peirce in Italia. Il suo percorso teorico nella disciplina semiotica e nella filosofia ha prodotto un disegno originale, ampio e rigoroso. Da una parte ha toccato, con la teoria dell&#8217;abduzione, il tema della logica dell&#8217;indagine scientifica, umanistica e della vita quotidiana. A partire da questo programma ha dato vita nel 1985, assieme al neurologo Renato Boeri, al Club Psòmega, una società di artisti, scienziati, filosofi per lo studio del pensiero inventivo e la pratica del vivere inventivo. Assieme ad Augusto Ponzio ha sviluppato con saggi e conferenze una teoria originale del dialogo. Da sempre personalmente impegnato in una visione e azione politica di utopia e progetto, la rilettura di Platone, primo maestro occidentale della ricerca sulla vita comune e sul fare umano, lo ha portato a un libro che è esso stesso un vivace dialogo, di piacevole lettura e affascinante ampiezza e profondità. Bonfantini ci offre l&#8217;esempio di una rilettura propositiva e dialettica del maestro che fondò la filosofia occidentale, e che mostra che la filosofia è discussione, dubbio e indagine, vita, e non contemplazione di assoluto o resa a inesorabili meccanismi della storia.</p>
<p>Leonardo Montecchi è psichiatra e psicoterapeuta, Direttore della Scuola di Prevenzione Josè Bleger.</p>
<p>Giampaolo Proni insegna semiotica all&#8217;Università di Bologna, Polo di Rimini.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://bleger.org/platone-il-dialogo-e-la-cura-per-la-vita-armoniosa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Campagna per una psicopatologia non statistica, l&#8217;adesione del Centro Studi e Ricerche Josè Bleger</title>
		<link>https://bleger.org/campagna-per-una-psicopatologia-non-statistica-ladesione-del-centro-studi-e-ricerche-jose-bleger/</link>
		<comments>https://bleger.org/campagna-per-una-psicopatologia-non-statistica-ladesione-del-centro-studi-e-ricerche-jose-bleger/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Aug 2011 12:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[No DSM]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/?p=54</guid>
		<description><![CDATA[Il Centro Studi e Ricerche Josè Bleger, Scuola di Prevenzione, condivide la campagna partita da Barcellona per una psicopatologia non statistica (della quale pubblica, in calce, il Manifesto tradotto). Il DSM è un codice di classificazione che raggruppa sintomi in &#8230; <a href="https://bleger.org/campagna-per-una-psicopatologia-non-statistica-ladesione-del-centro-studi-e-ricerche-jose-bleger/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Centro Studi e Ricerche Josè Bleger, Scuola di Prevenzione, condivide la campagna partita da Barcellona per una psicopatologia non statistica (della quale pubblica, in calce, il <strong>Manifesto</strong> tradotto). Il DSM è un codice di classificazione che raggruppa sintomi in sindromi cliniche. L&#8217;idea di fondo è il riduzionismo biologico che a sua volta è una condizione necessaria per l&#8217;industria farmaceutica . In fatti i farmaci hanno bisogno di indicazioni precise e non vaghe. Tuttavia la clinica dimostra che l&#8217;efficacia di un trattamento psicofarmacologico è una efficacia simbolica. L&#8217;efficacia reale è sempre subordinata all&#8217;efficacia simbolica. <span id="more-54"></span></p>
<p>L&#8217;efficacia simbolica è in relazione ad un codice che attribuisce significati a significanti. Il DSM è un tentativo imperiale di costruire un unico codice planetario per i &#8220;Disturbi psichici&#8221;. Questo tentativo è fallito, riesce solamente a fornire una ampia base di nomenclature psichiatriche per i farmaci che non risolvono le &#8220;malattie&#8221; Proprio perché le &#8220;malattie psichiche&#8221; non sono entità concrete da collocare nell&#8217;encefalo o nella trasmissione molecolare. Si, sono anche questo, ma la malattia non si identifica con il malato, ma le sue concatenazioni si espandono nei vari ambiti, da quello individuale a quello famigliare/gruppale a quello istituzionale, a quello comunitario. Sino all&#8217;ambito globale.</p>
<p>E come questo ultimo ambito planetario, ci influenzi è sotto gli occhi di tutti, con la crisi iniziata nel 2008 e ancora in corso. Immaginare la salute mentale è il nostro compito, non la catalogazione e la psichiatrizzazione del disagio sociale per controllarlo meglio, per questo abbiamo bisogno di una pluralità di linguaggi ed una molteplicità di codici. Non usciremo dalla crisi se non aumentando la biodiversità e valorizzando le differenze. la salute mentale sta nella molteplicità dei coici culturali del pianeta che hanno la possibilità di ricombinarsi in momenti specifici in gruppi operativi che lavorano sui compiti che li hanno convocati. Questa pluralità di gruppi, questa molteplicità di codici è lo sviluppo possibile della biodiversità e definisce l&#8217;orizzonte di una comunità che viene.</p>
<p>E&#8217; possibile leggere il manifesto ed aderire alla campagna qui: <a title="Il manifesto e l'adesione alla campagna per una Psicopatologia non statistica" href="http://stopdsm.blogspot.com/" target="_blank">http://stopdsm.blogspot.com/</a></p>
<h2>Manifesto a favore di una psicopatologia clinica che non sia solo statistica</h2>
<p>Attraverso questo scritto, i professionisti e le istituzioni che sottoscrivono questo documento, si dichiarano a favore di criteri diagnostici clinici e pertanto contro l&#8217;imposizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali dell&#8217;Associazione Psichiatrica Americana come unico criterio delle sintomatologie psichiche.</p>
<p>Vogliamo condividere la conoscenza clinico “logica” sul pathos psichico sulla “sofferenza sintomatica” e non sulla malattia.Vogliamo mettere in discussione l&#8217;esistenza di una salute psichica, statistica o normativa. Inoltre vogliamo denunciare l&#8217;imposizione di un trattamento unico,di “terapie classificate per disturbi catalogati” per il disprezzo che presenta verso le varie teorie e strategie terapeutiche e della libertà di scelta dei pazienti.</p>
<p>Attualmente assistiamo ad una clinica sempre meno dialogante, più indifferente alle manifestazioni della sofferenza psichica, aggrappata ai protocolli e alle cure meramente palliative, preoccupata più delle conseguenze che non delle sue cause. Come dice G. Berrios (2010) &#8220;Siamo di fronte ad una situazione paradossale in cui si chiede ai clinici di accettare un cambiamento radicale nel modo di sviluppare il loro lavoro (es.: abbandonare i dettami della propria esperienza per seguire quelli meramente statistici quindi impersonali) quando in realtà, l&#8217;attuale base delle evidenze non sono altro che quello che dicono gli statistici, i teorici, i dirigenti, le aziende (come l&#8217;Istituto Cochrane) ed i finanziatori capitalisti che sono precisamente quelli che dicono dove si “investe il denaro” .</p>
<p>Di conseguenza, esprimiamo il nostro sostegno a un modello sanitario, dove la parola sia un valore da promuovere e dove ogni paziente sia considerato nella sua particolarità. La difesa della dimensione soggettiva implica una fiducia in ciò che ognuno mette in gioco per affrontare ciò che a lui stesso si rivela insopportabile, estraneo a se stesso, ma tuttavia familiare. Esprimiamo il nostro rifiuto delle politiche assistenzialiste che inseguono la sicurezza a scapito della libertà e dei diritti. Una politica che, sotto la maschera delle buone intenzioni e cercando il bene del paziente, lo riduce a un calcolo delle sue prestazioni, a un fattore di rischio o a un indice di vulnerabilità che deve essere eliminato, più o meno in maniera forzata.</p>
<p>Per qualsiasi disciplina, l&#8217;approccio alla realtà del suo campo avviene attraverso una teoria. Questa conoscenza limitata non dovrebbe confondersi con La Verità, dato che agirebbe come ideologia o religione, dove qualsiasi pensiero, un evento o persino il linguaggio utilizzato, si trova al servizio della forzata unione tra conoscenza e verità. Ogni clinico con un certo spirito scientifico sa che la sua teoria è quello che Aristotele chiama un Organon, vale a dire, uno strumento per avvicinarsi a una realtà sempre più plurale e mutevole e dove le categorie riscontrate lasciano spazio alla manifestazione di quella diversità, permettendo un allargamento tanto teorico come pratico. Questa concezione si oppone all&#8217;idea di Canon nella quale: necessariamente, obbligatoriamente e in maniera prescrittiva le cose sono (o esistono) e devono essere svolte in un certo modo. Sappiamo tutti le conseguenze di questa posizione che va dall’orientamento normativo, al prescrittivo per poi finalmente diventare coercitivo. Ed è qui, in senso lato, dove il sapere diventa l’azione di un potere in qualità di sanzione, quello che obbedisce e disobbedisce questo canone. Ordinare la soggettività all’Ordine Sociale richiesto dai mercati. Tutto per il paziente senza paziente. Conoscenza senza soggetto è già un potere sul soggetto. J. Peteiro lo chiama autoritarismo scientifico. Per tutto questo esprimiamo la nostra opposizione alla esistenza di un Codice Diagnostico Unico, Obbligatorio e Universale.</p>
<p>Inoltre, il modello a-teorico che vanta il DSM e che ha voluto essere confuso con l&#8217;obiettività, ci parla della sua falla epistemologica. Basti ricordare la sua indefinitezza su quello che chiama “disturbo mentale”, “salute psicologica”. Il contenuto di questa tassonomia psichiatrica risponde molto di più a patti politici che a osservazioni cliniche, producendo un grave problema epistemologico.</p>
<p>Per quanto riguarda il metodo di classificazione DSM, sappiamo che è possibile classificare, ammucchiare o raggruppare molte cose, ma questo non vuol dire stabilire un’entità nosografica in un determinato campo. Infine, sulla stessa linea di cui sopra, i dati statistici utilizzati nel DSM hanno un punto di partenza debole: l&#8217;ambiguità dell&#8217;oggetto su cui si opera, vale a dire, il concetto di disturbo mentale. La statistica si presenta come una tecnica, uno strumento che può essere messo al servizio di molteplici cause e di ogni genere. Sono le persone che gestiscono gli item e i valori di base della curva statistica e che decidono sullo spostamento, più o meno verso i margini di ciò che si andrà a quantificare e interpretare più tardi.</p>
<p>In questo contesto di povertà e confusione concettuale, la prossima pubblicazione del DSM-V è una chiara minaccia: nessuno rimarrà fuori dalla malattia. Non rimarrà spazio per la salute, in termini di cambiamento, di mobilità, di complessità o di molteplicità delle forme. Tutti malati, tutti disturbati Qualsiasi manifestazione di disagio sarà presto trasformata in sintomo di un disturbo che necessita di essere medicalizzato a vita. Questo è il grande salto che si fa senza nessuna rete epistemologica: dalla prevenzione alla previsione.</p>
<p>Soglie diagnostiche più basse per molti disturbi esistenti e nuovi strumenti diagnostici che potrebbero essere estremamente comuni nella popolazione generale, di questo ci avverte Frances Allen, capo del gruppo di lavoro del DSM IV, nel suo scritto “Aprendo la scatola di Pandora”. Riferendosi ai nuovi disturbi che includerà il DSM-V, l&#8217;autore cita alcuni dei nuovi strumenti diagnostici problematici: la sindrome di rischio da psicosi (“è certamente il più inquietanti dei suggerimenti. Il tasso di falsi positivi sarebbe allarmante dal 70 al 75%&#8221;). Il disturbo misto d’ansia depressiva. Il disturbo cognitivo lieve (“è definito da sintomi non specificati &#8230; la soglia è stata predisposta per includere un massiccio 13,5% della popolazione.&#8221;) Mangiatori compulsivi. Il disturbo disfunzionale di personalità con disforia.</p>
<p>Il disturbo coercitivo parafilico?. Il disturbo di ipersessualità, ecc. Aumenta, pertanto, il numero di disturbi e aumenta anche il campo semantico di molti di questi, tra cui il famoso ADHD (deficit di attenzione ed iperattività), in quanto la diagnosi si basa solo sulla presenza di sintomi, senza richiedere una disabilità e inoltre, si riduce alla metà il numero di sintomi necessari per gli adulti. La diagnosi di ADHD è contemplata anche in presenza di autismo, pertanto implicherebbe la creazione di due false sindromi e favorirebbe un maggiore utilizzo di stimolanti in una popolazione particolarmente vulnerabile.</p>
<p>Se mettiamo insieme questa gestione statistica con l’eterogeneità dei gruppi di lavoro tematici, che si moltiplicano e che vanno dall’identità di genere, attraversando l’adattamento degli impulsi, ipersessualità, sbalzi di umore, ecc., Non possiamo ignorare che le classifiche internazionali pretendono una totale autonomia rispetto a qualsiasi quadro teorico, e si presentano prive di qualsiasi tipo di controllo e di rigore epistemico. Tuttavia, non crediamo che le classificazioni ed i trattamenti possano essere neutrali rispetto alle teorie eziologiche, come si pretende e allo stesso tempo essere neutrali rispetto alla ideologia del controllo sociale e agli interessi extra clinici.</p>
<p>Paul Feyerabend, nel libro “Il mito della scienza e del suo ruolo nella società”, ci dice: &#8220;Fondamentalmente, non vi è quasi alcuna differenza tra il processo che porta alla formulazione di una nuova legge scientifica e il processo che precede una nuova legge nella società &#8220;. A quanto pare, dice l&#8217;autore nel libro Addio alla ragione, che “il mondo in cui viviamo è troppo complesso per essere compreso sia da teorie che obbediscono a principi (generali) epistemologici. Gli scienziati, i politici, e chiunque cerchi di capire e / o influenzare il mondo, tenendo conto di questa situazione, viola regole universali, abusa di concetti elaborati, distorce la conoscenza già ottenuta e contrasta costantemente il tentativo di imporre una scienza basata sulle teorie dei nostri epistemologi”</p>
<p>Infine, vorremo attirare l&#8217;attenzione sul pericolo che rappresenta per la clinica della sintomatologia psicologica che i nuovi clinici siano formati deliberatamente nell’ignoranza della psicopatologia classica, dato che questa risponde alla dialettica tra teoria e clinica, tra sapere e realtà. La Psicopatologia Clinica non è più insegnata nelle nostre scuole o in corsi di formazione . Tuttavia, sono istruiti nel paradigma delle prescrizioni farmacologiche, una specie di prescrizione universale per tutti e per tutto che non si differenzia in nessun modo da un distributore automatico di etichette o da una scansia di farmaci. Il risultato che denunciamo è l’ignoranza delle fondamenta della psicopatologia, uno scotoma importante al momento di esaminare i pazienti e di conseguenza, una limitazione più che considerevole al momento di fare una diagnosi.</p>
<p>In quanto la conoscenza è la forma più etica che abbiamo di avvicinarci alla nostra realtà plurale, non deve essere un problema la coesistenza di diverse conoscenze sulla complessità degli esseri umani.</p>
<p>Proponiamo pertanto di portare a termine azioni con l’obiettivo di porre limite all&#8217;incremento delle classificazioni statistiche internazionali e di lavorare con criteri di classificazione che abbiano una solida base psicopatologica e, pertanto, provenienti esclusivamente dalla clinica.</p>
<p>Barcellona, 14 aprile 2011</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://bleger.org/campagna-per-una-psicopatologia-non-statistica-ladesione-del-centro-studi-e-ricerche-jose-bleger/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Teoria del vincolo: Marta De Brasi al seminario della Josè Bléger</title>
		<link>https://bleger.org/la-teoria-del-vincolo-marta-de-brasi-al-seminario-della-jose-bleger/</link>
		<comments>https://bleger.org/la-teoria-del-vincolo-marta-de-brasi-al-seminario-della-jose-bleger/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 19:24:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Seminari e convegni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/?p=53</guid>
		<description><![CDATA[La teoria del Vincolo: sarà la dottoressa Marta De Brasi l&#8217;ospite del seminario organizzato dalla Scuola di prevenzione Josè Bléger di Rimini. Da Buenos Aires, Marta De Brasi è autrice di numerose pubblicazioni e, tra l&#8217;altro, ha curato &#8220;Psichiatria sociale &#8230; <a href="https://bleger.org/la-teoria-del-vincolo-marta-de-brasi-al-seminario-della-jose-bleger/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La teoria del Vincolo: sarà la dottoressa Marta De Brasi l&#8217;ospite del seminario organizzato dalla Scuola di prevenzione Josè Bléger di Rimini. Da Buenos Aires, Marta De Brasi è autrice di numerose pubblicazioni e, tra l&#8217;altro, ha curato &#8220;Psichiatria sociale e Psicoigiene&#8221;, 1992, pp.140, testo che ha inaugurato la collana &#8220;I sintomi della salute&#8221;, a cura della Scuola di Prevenzione Josè Bléger, per i tipi di Pitagora editrice, Bologna. Il seminario, aperto al pubblico e gratuito, si terrà dalle 16 alle 19 di venerdì 27 maggio  presso l&#8217;Hotel Imperial Beach, via Toscanelli, 19, Rimini.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://bleger.org/la-teoria-del-vincolo-marta-de-brasi-al-seminario-della-jose-bleger/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>«Implicazione», un seminario intensivo della scuola di prevenzione José Bleger a Riminii</title>
		<link>https://bleger.org/limplicazioner-un-seminario-intensivo-della-scuola-di-prevenzione-jose-bleger-a-riminii/</link>
		<comments>https://bleger.org/limplicazioner-un-seminario-intensivo-della-scuola-di-prevenzione-jose-bleger-a-riminii/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 18:44:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Seminari e convegni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/?p=52</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;implicazione è il vincolo con l&#8217;istituzione. In questo seminario intensivo vogliamo interrogarci su questo concetto a partire da come siamo implicati nella pratica e nella teoria. Hotel Imperial Beach, via Toscanelli, 19, Rimini Programma Venerdì 1 aprile ore 15,30 Registrazione &#8230; <a href="https://bleger.org/limplicazioner-un-seminario-intensivo-della-scuola-di-prevenzione-jose-bleger-a-riminii/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;implicazione è il vincolo con l&#8217;istituzione. In questo seminario intensivo vogliamo interrogarci su questo concetto a partire da come siamo implicati nella pratica e nella teoria.<br />
Hotel Imperial Beach, via Toscanelli, 19, Rimini</p>
<h2>Programma</h2>
<h3>Venerdì 1 aprile</h3>
<p>ore 15,30 Registrazione dei partecipanti e formazione dei gruppi operativi<br />
ore 15,45 Introduzione al seminario di Tomas Von Salis<br />
ore 16 Tavola rotonda<br />
coordina <strong>Massimo De Berardinis</strong><br />
relazioni di <strong>Remi Hess</strong>, <strong>Renato Curcio</strong>, <strong>Leonardo Montecchi</strong>, <strong>Massimo Mari</strong>.<br />
Ore 17,30 Pausa<br />
ore 18 – 19,30 Gruppi operativi</p>
<h3>Sabato 2 aprile</h3>
<p>ore 9,30 Tavola rotonda<br />
coordina <strong>Loredana Boscolo</strong><br />
relazioni di <strong>Federico Suarez</strong>, <strong>Patrick Boumard</strong>, <strong>Nicola Valentino</strong>, <strong>Patrice Ville</strong><br />
ore 11,30 pausa<br />
ore 12 – 13,30 gruppi operativi<br />
ore 13,30 pausa pranzo<br />
ore 14,30 – 17 assemblea finale</p>
<p><span id="more-52"></span></p>
<h2>Relatori</h2>
<p>dott. <strong>Tomas Von Salis</strong><br />
Pedopsichiatra, psicoterapeuta<br />
dott <strong>Massimo De Berardinis</strong><br />
psichiatra, psicoterapeuta, Direttore del Dipartimento di salute mentale del Mugello<br />
dott. <strong>Remi Hess</strong><br />
prof. Di scienze dell&#8217;educazione all&#8217;università Parigi VIII, etnografo e sociologo d&#8217;intervento<br />
dott. <strong>Renato Curcio</strong><br />
ricercatore di &#8220;Sensibili alle foglie&#8221;<br />
dott. <strong>Massimo Mari</strong><br />
psichiatra, psicoterapeuta, Direttore del Dipartimento di salute mentale di Jesi (Ancona)<br />
dott.sa <strong>Loredana Boscolo</strong><br />
psicologa, psicoterapeuta, responsabile dell&#8217;Unità operativa Handicap Ausl 14 di Chioggia (Ve)<br />
dott. <strong>Federico Suarez</strong><br />
psicologo, direttore della rivista Area 3 (Spagna)<br />
dott. <strong>Patrik Boumard</strong><br />
etnologo e professore di Scienze dell&#8217;educazione a Brest<br />
dott. <strong>Nicola Valentino</strong><br />
ricercatore di &#8220;Sensibili alle foglie&#8221;<br />
dott. <strong>Patrice Ville</strong><br />
socioanalista e professore all&#8217;università Parigi VIII</p>
<p>Per informazioni: Centro studi e ricerche José Bleger, via circonvallazione meridionale 122, Rimini.</p>
<p>Segreteria Fabiola Gomez, 339 7941060</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://bleger.org/limplicazioner-un-seminario-intensivo-della-scuola-di-prevenzione-jose-bleger-a-riminii/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>«Psicanalisi e psicofarmaci»: un seminario con Alejandro Alvano e una tavola rotonda a Rimini organizzati dalla scuola di prevenzione Bleger</title>
		<link>https://bleger.org/psicanalisi-e-psicofarmaci-seminario-alejandro-alvano-tavola-rotonda-rimini-organizzati-scuola-prevenzione-bleger/</link>
		<comments>https://bleger.org/psicanalisi-e-psicofarmaci-seminario-alejandro-alvano-tavola-rotonda-rimini-organizzati-scuola-prevenzione-bleger/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2010 21:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Seminari e convegni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/?p=48</guid>
		<description><![CDATA[Il tema dell&#8217;uso del farmaco nella storia della psicoanalisi è un tema importante che riguarda in primo luogo che cosa si intende per mente e quindi le teorie ed i modelli che cercano di spiegare i fatti mentali. La concezione &#8230; <a href="https://bleger.org/psicanalisi-e-psicofarmaci-seminario-alejandro-alvano-tavola-rotonda-rimini-organizzati-scuola-prevenzione-bleger/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il tema dell&#8217;uso del farmaco nella storia della psicoanalisi è un tema importante che riguarda in primo luogo che cosa si intende per mente e quindi le teorie ed i modelli che cercano di spiegare i fatti mentali. La concezione operativa ha una sua visione che parte dagli articoli degli anni ‘40 e ‘50 di Pichon Riviere e Bleger sulla narcoanalisi e passa attraverso il lavoro di gruppo e le successive teorizzazioni e pratiche di Armado Bauleo e di noi che siamo suoi allievi.</p>
<p>Con questo seminario intendiamo discutere di questo tema, con Alejandro Alvano che ha lavorato con Armando Bauleo ed ha scritto un libro assieme a lui intitolato “Avatares de la clinica” che non è tradotto in Italiano. Il seminario si svolgerà il 13 novembre 2010 all&#8217;Hotel Imperiale di Rimini, in via Toscanelli 19</p>
<p><span id="more-48"></span></p>
<p><strong>Psicoanalisi e psicofarmaci</strong></p>
<p>Ore 9.30 Arrivo e registrazione dei partecipanti.</p>
<p>Ore 10 <strong>Marella Tarini</strong>: Presentazione del seminario</p>
<p>Ore 10.15 <strong>Alejandro Alvano</strong>: Necessità di un Approccio Transdisciplinare nel Futuro della Psichiatria: Psicoterapia, Farmacoterapia e Trattamento Combinato.</p>
<p>Ore 11.30 Pausa</p>
<p>Ore 11.45 Gruppi operativi coordinati</p>
<p>Ore 13.15 Pausa pranzo.</p>
<p>Ore 14. 45 Tavola rotonda: Psicoanalisi e Psicofarmaci</p>
<p>Coordina Stefano Bonifazi</p>
<p>Relatori: Alejandro Alvano, Massimo de Berardinis, Leonardo Montecchi</p>
<p>Ore 16. 15 pausa</p>
<p>Ore 16.30 Assemblea finale</p>
<p>Ore 18.00 chiusura dei lavori</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Alejandro Alvano</strong>: Psichiatra, Psicoanalista, Direttore e Professore Ordinario del Master di Psicofarmacologia dell&#8217;Università Favaloro, Buenos Aires, Argentina. Supervisore del servizio di Psicopatologia dell&#8217; Ospedale Ramos Mejia, Buenos Aires, Argentina. Professore di terapeutica I, formazione degli psichiatri dell&#8217;Università di Buenos Aires, consegnato in Ospedale Moyano, Argentina</p>
<p><strong>Marella Tarini</strong>: Psichiatra, Psicoterapeuta Direttora del dipartimento dipendenze patologiche del Sert di Senigallia, ricercatrice della scuola Bleger</p>
<p><strong>Stefano Bonifazi</strong>: Psichiatra, Psicoterapeuta Primario del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Jesi Ricercatore della scuola Bleger</p>
<p><strong>Massimo de Berardinis</strong>: Psichiatra Psicoterapeuta Direttore del Dipartimento di salute del Mugello Firenze, Docente della scuola Bleger</p>
<p><strong>Leonardo Montecchi</strong> Psichiatra Psicoterapeuta Direttore della scuola Bleger</p>
<p><strong>Laura Buongiorno</strong>: Psicologa, psicoterapeuta, coordinatrice didattica Scuola Bleger</p>
<p><strong>Laura Grossi</strong>: Pedagogista, didatta scuola Bleger</p>
<p><strong>Fabiola Gomez</strong>: Educatrice professionale, didatta Scuola Bleger</p>
<p><strong>Gabriella Maggioli</strong>: Psicologa, psicoterapeuta, didatta Scuola Bleger</p>
<p><strong>Annalisa Valeri</strong>: Psicologa, psicoterapeuta, didatta Scuola Bleger</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://bleger.org/psicanalisi-e-psicofarmaci-seminario-alejandro-alvano-tavola-rotonda-rimini-organizzati-scuola-prevenzione-bleger/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
