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	<title>Scuola di prevenzione Josè Bléger, Rimini &#187; Claudio Roncarati</title>
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	<description>Scuola di prevenzione, psicanalisi operativa e concezione operativa di gruppo.</description>
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		<title>Stalking. Una riflessione psicopatologica</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 13:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Roncarati]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo Stalking non è una diagnosi psichiatrica, in molti stalkers non si evidenzia una patologia mentale conclamata ,lo stalking pertanto si colloca nella zona grigia posta tra normalità del male e psicopatologia. Una riflessione sullo stalking non può quindi essere &#8230; <a href="https://bleger.org/stalking-una-riflessione-psicopatologica/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Lo Stalking non è una diagnosi psichiatrica, in molti stalkers non si evidenzia una patologia mentale conclamata ,lo stalking pertanto si colloca nella zona grigia posta tra normalità del male e psicopatologia.</p>
<p>Una riflessione sullo stalking non può quindi essere condotta solo con categorie psichiatriche servono anche altri vertici di osservazione : la sociologia, la criminologia, la psicologia e ,all&#8217; interno della psicologia , la psicoanalisi.</p>
<p>In questo mio intervento , utilizzerò soprattutto la psicoanalisi proprio per la capacità di questa disciplina di parlare sia della normalità che della patologia considerate come condizioni comunicanti tra loro e divise da una linea di confine a tratti sottile.</p>
<p>Lo stalking colpisce soprattutto le donne, l’ 80% delle vittime sono donne. Il significato originario del termine &#8220;Stalking&#8221; è importato dal linguaggio venatorio e indica l&#8217;appostamento, l&#8217;inseguimento furtivo della preda.</p>
<p>Lo stalker è un predatore e la donna diventa una preda, viene negata la possibilità per la donna di sottrarsi al desiderio maschile.</p>
<p><span id="more-63"></span></p>
<p>Esistono determinanti culturali, sociali ed anche biologiche per cui lo lo stalking riguarda prevalentemente comportamenti persecutori compiuti da uomini su donne,queste determinanti credo siano in buona sostanza simili a quelle per cui la maggioranza dei reati violenti è compiuta da maschi in prevalenza giovani .</p>
<p>Non credo che l’essenza dello stalking sia riconducibile ad uno specifico comportamento predatorio del’ uomo sulla donna, esiste anche lo stalking compiuto all’ interno dello stesso genere e, seppure raramente, da donne su uomini.</p>
<p>Lo stalker non riesce ad accettare che l’ oggetto del suo desiderio sia pienamente Altro da sé ,ossia una persona che costituisce un centro autonomo di iniziativa, dotata di libertà ,con il diritto di respingerlo rifiutarlo o ignorarlo. La psicoanalisi ci insegna che non è una operazione così semplice e scontata accettare che l’ altro sia tale, che non sia pronto a soddisfare i nostri bisogni ed i nostri desideri.</p>
<p>Secondo gli studi della Sezione Atti persecutori del Reparto Analisi Criminologiche dei Carabinieri gli stalker potrebbero inquadrarsi (a stretti, pragmatici fini di polizia) in cinque tipologie:</p>
<ul>
<li>il &#8220;risentito&#8221;, caratterizzato da rancori per traumi affettivi ricevuti da altri a suo avviso ingiustamente (tipicamente un ex-partner di una relazione sentimentale);</li>
<li>il &#8220;bisognoso d&#8217;affetto&#8221;, desideroso di convertire a relazione sentimentale un ordinario rapporto della quotidianità; insiste e fa pressione nella convinzione che prima o poi l&#8217;oggetto delle sue attenzioni si convincerà;</li>
<li>il &#8220;corteggiatore incompetente&#8221;, che opera stalking in genere di breve durata, risulta opprimente e invadente principalmente per &#8220;ignoranza&#8221; delle modalità relazionali, dunque arreca un fastidio praticamente preterintenzionale;</li>
<li>il &#8220;respinto&#8221;, rifiutato dalla vittima, caratterizzato dal voler contemporaneamente vendicarsi dell&#8217;affronto costituito dal rifiuto e insieme riprovare ad allestire una relazione con la vittima stessa;</li>
<li>
<p class="western">il &#8220;predatore&#8221;, il cui obiettivo è di natura essenzialmente sessuale, trae eccitazione dal riferire le sue mire a vittime che può rendere oggetto di caccia e possedere dopo avergli incusso paura; è una tipologia spesso riguardante voyeur e pedofili.</p>
</li>
</ul>
<p>Schematicamente credo si possa affermare che queste tipologie rimandano, chi più chi meno, a diverse “aree problematiche “ che appartengono sia alla normalità che alla patologia, sono :</p>
<p>l&#8217; aggressività intesa come desiderio di impossessamento, la dipendenza affettiva, il narcisismo.</p>
<h2>L’ impossessamento dell‘Altro</h2>
<p>Molti psicoanalisti hanno teorizzato che già all’ inizio della vita il rapporto con l’ altro è sostanzialmente ambivalente, che è presente accanto ad una corrente affettiva caratterizzata da sentimenti di amore , riconoscenza e gratitudine, anche un&#8217;altra corrente affettiva caratterizzata da sentimenti di aggressività, da invidia, da desiderio di controllo e possesso.</p>
<p>L’ amore contiene una tendenza all’ impossessamento come è sintetizzato nel noto aforisma :</p>
<blockquote><p>&#8220;Cara tu dici che ami i fiori e li strappi dai campi, dici che ami gli animali e te li mangi.<br />
Cara, quando dici che mi ami, io ho paura!&#8221;</p></blockquote>
<p>( Dino Ignani).</p>
<p>Anche se nell’aforisma è un uomo che esprime la propria paura, la tendenza all’ impossessamento sembra statisticamente potere diventare pericolosa quando riguarda il desiderio dell’ uomo verso la donna.</p>
<p>Il mito e la letteratura sono pieni di esempio, Don Rodrigo che rapisce Lucia , oggi sarebbe uno stalker, un persecutore,</p>
<p>Ancora più eloquente è il fenomeno degli Dei stalkers</p>
<p>Il più celebre è il padre di tutti gli dei: Zeus, che non si premurava certo di ottenere il consenso dell&#8217;oggetto delle sue passioni.</p>
<p>Ma voglio citare solo un mito molto bello e poetico : quello del rapimento di Proserpina ad opera di Plutone.</p>
<p>Plutone il Dio degli inferi concupiva la bella Proserpina figlia di Zeus e Demetra, ma lei lo rifiutava così Plutone comportandosi come uno Stalker la rapì brutalmente e la portò con sè nel triste e buio Ade. Demetra, la madre di Proserpina, addolorata e furente gettò la terra in un lungo inverno fino a quando Plutone non consentì a Proserpina di tornare libera sulla terra almeno per quattro mesi dell&#8217;anno: così si stabilì la ciclicità delle stagioni. Questo mito è raffigurato in una celebre statua del Bernini esposta a villa Borghese. Bernini era così bravo a scolpire che raffigura le dita nodose di Plutone che affondano nella coscia di Proserpina mentre la afferra. Il marmo sembra diventare carne.</p>
<p>Lo Stalking è espressione di una tensione verso l’ oggetto del desiderio che porta all’impossessamento.</p>
<p>Già due secoli fa Freud spiegava che la sessualità contiene l’ aggressività e che per arrivare ad un incontro amoroso è necessario un percorso maturativo che ponga l’ aggressività al servizio dell’ amore ( Freud diceva della Libido) e non viceversa .</p>
<p>Scriveva Sigmund Freud nel libro: “Il disagio della civiltà,,”</p>
<p>“l’uomo non è una creatura mansueta, bisognosa d’amore, capace al massimo di difendersi quando è attaccata; è vero invece che occorre attribuire al suo corredo pulsionale anche una buona dose di aggressività. Ne segue che egli vede nel prossimo non soltanto un eventuale soccorritore e oggetto sessuale, ma anche un oggetto su cui può magari sfogare la propria aggressività, sfruttarne la forza lavorativa senza ricompensarlo, abusarne sessualmente senza il suo consenso, sostituirsi a lui nel possesso dei suoi beni….”</p>
<p>C&#8217;è chi condivide e chi contesta questa visione dell&#8217; uomo proposta da Freud che descrive l’ uomo come tendenzialmente egoista fino ad essere spietato. L’ educazione al rispetto dell’ altro deve fornire ,in questa visione dell’ uomo, dei freni inibitori , in assenza dei quali si manifesterebbe una sorta di tendenza naturale alla soddisfazione immediata degli istinti.</p>
<p>Per Freud vale la frase “ i buoni si limitano a sognare di notte ciò che i cattivi fanno di giorno”</p>
<p>Due elementi costitutivi nello sviluppo della personalità, che hanno a che fare con la morale, con l’ interiorizzazione delle norme, con la voce della coscienza e rappresentano dei potenti freni inibitori , sono il Senso di Colpa e la Vergogna.</p>
<p>Il Senso di Colpa di cui spesso si parla come di un ingombrante fardello è invece importantissimo per assicurare il reciproco rispetto. Se ci pensiamo è molto più efficace il Senso di colpa per prevenire condotte di Stalking , che non la vergogna , chi è frenato solo dalla vergogna può tranquillamente, maltrattare una persona , infierire sul partner fino a quando viene scoperto e smascherato , solo allora prova vergogna . Sentirsi in colpa invece impedisce di fare male all’ altro , comporta la capacità di preoccuparsi dell’ altro.</p>
<p>Ho avuto a che fare, in carcere dove svolgo consulenze psichiatriche, con detenuti per stalking, mi ha colpito che quando esercitavano i loro comportamenti persecutori non provavano senso di colpa, potevano invece provare vergogna, anche insopportabile quando venivano scoperti e smascherati.</p>
<p>Vale la pena ricordare che nel disturbo antisociale di personalità, che descrive il delinquente patologicamente incorreggibile, caratterizzato dal disprezzo patologico del soggetto per le regole e le leggi della società, da comportamento impulsivo, dall&#8217;incapacità di assumersi responsabilità e dall&#8217;indifferenza nei confronti dei sentimenti altrui , il dato psicologico fondamentale è proprio la mancanza del senso di colpa e del rimorso.</p>
<h2>La Dipendenza Affettiva</h2>
<p>Siamo esseri sociali, abbiamo bisogno dell &#8216;altro durante tutta la nostra vita. Siamo sempre dipendenti, dalle persone a cui vogliamo bene e che ci volgliono bene. Riusciamo a conquistare progressivamente durante la crescita una condizione di Autonomia.</p>
<p>Autonomia comporta autonomia di sé dalla persona amata e desiderata e accettazione della autonomia della persona amata e desiderata da sé.</p>
<p>Riuscire a d accettare l’ autonomia dell’ oggetto di desiderio, tollerare le frustrazioni e le delusioni, tenere assieme l’ immagine buona dell’ altro che ci dice di si e quella cattiva che ci dice di no, costituisce un traguardo evolutivo raggiungibile se l’ ambiente in cui si cresce è fondamentalmente un buon ambiente che permette di fare in prevalenza esperienze positive .</p>
<p>Esistono dipendenze buone, sane, e dipendenze affettive patologiche.</p>
<p>Le dipendenze affettive patologiche sono correlate da un fallimento delle prime fondamentali esperienze affettive che lasciano un senso di vuoto, mancanza di autostima, difficoltà nel prendersi cura di sè stessi, intolleranza alla solitudine.</p>
<p>La Dipendenza Affettiva non è troppo diversa da altre dipendenze patologiche rivolte ad una droga o all&#8217; alcool, porta ad una dipendenza verso una persona di tale intensità che non se ne può fare a meno., la separazione causa una crisi d&#8217; astinenza.</p>
<p>Un&#8217;unica relazione sentimentale può venire estremamente idealizzata, ci si &#8220;avvinghia come l&#8217;edera&#8221; al partner che diviene apparentemente l&#8217;unica motivazione di vita.</p>
<p>Ma gli intensi bisogni di Dipendenza affettiva possono essere negati in primo luogo a sé stessi, mascherati ad es. con il machismo. Nelle Dipendenze Affettive l&#8217;amore, inteso come mutuo scambio di affetti fra persone libere ed autonome può venire sostituito da una dinamica di potere molto forte, in cui ci si scambia i ruoli di Vittima e Carnefice .</p>
<p>Elevato è il rischio di creare una Codipendenza: spesso le persone che soffrono di Dipendenza Affettiva scelgono dei partners a loro volta problematici (con dipendenza da sostanze, dal gioco, dall&#8217;alcool etc.).</p>
<p>Il modo migliore per non occuparsi dei propri bisogni affettivi à quello di porsi come un Salvatore in grado di salvare l&#8217;altro dai suoi problemi.</p>
<p>Nella Dipendenza Affettiva si diviene dipendente dal comportamento dell&#8217;altro e contemporaneamente si cerca di controllarlo. La relazione diviene una gabbia, sempre insoddisfacente e spesso autodistruttiva.</p>
<p>A volte in modo evidente, a volte segretamente , nella Dipendenze Affettive domina la paura :</p>
<p>Paura di cambiare</p>
<p>Paura di perdere la persona amata</p>
<p>Paura di essere abbandonati</p>
<p>Paura della separazione, del distacco</p>
<p>Paura della solitudine .</p>
<p>Sono sentimenti che rimandano al bisogno che il bambino ha della mamma.</p>
<p>Il bisogno è intenso ,la paura si mescola a Gelosia e Possessività con relativo restringimento della vita sociale .</p>
<p>Se lo Stalking è sotteso da dipendenza affettiva,conserva l’ eco si una disperazione infantile, di una collera infantile per la mamma che abbandona, collera però che viene agita da un adulto, con conseguenza che possono essere gravi e pericolose.</p>
<p>Il caso di M. illustra come lo Stalking sia sotteso da desiderio di impossessamento non controllato da freni inibitori e da una dipendenza affettiva patologica che non permette la separazione</p>
<p>Ho conosciuto M. in Carcere dove era detenuto per omicidio, M era un giovane uomo che aveva ucciso , accoltellandola,la sua fidanzata perchè voleva lasciarlo. Prima l&#8217; aveva minacciata, anche picchiata.</p>
<p>In carcere non esprimeva rimorso ne&#8217; colpa, non provando questi sentimenti non riusciva ad accettare l&#8217; idea di dovere scontare una pena. Si lamentava del carcere perchè ci si annoia, non si può disporre del proprio tempo, non si mangia bene..</p>
<p>M era stato abbandonato dalla madre quando era bambino. La madre aveva lasciato figlio e marito per andare a vivere con un nuovo compagno.</p>
<p>Possiamo pensare che l&#8217; abbandono da parte della fidanzata avesse riaperto la ferita dell&#8217; abbandono da parte della madre, che avesse riattivato rabbia e disperazione, che M avesse bisogni di dipendenza affettiva molto forti e di cui probabilmente non era consapevole.</p>
<p>M. era stato cresciuto dal padre ( considerato un uomo debole) e dalla nonna materna. Gliele avevano date tutte vinte, perchè “poverino aveva sofferto tanto a causa della madre cattiva”.</p>
<p>Sembra quindi evidenziarsi un Superio (il giudice interno) fragile, espressione di un ambiente familiare che non gli ha trasmesso la capacità di tollerare le frustrazioni, di accettare i no controllando la rabbia.</p>
<p>M. evidenziava anche problematiche connesse ad un’ altra area posta al confine tra normalità e patologia :</p>
<p>considerava la sua ragazza come la moto o come i vestiti ,qualcosa che gli apparteneva e che doveva rispecchiare il suo valore, doveva sostenere e confermare il suo narcisismo.</p>
<h2><strong>Il Narcisismo</strong>.</h2>
<p>Chiarisco subito che esiste un narcisismo sano che ha a che fare con la consapevolezza delle proprie qualità, dei propri pregi e con la capacità di manifestarle serenamente senza provare vergogna e lascia l’ altro libero di rispecchiare o meno. Certo meglio se arrivano applausi ma sono ammessi anche i fischi.</p>
<p>Il narcisismo patologico è quello che come nel mito di Narciso ( il ragazzo che si innamorò della sua immagine riflessa nell’ acqua ) non cerca un altro con cui entrare in relazione ma chiede all’ altro di essere uno specchio che deve rimandare al narcisista l’ immagine di una persona bella, desiderabile, interessante, di fatto l’ altro deve essere in funzione del rispecchiamento del narcisista.</p>
<p>Un grande psicoanalista americano Kohut ha scritto che quando l’ altro viene meno alla funzione di specchio, il narcisista prova rabbia e desiderio di vendetta. Un esempio che ci fornisce Kohut è dato dalla caccia implacabile che il capitano Amab da a Mobby Dick , la balena bianca. Potremmo dire che Akab è stato un implacabile stolker per la balena Moby Dick.</p>
<p>Moby Dick per sfuggire ad una caccia di Akab gli aveva provocato la perdita di una gamba : metafora della ferita narcisistica ,dell’ affronto ,dell’ offesa .Da quel momento la balena bianca diventa una ossessione per il capitano che dedicherà tutta la propria vita, fino all’ autodistruzione, per catturarla, ucciderla, vendicarsi.</p>
<p>Se si legge il carteggio tra Mussolini e la Petacci nel periodo della disfatta del fascismo credo si possa trovare un altro esempio di rabbia che scaturisce dall’ offesa al narcisismo, ossia di rabbia narcisistica, è impressionante come nel carteggio il Duce non esprima un solo sentimento di colpa per le sofferenze del popolo italiano, non esprime compassione, ma solo sdegno e collera perchè il popolo irriconoscente non è è pronto a combattere per lui .</p>
<p>Il narcisismo porta a concepire l’ altro in funzione del rispecchiamento , l’ altro non può essere libero ed autonomo, non può andarsene così come uno specchio non può lasciare la parete a cui è appeso. Il narcisista ha bisogno che l’ Altro resti disponibile a confermare il suo valore, non può rinunciare alla conferma della sua identità e del suo valore che l’ altro deve fornirgli.</p>
<p>Se è possibile in poche tempo dare una prima idea di che cosa è il Narcisismo patologico è quasi impossibile in poco tempo spiegarne le cause, però ci provo.</p>
<p>L&#8217;origine non è tanto da cercare in genitori che hanno incensato troppo i figli o che li hanno viziati, ma in una carenza del rispecchiamento fatta dai genitori verso i figli quando erano piccoli. Cosa intendo per rispecchiamento ? Il volto dela madre è uno specchio per il bambino che gli permette innanzitutto di vedere sè stesso come una persona amata e dotata di valore</p>
<p>Ha scritto Virgilio nelle egloghe ;</p>
<blockquote><p>a chi i genitori non sorrisero,</p>
<p>nessun dio lo degnerà della mensa,</p>
<p>nessuna dea del suo letto.</p></blockquote>
<p>(Virgilio: Ecloga IV,vv 60-63)</p>
<p>è una frase potentissima, il poeta in poche righe condensa ed anticipa un sapere a cui si arriverà dopo secoli.</p>
<p>Molto schematicamente possiamo affermare che se il normale rispecchiamento non avviene , l&#8217; individuo nella propria vita adulta avrà costantemente bisogno di cercare una conferma del proprio valore nell&#8217; immagine di sè che gli rimanda un altro e chiederà al partner di svolgere questa funzione.</p>
<p>. ****</p>
<p>Possessività ,dipendenza affettiva, narcisismo, sono aree problematiche della mente che quando diventano tropo grandi,pervasive e dominano il funzionamento mentale ( affettivo e cognitivo ) ed il funzionamento comportamentale e relazionale, danno origine a patologie psichiatriche definite Disturbi di Personalità e qui entriamo nell’ area della patologia mentale, così come viene descritta nei manuali di psichiatria.</p>
<p>I dati della letteratura specialistica indicano che tra gli stalkers che manifestano una patologia mentale conclamata predominano i Disturbi di Personalità ,seguono , staccate, le psicosi deliranti: ( i matti).</p>
<p>Al Disturbo Antisociale di Personalità ho giò accennato.</p>
<p>Voglio solo menzionare, il Disturbo Borderline : una complessa patologia psichiatrica la cui incidenza sembra essere così in aumento che si parla di “ epidemia borderline” tra gli aspetti che caratterizzano il Disturbo Borderline di personalità vi sono proprio :</p>
<p>-sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono</p>
<p>-impulsività</p>
<p>-rabbia immotivata ed intensa.</p>
<p>Questi tratti di personalità, nel Disturbo Borderline sono così costanti e pervasivi da essere tratti rigidi e disadattativi permanenti che segnano l’ intera esistenza.</p>
<h2>Il Delirio</h2>
<p>Tra i tanti tipi di delirio esiste il deliro erotomanico che consiste nella convinzione assoluta ed impermeabile alle verifiche che una persona sia innamorata del delirante.</p>
<p>Io ho una Stalker delirante , una mia ex paziente , inossidabilmente convinta che io l&#8217; ami, ha una psicosi di tipo schizofrenico che comporta allucinazione uditive, lei sente la mia voce che le conferma il mio amore.</p>
<p>Per fortuna l&#8217; unica manifestazione del suo stalking consiste in incessanti telefonate da cui riesco a difendermi grazie alla funzione filtro del telefonino.</p>
<p>Chiudo con qualche parola sulle vittime dello stalking</p>
<h3>Che effetto provoca lo stalking su chi lo subisce ?</h3>
<p>Si può andare dal malessere che non si esprime con sintomatologia di pertinenza psichiatrica, alla reazione ansiosa o ansioso-depressiva , fino al Disturbo Post Traumatico da Stress.</p>
<p>Un collega australiano, Meares afferma che le esperienze traumatiche subite si organizzano nella memoria in un Sistema Traumatico che viene attivato da nuove esperienze traumatiche e da stimoli che in qualche modo rimandano ai traumi precedenti. Questo è un modo elegante per afferrmare che l’ effetto di uno stalking subito sarà tanto più grave se “ piove sul bagnato”, se la persona che subisce lo stalking ha fatto altre esperienze in cui è stato vittima di soprusi i cui effetti sono tanto più gravi, persistenti, destabilizzanti ,quanto più era giovane ed immatura quando li ha subiti.</p>
<p>Il concetto del Sistema del trauma proposto da Meares mi piace molto, è semplice ed utile, è applicabile non solo alla vittima ma anche allo Stalker.</p>
<p>L&#8217; ipotesi è che in chi ha subito traumi significativi , semplici no detti dal partner, normali mancanze di empatia, non accoglimento dei bisogni, riattivano il Sistema del trauma, la collera provata è rivolta non solo al partner ma anche verso le persone importanti del passato che sono state frustranti e traumatizzanti. L&#8217;individuo rivolge la collera verso la moglie che non lo capisce ma anche verso la madre che non lo ha mai capito,verso il padre che lo picchiava, in quel momento la collera contiene tutte le collere provate, come spiega Meares presente e passato si confondono.</p>
<p>Il Sistema del trauma viene allontanato dalla coscienza perchè fatto di ricordi dolorosi, di emozioni penose .Credo che venga rappresentato in quegli incubi dove bisogna lottare contro una entità malvagia e dove l&#8217; unica relazione possibile è costituita dall&#8217; odio e gli unici ruoli sono quelli di vittima o carnefice., non esiste perdono ne&#8217; compassione.</p>
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		<title>Psicoanalisi e Poesia</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 13:25:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Roncarati]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;esplorazione psicoanalitica del mondo interno del paziente che si dispiega nella relazione terapeutica tramite le vicissitudini del transfert e del contro-transfert, così come la specifica attenzione all&#8217; incontro tra mondo interno e realtà esterna, tra soggettivo ed oggettivo, fa si &#8230; <a href="https://bleger.org/psicoanalisi-e-poesia/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esplorazione psicoanalitica del mondo interno del paziente che si dispiega nella relazione terapeutica tramite le vicissitudini del transfert e del contro-transfert, così come la specifica attenzione all&#8217; incontro tra mondo interno e realtà esterna, tra soggettivo ed oggettivo, fa si che il linguaggio psicoanalitico non possa essere solo quello della scienza, rivolto al misurare ,a stabilire rapporti causa-effetto e ad esporre  fatti oggettivi.</p>
<p>La psicoanalisi si è progressivamente dotata di un linguaggio relazionale, empatico, rivolto, per dirla con la fenomenologia, più al comprendere che non al capire,un linguaggio per  operare una rielaborazione del Mondo che sia affettiva prima che cognitiva, capace di fornire validazione e ri-conoscimento all&#8217; esperienza e di dare parole che sostengono il sè impegnato ad esperire.( Quando  si sta vivendo una esperienza, la mente procede per associazioni e sensazioni non potando contare su categorizzazioni della esperienza che è in corso) . <span id="more-59"></span></p>
<p>Scrive Claudio Neri : &#8221; Gli psicoanalisti italiani, per un&#8217;antica tradizione che risale a Federn e Weiss e che è stata portata avanti da Perrotti, Musatti e Servadio, sono stati allenati a monitorare momento per momento ciò che accade in seduta; in particolare il mutare di sensazioni, atmosfere, vissuti corporei. Essi cercano con costanza il contatto emotivo con il paziente, seguono accuratamente il minuto scambio &#8211; fatto di silenzi, gesti, cambiamenti nello spazio e mutamenti della postura &#8211; tra il paziente e loro stessi, che sostiene, modifica e mette a punto la relazione terapeutica. Le percezioni vengono annotate nella mente dell&#8217;analista come osservazioni utili per seguire lo sviluppo della seduta; esse però possono anche non essere annotate come osservazioni, ma trasformate in immagini, fantasie e narrazioni che al momento opportuno potranno venire condivise (o meno) con il paziente.&#8221;<br />
Io credo che all&#8217; analisi ed alla psicoterapia psicoanalitica serve un linguaggio in grado di rappresentare i fenomeni che avvengono nell&#8217; area intermedia dell&#8217; esperienza. Intendo per area intermedia sia quella compresa tra il polo soggettivo e quello oggettivo dell&#8217; esperienza, che tra il Sé e l&#8217; Altro da sé. Per comodità espositiva, facendo riferimento alla concettualizzazione proposta da Winnicot, definisco questo linguaggio come :</p>
<p>linguaggio dell&#8217;area transazionale.</p>
<p>Certo non può essere il solo utilizzato dal terapeuta che deve saper usare anche parole precise , in grado di definire traumi avvenuti,promuovere confronti ruvidi e dolorosi esami di scomode realtà.</p>
<p>Il linguaggio dell&#8217;area transizionale è  basato più sul tatto che non sulla presa, ha il fine di rendere pensabili emozioni di cui non si era fatta esperienza., ha valenze poetiche. Gioco simbolico, risonanza affettiva,condivisone del sentire,produzione di associazioni ed immagini &#8230;&#8230; sono tutte qualità che definiscono sia questo linguaggio  sia la poesia stessa.</p>
<p>Con la poesia &#8221; Disturbo dell&#8217; umore&#8221; ho cercato di dare voce  al bisogno di comprensione di un paziente diagnosticato in base ai criteri oggettivi forniti dal manuale DSM IV, come narcisista e ciclotimico ( il cui problema psico-patologico principale è di non riuscire a riempire il vuoto ).</p>
<h3>&#8220;Disturbo dell&#8217; umore&#8221;</h3>
<p>Mi vergogno del mio umore trapezista<br />
al suono dell&#8217;applauso alto volteggia,<br />
basta una svista un fischio cade in basso<br />
più spesso in loco d&#8217;ogni luce muto.<br />
Facile per te comodo seduto<br />
sulla poltrona, trono d&#8217;analista,<br />
dirmi: – deve accettare l&#8217;insuccesso –.<br />
Provaci tu ad esistere nel vuoto<br />
strizzacervelli che vuoi darmi un voto.</p>
<p style="text-align: center;">****</p>
<p>Il rimando concettuale è , innanzitutto, all &#8221; area transizionale&#8221; descritta da Donald W. Winnicot come l&#8217;area del gioco dove soggettivo ed oggettivo si incontrano consentendo la creatività. Area che si forma solo se all&#8217; inizio della propria vita il bambino incontra una madre sufficientemente buona,(o comunque un care-giver sufficientemente buono). E&#8217; da quell&#8217; incontro che scaturisce la possibilità di un dialogo tra mondo interno e realtà esterna.</p>
<p>Molti pazienti non sono in grado di essere creativi senza correre il rischio di delirare.</p>
<p>Molti non riescono ad immettere creatività nel loro rapporto con il reale che risulta così opprimente e devitalizzato e con cui possono avere solo un rapporto imitativo e compiacente.</p>
<p>Scrive Winnicot che la creatività &#8220;è una sorta di colorazione dell&#8217;intero atteggiamento verso la realtà esterna&#8221;.<br />
&#8220;La creatività consiste nel mantenere, nel corso della vita, qualcosa che appartiene all&#8217;esperienza infantile: la capacità di creare il mondo&#8221;.</p>
<p>Come poeta ( non residente), quando scrivo sperimento il piacere di abitare l&#8217;area transizionale, il piacere del gioco simbolico che mi consente di personalizzare il mio rapporto con il mondo immettendo in esso la mia soggettività. E&#8217;una possibilità inusuale quella che dona la poesia in questi tempi concreti dove efficacia, efficienza, &#8220;evidence based&#8221; sono valori assoluti.</p>
<p>Quando un poeta nomina un oggetto, quell&#8217;oggetto lo rappresenta, diviene importante e significativo ,acquista vitalità anche se si tratta di una cosa morta, si pensi ad esempio agli &#8220;ossi di seppia&#8221; di Montale.</p>
<p>Un esempio clinico tra i tanti possibili dell&#8217;importanza dell&#8217;area transizionale per riuscire ad immettere la propria soggettività nel mondo, ricrearlo senza però perdere il rapporto con la realtà condivisa, insomma senza delirare, lo fornisce una mia paziente: L.<br />
Il primo incontro con L è iniziato in modo drammatico e ha comportato un ricovero obbligatorio in psichiatria.</p>
<p>Quando l&#8217;ho conosciuta L era in avanzato stato di gravidanza, allontanatasi da casa vagava per la città. Delirava, negava che il padre del bambino che portava in grembo avesse avuto qualsiasi ruolo nel concepimento.</p>
<p>Quell&#8217;uomo l&#8217;aveva delusa, non poteva essere lui il genitore di suo figlio.</p>
<p>L&#8217;aveva lasciato ed ora affermava che il concepimento era il frutto della sua unione con una persona speciale individuata in un cantautore famoso, ma a volte questa persona diveniva una sorta di entità immateriale come lo Spirito Santo.</p>
<p>Ora L sta molto meglio, dipinge e scrive poesie grazie all&#8217;arte riesce a separare e mettere in contatto il mondo interno degli affetti e dei desideri con la realtà esterna e condivisa.</p>
<p>Nella sua vita c&#8217;è ancora la presenza sempre più immaginaria e sempre meno delirante di un compagno ideale, a volte ne avverte la presenza, in passato ne sentiva anche la voce,ma riesce sempre più a collocarla nel mondo della fantasia come avviene quando lo descrive con struggenti parole d&#8217;amore in una poesia che conclude così: &#8220;Tutti mi dicono che non esisti – tu esisti nel mio desiderio&#8221;.</p>
<p>Delirio e poesia si escludono reciprocamente, dove ci sono metafore e similitudini non c&#8217;è il delirio. Quando Dino Campana scriveva i &#8220;Canti orfici&#8221; era strano, eccentrico, ma non matto, Quando è impazzito non ha più scritto una sola poesia.<br />
Con la poesia L pare dimostrare di riuscire a ritrovare l&#8217;accesso all&#8217;area transazionale, per dirla con Winnicot può dare la propria coloritura al reale, mantenendo però un rapporto con esso.</p>
<p>All&#8217;opposto di chi come L delira ci sono quei pazienti iper-oggettivi descritti da Winnicot come :&#8221;Falsi Sé&#8221; che con il reale possono solo avere un rapporto imitativo, per cui la vita è un susseguirsi di accadimenti senza risonanza interiore, vivono nella oggettività e il loro raccontarsi è solo cronaca di fatti.</p>
<p>Al rapporto imitativo con la realtà si riferisce la mia poesia:</p>
<h3>&#8220;Normopatia&#8221;</h3>
<p>Abbiamo pensieri già pensati<br />
ognuno appeso dentro alla mente<br />
pronto all&#8217;uso come un indumento<br />
nell&#8217;armadio, solo da indossare.<br />
Per quanto poi riguarda i sentimenti<br />
ci affidiamo al telegiornale<br />
che trasmettendoci immagini cruente<br />
ci mostra il mostro che è da odiare,<br />
c&#8217;è poi la moda in obbedienza a Dio<br />
di perdonarlo, buoni, per Natale.<br />
Infine i consigli per gli acquisti<br />
danno prove che il tripudio esiste<br />
se l&#8217;intestino ritorna puntuale<br />
vincendo la stipsi che fa tristi.<br />
Noi si lascia tutte agli anormali<br />
le ciarle degli psicoanalisti</p>
<p>Oltre a Winnicot molti autori , (tra i quali Balint, Bion, Fonaghy&#8230;.) hanno dato fondamentali apporti per definire un linguaggio terapeutico rivolto al dare forma alla esperienza così come avviene nell&#8217; area di transizione tra soggettivo ed oggettivo, mondo interno e realtà esterna, quell&#8217; area da cui origina il nostro sé ed il nostro flusso di coscienza.</p>
<p>Per non appesantire il discorso mi limito a citare solo Russel Meares che in &#8220;Intimità ed alienazione&#8221; scrive:</p>
<p>&#8220;Durante il gioco simbolico il bambino prende le cose del mondo che non sono le sue e le trasforma &#8230; la foglia in una barca, il bastone in un uomo, la pietra in un mostro&#8221;. &#8220;Nel gioco dunque gli oggetti alieni del mondo vengono trasformati in cose che vengono avvertite come mie. Sono permeate &#8230; di una specie di calore e di intimità&#8221;.</p>
<p>&#8220;Il gioco simbolico, il linguaggio particolare e la forma del gioco del bambino sono espressioni di una particolare forma di attività mentale che trasforma sia gli oggetti sia le parole del mondo esterno nei pensieri e nelle parole del mondo interiore e personale&#8221;.<br />
Il gioco simbolico porterà poi alla possibilità di sviluppare quello che Meares definisce il linguaggio del sé, cioè un linguaggio non lineare, basato sulle associazioni, che corrisponde al monologo interiore.</p>
<p>Meares indica la necessità per il terapeuta di: &#8220;creare un&#8217;atmosfera di connessione con un&#8217;altra persona che permetta al gioco simbolico di venire alla luce e che è necessaria per la nascita di una vita interiore e per giungere alla sensazione di essere vivi. E&#8217; questo, dunque il primo compito di un terapeuta&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;">****</p>
<p>Possiamo tutti testimoniare che quando cerchiamo di definire una esperienza nuova, affettivamente importante ,quindi non ancora codificata da termini ormai acquisiti, ci scopriamo a cercare un linguaggio con aspetti poetici, associativo, non linearmente logico e quando ci riusciamo ne traiamo piacere e sentiamo che quella esperienza entra a fare parte di noi.</p>
<p>Non sono in grado di fornire una definizione esaustiva dell&#8217; aggettivo &#8220;poetico&#8221;. Posso affermare che il linguaggio poetico cerca l&#8217; incontro tra immaginazione, sensorialità e significato .</p>
<p>In questo articolo propongo alcune annotazioni facendo riferimento alle figure retoriche mediante le quali la poesia prende forma e arriva al cuore del lettore .</p>
<p>La metafora comporta un trasferimento di significato nel campo semantico, quindi consente di parlare degli affetti senza imprigionarli subito con parole troppo oggettive, o scontate. Riporto una poesia di Goethe che è una ottima metafora dei limiti di un approccio conoscitivo teso ad afferrare la mente per esaminarla scientificamente :</p>
<p>Attorno alla fonte volteggia<br />
La cangiante libellula;<br />
m&#8217;incanto a contemplarla:<br />
ora è scura ora è chiara,<br />
come il camaleonte<br />
da rossa si fa azzurra<br />
e da azzurra a verde.<br />
Se potessi vedere<br />
da vicino le sue tinte!</p>
<p>Frulla si libra, è sempre in moto!<br />
ma zitto, ora si posa sul salice.<br />
ecco, ecco, sono riuscito a prenderla!<br />
e adesso che la osservo attentamente<br />
vedo solo un blu cupo e malinconico-</p>
<p>Ben ti sta, analista delle tue gioie!</p>
<p>Goethe</p>
<p>La metafora è largamente impiegata in analisi, ricordo a tale proposito che per Stern è uno strumento terapeutico di primaria importanza e la metafora terapeutica può divenire una &#8221; chiave&#8221; che consente di comprendere e cambiare la vita di un paziente.</p>
<p>La metafora in psicoanalisi non può certo essere &#8220;ermetica&#8221; e deve riproporre al paziente elementi che appartengono a lui ed alla relazione paziente/analista, evitando una colonizzazione della mente del primo componente della coppia analitica,con parole che esprimono solo la creatività del secondo.</p>
<p>Un buon esempio di utilizzazione della metafora nell&#8217; ambito del rapporto psicoterapeutico ce l&#8217;ha fornito la collega dott.ssa Laura Lazzarini esponendo nel Gruppo di Studio e Ricerca Psicoanalitico di Rimini il caso di un paziente da lei seguito.</p>
<p>Il paziente, segnato da gravissimi traumi  passati ed attuali, si difende dalla depressione utilizzando difese paranoidi.</p>
<p>La collega gli propone l&#8217; immagine metaforica di un cecchino in uno scenario di guerra</p>
<p>La metafora racchiude  tutta la  storia del paziente, contiene il suo incontro con la morte, la paura,la solitudine ,l&#8217; essere sia vittima che carnefice, l&#8217; angoscia persecutoria che lo costringe alla costante necessità di riconoscere i &#8220;nemici&#8221;.Parla di lui e del  rapporto terapeutico dove l&#8217; analista corre il rischio  costante di   venire  fatta fuori.</p>
<p>La metafora è nata dall&#8217; incontro tra analista e paziente, comunica al paziente che  è contenuto nella mente dell&#8217; analista, quindi è già terapeutica.</p>
<p>La Dott.ssa Lazzarini ha avvertito la necessità di parlare in gruppo del paziente per riuscire  a capirlo in pieno, eppure con quella metafora ha  dimostrato di averlo già perfettamente compreso.</p>
<p>La metafora consente di veicolare una comprensione relazionale, affettiva, basata sull&#8217; incontro .</p>
<p>Scriveva Freud &#8221; l&#8217; inconscio si rivela in simboli o metafore e la psicoanalisi per entrare in contatto con l&#8217; inconscio cerca di usare il suo linguaggio metaforico. &#8221;</p>
<p>L&#8217; originario approccio freudiano prevedeva un uso delle metafore da parte del terapeuta come di una illustrazione a mezzo &#8221; di una immagine esemplare, intuitiva e calzante &#8230; di una verità che tuttavia esiste in sé al di là del gioco e della forza espressiva della metafora &#8221;</p>
<p>Oggi, in una visione più moderna e complessa della realtà e del linguaggio &#8220;la metafora può apparire di per sé forma di conoscenza, di costruzione di realtà &#8220;( Gian Paolo Scano).</p>
<p>Scrive a tale proposito Umberto Eco : &#8221; Quando le figure retoriche sono usate in modo creativo esse non servono ad abbellire un contenuto già dato ma contribuiscono a delineare un contenuto diverso &#8221; .</p>
<p>La parola poetica stabilisce accostamenti, collegamenti, correlazioni tra pensiero, affettività, sensorialità ,tra diverse percezioni e rappresentazioni del reale, tra affetti contrastanti&#8230;</p>
<p>Gli accostamenti si realizzano mediante similitudini.</p>
<p>La similitudine, è il creare associazioni di idee mediante l&#8217;uso del come</p>
<p>&#8220;si sta come<br />
d&#8217;autunno<br />
sugli alberi<br />
le foglie.&#8221;<br />
Giuseppe Ungaretti</p>
<p>Questa , invece l&#8217; ho scritta io:</p>
<h3>&#8220;Lo psicotico&#8221;</h3>
<p>Per ogni oscuro psicotico,<br />
la vita è un atto eroico<br />
come stare nel mesozoico<br />
tra le zampe d&#8217;un dinosauro,<br />
o nel labirinto minoico<br />
tra le corna del Minotauro.</p>
<p>Gli accostamenti poetici si possono realizzare anche mediante altre figure retoriche tra cui sinestesie ed ossimori .<br />
La sinestesia consiste nell&#8217; accostamento di termini che appartengono a sfere sensoriali diverse.</p>
<p>&#8221; Io venni in loco d&#8217; ogni luce muto&#8221;( Dante Alighieri)</p>
<p>Questa sinestesia credo che possa essere una efficace descrizione poetica dell&#8217; inferno della depressione grave e l&#8217; ho utilizzata come terapeuta e come poeta.</p>
<p>L&#8217; ossimoro è una figura retorica che accostando termini opposti consente di dare forma con potenza espressiva e con immediatezza a sentimenti contrastanti.</p>
<p>Ci sono pazienti che espongono i terapeuti ad un- silenzio assordante-</p>
<p>terapeuti che trasmettono ai pazienti un -freddo calore-</p>
<p>Le ultime due annotazioni riguardano la sensorialità ed il simbolo</p>
<p>Antonello Correale descrivendo quei pazienti che non riescono ad inscrivere affetti caotici e travolgenti in una griglia linguistica, a causa di traumi subiti durante la loro crescita, afferma:</p>
<p>&#8220;A me sembra che per affrontare il tema del trauma e delle esperienze traumatiche ripetitive noi ci dobbiamo dotare di un linguaggio che sia sufficientemente poetico. Intendo per poetico un linguaggio che sia molto impregnato di sensorialità, ma una sensorialità che ha delle valenze narrative, delle valenze comunicative, per cui all&#8217;interno delle immagini sensoriali ci sia come una apertura verso una scena più ampia che è prevalentemente la scena che la persona cerca di raccontare&#8221;.</p>
<p>Correale definisce il linguaggio poetico come impregnato di sensorialità. L&#8217;attenzione alla sensorialità del linguaggio credo che sia un altro punto di incontro tra poesia e psicoanalisi e forse tra psicoanalisi ed estetica .Vale la pena di ricordare che Boumgarten , fondatore dell&#8217; estetica moderna definisce l&#8217; estetica come la scienza della conoscenza sensibile, dando alla rete sensoriale una sua specifica ed autonoma funzione conoscitiva.</p>
<p>E&#8217; nel DNA psicoanalitico, a partire dal primo modello pulsionale l&#8217; attenzione al rapporto mente-corpo, sensorialità-pensiero.<br />
Possiamo pensare alle prime interpretazioni psicoanalitiche sottese solo dalla teoria pulsionale, (con i continui rimandi al corpo ed alla libido) anche come a delle metafore intrise di sensorialità. La  psicoanalisi credo che spesso presti una attenzione, forse intuitiva, all&#8217; aspetto sensoriale della parola , inteso non tanto come suono e ritmo, ma come la possibilità della parola di evocare sensazioni percettive.</p>
<p>Pensiamo a termini semplici che usiamo con i nostri pazienti quali : si sente leggero, si sente appesantito, o a interpretazioni complesse,ad es. &#8220;a quanto pare le mie parole le sono risultate indigeste ed ora vuole vomitarle&#8221;. Tutte  queste espressioni permettono un collegamento comunicativo con quella prima consapevolezza del sè che è innanzitutto sensoriale e percettiva.<br />
Scrive Lucia Pancheri : &#8220;la sensorialità influenza immediatamente lo stato di coscienza e il senso di sé, forse perché le percezioni sensoriali possiedono una vividezza e un&#8217;immediatezza che funzioni intellettuali più complesse, come il pensiero, non possiedono e sono in rapporto più diretto con le emozioni.&#8221;&#8230;&#8230;..</p>
<p>Di sensorialità si è  occupato Bion; nel suo complesso e affascinante modello psicoanalitico teorizza che gli stimoli sensoriali devono essere trasformati dalla funzione mentale chiamata alfa, una funzione relazionale che nasce all&#8217; inizio del rapporto tra madre e figlio, grazie alla capacità della madre di contenere le emozioni e le esperienze sensoriali che il bambino non riesce ad elaborare.</p>
<p>I pazienti psicotici hanno un difetto della funzione alfa che li rende esposti al rischio costante di impazzire per una sovra-stimolazione sensoriale ed emotiva. Suggestiva a questo proposito  l&#8217; immagine del &#8220;girasole impazzito di luce&#8221; proposta da Montale.</p>
<p>Dall&#8217;associazione tra questa immagine, il modello di Bion ed i pazienti che si chiudono in casa, definiti in Giappone Hikikimori è nata la mia poesia</p>
<h3>&#8220;Hikikimori&#8221;</h3>
<p>Il dolore scuce la mente<br />
aprendola in ampi fori<br />
così che il Sole fuori<br />
entra lancinante e la violenta.<br />
Come il fiore di Montale<br />
pazzo di luce, cerca l&#8217;ombra<br />
chiude gli scuri alla finestra<br />
il pallido ragazzo Hikikimori.<br />
Servono parole poetiche<br />
nella sua stanza ingombra,<br />
chiedono, arresi, i genitori<br />
farmaci da dargli di nascosto<br />
insapori inodori incolori.</p>
<p>In psicoanalisi come in poesia vengono fornite sempre e solo  parole, cioè simboli &#8211; Il simbolo rimanda ad un&#8217;assenza.</p>
<p>La psicoanalisi e la psicoterapia psicoanalitica   possono fornire al paziente parole che l&#8217; accarezzano ma non  carezze reali. Tutta la comprensione possibile , il tatto, l&#8217; empatia, la vicinanza sono sempre e solamente mediate dalle parole, mai da un incontro di corpi e/o dalla assunzione di un ruolo diverso di quello del terapeuta. Parole  nate  dall&#8217; incontro tra terapeuta e paziente che si svolge sempre all&#8217; interno della cornice del setting., quindi con un orario programmato, posizioni mantenute, il pagamento&#8230;. Un paziente esprime intense angoscie abbandoniche, il terapeuta stabilisce un caldo contatto empatico, ma l&#8217; ora finisce e arrivederci alla prossima volta, al paziente rimangono le parole.<br />
.<br />
Psicoanalisi e poesia sono entrambe impegnate nel darci la possibilità di esistere attorno al sentimento di mancanza. (In particolare la psicoanalisi Kleiniana ha teorizzato che la creatività nasce a partire da vissuti depressivi di mancanza e dalla accettazione di questi.)</p>
<p>Un piatto di spaghetti senza vongole diventa un piatto di &#8220;spaghetti alle vongole scappate&#8221;, questa ricetta campana è una produzione simbolica , è una operazione poetica, è &#8221; presenza fatta d&#8217;assenza&#8221;( e &#8221; presenza fatta d&#8217; assenza&#8221; è un ossimoro di J. Lacan .)</p>
<p>Accontentarsi dei simboli non è cosi scontato, a tal proposito propongo in chiusura le mie due poesie :&#8221; Trauma della nascita&#8221; e &#8220;Dipendenza dallo psicoanalista&#8221;.</p>
<h3>&#8220;Trauma della nascita&#8221;</h3>
<p>Cianotico uscito dalla pancia<br />
mi ha dato il benvenuto l&#8217;asfissia<br />
neonato ho conosciuto l&#8217;ansia.<br />
Io del grembo conservo nostalgia:<br />
senza avere fatto l&#8217;esperienza<br />
della strettoia nel fondo dell&#8217;imbuto,<br />
al suono del battito cardiaco<br />
fluttuavo in una danza lenta<br />
Cresciuto, ho un analista tondo<br />
nel suo lettino cerco la placenta.</p>
<h3>&#8220;Dipendenza dallo psicoanalista&#8221;</h3>
<p>Lo psicoanalista non va in ferie<br />
sarebbe imperdonabile mancanza<br />
come per un dentista che con la carie<br />
aperta ti lascia, va a casa e pranza.<br />
Un maestro di sci nel fuoripista<br />
si stanca, ti lascia alle intemperie.<br />
Il mio se la può scordare la vacanza<br />
se non fornisce motivazioni serie.<br />
Se vuole il mare, prima mi guarisca.<br />
Lo tengo chiuso a chiave nella stanza.</p>
<h2>Bibliografia</h2>
<p>Fernando Bollino, &#8221; Nuove lezioni di estetica&#8221; CLUEB Bologna 2011</p>
<p>Antonello Correale, &#8220;Memoria implicita, area traumatica e schemi emozionali&#8221;, on line in Gruppo di studio per il disturbo border line di personalità</p>
<p>Umberterto Eco, &#8221; Trattato di semeiotica generale&#8221;, Boringhieri Milano 1975</p>
<p>Peter Fonagy, &#8221; La mentalizzazione nella pratica clinica&#8221;, Raffaello Cortina  Milano 2010</p>
<p>Russel Meares,&#8221; Intimità e alienazione &#8220;, Raffaello Cortina Milano 2005</p>
<p>Claudio Neri, &#8221; La nozione allargate di campo in psicoanalisi&#8221;, Rivista di Psicoanalisi 2007 vol. 1</p>
<p>Lucia Pancheri, &#8221; Analisi della sensorialità nel romanzo il Profumo di Patrick Suskind&#8221;, On line in Psychomedia</p>
<p>Claudio Roncarati, &#8220;La fata fatua e lo psichiatra&#8221;, Co-edizione CFR &#8211; Alpes Roma 2011</p>
<p>Donald W. Winnicot,</p>
<ul>
<li>&#8220;Gioco e realtà&#8221;, Armando Roma 1974</li>
<li>&#8221; Dalla pediatria alla psicoanalisi, scritti scelti!&#8221;, Martinelli Firenze 1981</li>
</ul>
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