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	<title>Scuola di prevenzione Josè Bléger, Rimini &#187; Laura Buongiorno</title>
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	<description>Scuola di prevenzione, psicanalisi operativa e concezione operativa di gruppo.</description>
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		<title>Vincolo ed  emergente nei gruppi di formazione della scuola Bleger</title>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2014 18:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Buongiorno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel Maggio 2013 a Rimini ci siamo confrontati sulla lettura degli Emergenti nei Gruppi operativi coordinati nella scuola Bleger di Rimini e nella scuola area3 di Madrid. Leggendo i testi in parallelo si sono potute vedere analogie e differenze. Mentre &#8230; <a href="https://bleger.org/vincolo-emergente-gruppi-formazione-scuola-bleger/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel Maggio 2013 a Rimini ci siamo confrontati sulla lettura degli Emergenti nei Gruppi operativi coordinati nella scuola Bleger di Rimini e nella scuola area3 di Madrid.</p>
<p>Leggendo i testi in parallelo si sono potute vedere analogie e differenze.</p>
<p>Mentre il dispositivo di area3 è sempre costituito da coordinatore e osservatore con lettura di emergenti con alternanza di ruoli anche rispetto all&#8217;informazione che uno di loro tiene prima di ogni gruppo, nei gruppi operativi della scuola Bleger è previsto sempre il solo coordinatore tranne in quella occasione in cui il dispositivo ha visto coordinatore e osservatore.</p>
<p><span id="more-209"></span>L&#8217;informazione è sempre tenuta da un terzo.</p>
<p>Abbiamo già visto che non è tanto importante sapere quale sia il miglior dispositivo,bensì vedere quali sono le condizioni che rendono possibile un inquadramento vale a dire perchè area3 ha deciso di impegnare coordinatore e osservatore e la scuola Bleger solo il coordinatore.</p>
<p>Il mio contributo alla discussione sull&#8217;Emergente sarebbe quello di riportare come coordinatore per l&#8217;intero primo anno di scuola Bleger le differenze emerse tra i diversi dispositivi nei gruppi che prevedevano solo il coordinatore e quelli dove c&#8217;erano coordinatore e osservatore.</p>
<p>Il lavoro riguarda dunque livelli diversi che sono tra le due scuole e nella Bleger tra i due dispositivi</p>
<p>Tornando alla questione iniziale, coordinatore e osservatore entrambi sono incaricati perchè il gruppo realizzi il suo lavoro, i loro ruoli sono di farsi carico degli elementi di base che inquadreranno lo sviluppo del gruppo, poi emerge l&#8217;elemento fondamentale che riassume le loro funzioni e che assicura le previsioni: lo schema referenziale.(ECRO)</p>
<p>Lo schema referenziale è ciò che rassicura il futuro del gruppo operativo.</p>
<p>Lo stesso schema è costituito dalla formazione di entrambi (coordinatore-osservatore), che dipende dal tipo di apprendimento effettuato non solo in riferimento alla professione, ma anche nella vita sociale.</p>
<p>Così il gruppo operativo esige anche che il coordinatore e l&#8217;osservatore abbiano una collocazione determinata dall&#8217;insieme delle passate esperienze.</p>
<p>In questa dialettica si organizzano e si strutturano gli apprendimenti del coordinatore e dell&#8217;osservatore del gruppo operativo.</p>
<p>Per essere più espliciti e cercando di discriminare ciascuna delle funzioni possiamo dire:</p>
<p>1 – Il coordinatore ha come funzione quella di interpretare e segnalare quello che va succedendo. Si incarica di effettuare l&#8217;enunciazione che unirà la tematica verbalizzata con quella del funzionamento gruppale, dando così un elemento di organizzaione nel momento in cui il gruppo è sommerso dall&#8217;ansia nella discussione del tema. E&#8217; lui che deve mostrare la molteplicità, segnalando gli elementi contraddittori che la costituiscono, che emergono però durante l&#8217;accadere gruppale come parti divise tra loro e senza connessione.</p>
<p>Il compito centrale del coordinatore consiste nell&#8217;indicare questa connessione, la quale così avvolta, porta in sé l&#8217;elemento vissuto e pensato del gruppo nell&#8217;esercizio del compito, che a sua volta, però, va ad occultarsi nell&#8217;attitudine disorganizzativa (ansia) nella quale il gruppo si dibatte nella scelta se assumere o no il compito.</p>
<p>2 – L&#8217;osservatore ha come fondamentale lavoro quello di organizzare gli elementi Emergenti del gruppo, per poterli ritornare al gruppo (lettura degli emergenti 20 minuti prima della fine dell&#8217;incontro), oppure per rielaborarli poi con il coordinatore che ristrutturerà la prospettiva che entrambi avevano del gruppo e poter così cominciare l&#8217;incontro successivo.</p>
<p>L&#8217;osservazione è essenzialmente un compito di ricerca mentre sul versante della coordinazione l&#8217;accento è posto più sulla operatività.</p>
<p>Entrambe si complementano e costituiscono piani distinti di lavoro di coordinamento nel gruppo non se ne può privilegiare una, in quanto tra loro non esiste sovrapposizione, ma complementarietà. L&#8217;osservatore può anche essere integrante al gruppo, osservatore partecipante, emettendo segnali sulla situazione. Questa partecipazione deve però essere concepita all&#8217;interno delle linee del coordinatore.</p>
<p>Se si prendessero in considerazione le analogie dei gruppi delle due scuole (qui non è possibile riportare gli Emergenti per un problema di tempo) si potrebbe vedere che il percorso confusionale iniziale, le difficoltà di comunicazione, le paure individuali e l&#8217;assenza di interrelazioni vincolari sono comuni nei gruppi sia dove c&#8217;è solo il coordinatore sia anche con l&#8217;osservatore.</p>
<p>Nel nostro caso alla fine di ogni gruppo viene fatta tra il coordinatore e l&#8217;informatore una discussione sugli Emergenti, che serve anche per la successiva informazione e coordinazione.</p>
<p>Una volta specificati i campi di lavoro, dirò alcune cose sull&#8217;Emergente</p>
<blockquote><p>“La nozione di Emergente non può essere capita fuori dalla nozione di Vincolo”</p></blockquote>
<p>(A.Bauleo)</p>
<p>Pichon Riviere arriva alla nozione di Vincolo dopo un percorso dentro la stessa Psicaonalisi.</p>
<p>La nozione di Vincolo si pone, quando viene enunciata alla fine degli anni &#8217;50 un po&#8217; come riassun-</p>
<p>to di una teoria dell&#8217;identificazione, il problema della relazione d&#8217;oggetto, il problema del rapporto analitico, un&#8217;idea di Gruppo.</p>
<p>La nozione di Vincolo si pone allora come la fine di un certo percorso: finisce attorno a questa nozione l&#8217;idea che c&#8217;è un oggetto ed un osservatore, lontano estraneo a questo oggetto.</p>
<p>D&#8217;ora in poi l&#8217;oggettività ha a che vedere con la soggettività e il “contesto”, senza il quale il rapporto non esiste. Molte volte è il contesto a darci la soluzione di una problematica.</p>
<p>Quando parliamo di Vincolo osserviamo il rapporto tra due elementi e la struttura che si organizza quando essi si combinano.</p>
<p>Edgar Morin nel “Metodo” parla di principio di emergenza e del pricipio di vincolo nelle organizzazioni sociali e dice che si opera l&#8217;organizzazione tramite vincoli che in determinati momenti inibiscono il gioco di processi relativamente autonomi.</p>
<p>Questo problema dei vincoli si pone in maniera a un tempo ambivalente e tragica quando la società impone le sue coercizioni e le sue repressioni su ogni attività, da quelle sessuali a quelle intellettuali</p>
<p>Così pure nelle società storiche, il dominio gerarchico, le oppressioni e le schiavitù inibiscono e im</p>
<p>pediscono le potenzialità creative di coloro che si trovano a subire tali domini e oppressioni.</p>
<p>Tutto questo ci serve per mostrare che i gruppi si differenziano non soltanto sulla base dei loro costituenti fisici o dei loro schemi di riferimento, ma anche sulla base del tipo di produzione dei Vincoli e delle Emergenze.</p>
<p>Il Gruppo Operativo è un tutto che prende forma nello stesso tempo in cui si trasformano i suoi elementi.</p>
<p>L&#8217;idea di emergenza è inseparabile dalla creazione di una nuova forma che costituisce un tutto.</p>
<p>Si potrebbe rappresentare partendo da un gruppo-raggruppamento per andare da una parte verso la globalità attraverso gli Emergenti e dall&#8217;altra verso la qualità attraverso i Vincoli delle interrelazioni così da poter rappresentare il processo gruppale.</p>
<p>Vale a dire a una maggior ricchezza nella diversità potrebbe corrispondere una maggior ricchezza nell&#8217;unità se questa fosse fondata sulla comunicazione reciproca e non sulla coercizione.</p>
<p>Così qualità dell&#8217;unità globale e sviluppi della differenza/diversità da una parte e qualità emergenti interne e esterne segnalate dall&#8217;altra andrebbero tutte di pari passo.</p>
<p>Per questo si può dire che le relazioni tra le parti differenti e diverse e fra le parti e il tutto non sono</p>
<p>altro che rispettivamente Vincoli e Emergenti.</p>
<p>Emerge dunque la necessità che nel processo le forze di comunicazione, affinità, connessione predominino sulle forze di repulsione, di esclusione, dissociazione.</p>
<p>Il Gruppo Operativo costituisce una realtà nuova dal punto di vista strutturale, dal punto di vista qualitativo, nello spazio e nel tempo. Il processo trasforma una diversità discontinua di elementi in una forma globale.</p>
<p>Gli Emergenti sono le proprietà globali e particolari che determinano la trasformazione, il cambiamento in parti di un tutto e la diversità in unità senza annullare la diversità.</p>
<p>Due facce, Vincolo e Emergente, dello stesso processo: una manifesta e una latente.</p>
<p>Ci troviamo davanti a concetti chiave: Vincolo e Emergente tra formazione e cambiamento. Tutto ciò che forma trasforma.</p>
<p>Questo principio deve diventare attivo e dialettico non solo nel gruppo ma in tutti gli ambiti perché formazione e trasformazione costituiscano un circuito ininterrotto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Madrid Maggio 2014</p>
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		<title>Violenza istituzionale violenza familiare: la relazione introduttiva al convegno della scuola Bleger</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jun 2013 09:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Buongiorno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Per introdurre brevemente il percorso storico sociale ed economico che oggi ci porta a parlare di violenza istituzionale e violenza familiare pare opportuno ricordare il movimento delle donne nato negli ultimi decenni dell&#8217;Ottocento e nel primo ventennio del Novecento, ispirato &#8230; <a href="https://bleger.org/violenza-istituzionale-violenza-familiare-la-relazione-introduttiva-al-convegno-della-scuola-bleger/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per introdurre brevemente il percorso storico sociale ed economico che oggi ci porta a parlare di violenza istituzionale e violenza familiare pare opportuno ricordare il movimento delle donne nato negli ultimi decenni dell&#8217;Ottocento e nel primo ventennio del Novecento, ispirato a tesi liberali come richiesta di uguaglianza di diritti secondo la legge (voto, proprietà, accesso all&#8217;istruzione e alle libere professioni).</p>
<p>Il movimento conquisterà solo parte dei diritti richiesti, diritti che ancora oggi spesso si constata che sono solo sulla carta.</p>
<p>La tesi di fondo che distingue l&#8217;orientamento socialista da quello liberale sul problema dell&#8217;emancipazione e liberazione della donna è che,perchè le condizioni di subordinazione materiale delle donne e dei proletari cambino realmente, è necessario realizzare, tramite la rivoluzione, una società nella quale possano scomparire tutte le forme di subordinazione dei proletari (uomini e donne) rispetto ai capitalisti, delle donne rispetto agli uomini.</p>
<p>Tematiche relative alla condizione di subordinazione della donna sono presenti nel corso dell&#8217;Ottocento sia in teorici cosidetti “utopisti” (da Robert Owen a Charles Fourier) sia in donne impegnate nelle lotte operaie dalla metà del secolo in poi (Flora Tristan, le donne del &#8217;48 parigino quelle della Comune del 1871).</p>
<p><span id="more-67"></span></p>
<p>L&#8217;elaborazione più organica di tale tematica è presente negli scritti di Karl Marx e di Friedrich Engels , sin dagli anni quaranta e soprattutto come viene riconosciuto dalle storiche del femminismo, in due scritti : uno liberale “L&#8217;asservimento delle donne” del 1869 di Mill e “L&#8217;origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato” di Engels del 1884, sulla problematica femminile.</p>
<p>Engels parla di trasformazioni sociali e culturali dei rapporti tra donne e uomini in fasi della preistoria dell&#8217;umanità, nelle quali prevale l&#8217;economia della caccia e della raccolta e dove c&#8217;è una divisione del lavoro tra donne e uomini, ma non una subordinazione delle donne agli uomini. Anzi la condizione delle donne in quanto fonte di vita è esaltata nelle religioni primitive nelle quali è la dea madre, simbolo della fecondità, che costituisce il momento più alto di venerazione religiosa.</p>
<p>Le cose cambiano gradualmente quando l&#8217;umanità in alcune zone passa allo stadio dell&#8217;allevamento del bestiame, della agricoltura organizzata , delle guerre per la conquista di terre e di schiavi.</p>
<p>L&#8217;uomo diventa il protagonista , il capofamiglia, il proprietario del territorio.</p>
<p>Questo passaggio rappresenta la grande sconfitta storica delle donne che da protagoniste diventano schiave ,oggetti di proprietà del marito.</p>
<p>Nasce la famiglia patriarcale e con essa la schiavitù della donna verso l&#8217;uomo.</p>
<p>In una linea di continuità con le tendenze socialiste dei movimenti politici più avanzati le ultime pensatrici femministe hanno ricordato l&#8217;uso insistente delle analisi freudiane a sostegno delle loro tesi, nonostante i molteplici attacchi mossi da una certa parte femminista.(Psicoanalisi e femminismo, di Julier Mitchell 1974) .</p>
<p>Freud ha indicato i condizionamenti psichici del rapporto uomo &#8211; donna oltre che le origini storiche.</p>
<p>Basti ricordare “Totem e tabù”. Il totem (il padre assassinato divinizzato dopo la morte) e il tabù dell&#8217;incesto (il divieto dei rapporti sessuali con consanguinei e conseguente scambio delle donne)</p>
<p>Ma è la comparsa sempre del 1974 del volume “Speculum” della psicanalista Luce Irigaray che la discussione sulle tematiche femministe riceve un nuovo slancio.</p>
<p>L&#8217;opera propone una fondazione della teoria della “differenza sessuale “attraverso una analisi critica sia delle tesi di Freud sia dell&#8217;intera tradizione filosofica occidentale, da Platone a Hegel.</p>
<p>Entrambe convergono nella tesi della essenzialità della differenza sessuale in una maniera che esalta e non reprime la sessualità femminile, di fronte alla quale sia la filosofia sia la psicanalisi, portatrici di pregiudizi maschilisti, sono rimaste cieche.</p>
<p>L&#8217;analisi più dettagliata è dedicata al notissimo mito della caverna proposto da Platone.</p>
<p>La caverna è l&#8217;equivalente per Irigaray dell&#8217;utero materno da cui nasce l&#8217;essere umano; è lo speculum che si contrappone allo “specchio” esterno /il Sole Il bene/; è il luogo dell&#8217;assenza, del vuoto, è la sede dell&#8217;ignoranza e della passività.</p>
<p>La caverna è il simbolo della donna, l&#8217;esterno della caverna è il simbolo dell&#8217;uomo.</p>
<p>Quando negli anni &#8217;80 il movimento femminista entra in crisi, come movimento organizzato, la sua eredità politica e teorica non si disperde.</p>
<p>Se il movimento femminista entra in crisi quasi ovunque, non entra in crisi il movimento di liberazione delle donne.</p>
<p>I motivi centrali, quelli relativi alla parità dei diritti tra uomo e donna, non vengono abbandonati anche perchè quei diritti sono oggetto di continua minaccia in alcuni paesi o ancora di conquista in altri.</p>
<p>I temi cari all&#8217;orientamento socialista del movimento come lo sfruttamento economico ricompaiono oggi con forza , anche nei paesi più avanzati nei quali la reazione liberista produce immediatamente un arretramento della condizione economica delle donne e maggiori difficoltà di accesso al mercato del lavoro, in particolare per le donne delle minoranze etniche.</p>
<p>Il generale peggioramento della condizione sociale delle donne, in alcuni paesi, offre nuovo vigore alla differenza sessuale come luogo dell&#8217;oppressione femminile sia nella sfera pubblica (mercato del lavoro, presenza nelle istituzioni) sia in quella privata (famiglia).</p>
<p>Il lavoro teorico connesso alle tematiche contro” l&#8217;omofobia” collegate non solo al pensiero femminile ma anche a autori come Derrida, Foucault, Deleuze degli anni &#8217;80, pone problemi di natura più generale relativi al “ come” e al “quando” si costituisce un “soggetto”, un&#8217;identità, addirittura un “corpo”, con le sue caratteristiche,scelte, orientamenti sessuali ma anche con aspetti più generali di “costruzione” del soggetto.</p>
<p>La violenza non è un comportamento inacettabile, è un REATO.</p>
<p>La violenza è potere e il potere è come una droga: difficile da abbandonare.</p>
<p>Per la maggior parte gli uomini violenti hanno subito aggressione diretta o indiretta da bambini.</p>
<p>Questo spiega in parte la violenza alla quale sono improntati i loro rapporti con le donne ma non li giustifica.</p>
<p>Raramente è un sincero desiderio di cambiare che li spinge a chiedere di essere indirizzati ai centri di sostegno per uomini violenti che oggi cominciano ad esserci anche da noi.</p>
<p>Li frequentano a volte riluttanti per uno scopo ben preciso: ottenere l&#8217;affido dei figli, ampliare il diritto di visita, ritornare a convivere con la vittima.</p>
<p>Questo significa che l&#8217;intervento deve rientrare in un programma complesso di educazione nelle scuole, di prevenzione nella cittadinanza, di conquista di diritti con disegni di legge che siano approvati perchè spesso rimangono sulla carta.</p>
<p>La violenza dei diversi e degli stranieri a proposito di mutilazioni dell&#8217;apparato riproduttivo, come la cinconcisione dei maschi e l&#8217;infibulazione delle femmine, sono presentate come usanze religiose, riti di passaggio verso la maturità,</p>
<p>La violenza familiare è diventata uno dei temi centrali nel discorso pubblico in Italia e all&#8217;estero.</p>
<p>Di violenza si parla sui giornali, all&#8217;interno delle istituzioni pubbliche, nei luoghi di lavoro, sui mass media, nei social network,</p>
<p>La violenza è un abuso fisico, sessuale,psicologico, emotivo, economico, oltre che attraverso minacce e atteggiamenti persecutori, quali lo stalking, fino a giungere all&#8217;omicidio.</p>
<p>L&#8217;elenco si allunga di giorno in giorno, come recenti casi di cronaca ci hanno drammaticamente mostrato.</p>
<p>Pur agita nell&#8217;intimità delle mura domestiche,subdola o manifesta che sia, la violenza fra partner oltrepassa quegli stessi steccati che solitamente vengono posti tra genere, età, livello di istruzione, cultura ,classe, origine etnica, religione, condizione socio-economica.</p>
<p>La violenza domestica è cioè transculturale e globale.</p>
<p>L&#8217;attualità della violenza è oggi legata non tanto al fenomeno in sé, quanto alla radicale trasformazione della tradizionale forma di famiglia mononucleare.</p>
<p>La violenza familiare non riguarda più solo la donna nella veste di moglie (il cui omicidio veniva chiamato uxoricidio che oggi diventa femminicidio).</p>
<p>Altre figure unite al partner violento possono essere vittime di violenza: conviventi, amanti, bambini.</p>
<p>L&#8217;emergere culturale, sociale e politico della violenza di genere è stato senza dubbio determinato da più fattori consociati: la lotta delle donne, le leggi, i servizi sociali, le volontà individuali.</p>
<p>Un dato è comunque certo: la violenza di genere è una questione dalle proporzioni “endemiche globali “, così è stata definita dal fondo delle nazioni unite per l&#8217;infanzia (Unicef).</p>
<p>Pur essendo comune a tutte le classi e le culture, la violenza di genere colpisce gruppi di donne rese più vulnerabili da altri fattori discriminanti. Si pensi a disabili, prostitute, immigrate, rifugiate e richiedenti asilo, appartenenti a minoranze etniche come i Rom, detenute.</p>
<p>La violenza diventa assoluta quando degenera in omicidio. Grazie alla crescente sensibilizzazione popolare, alle campagne promosse da associazioni femminili si è cominciato a parlare con insistenza del numero di donne uccise per questioni di genere, ovvero di un fenomeno sottaciuto anche dalle istituzioni.</p>
<p>Il discorso pubblico porta consapevolezza nelle coscienze e magari qualche violenza in meno.</p>
<p>Il 2012 si è chiuso con 127 omicidi di donne.</p>
<p>Parlare di violenza significa stabilire un nuovo patto fra le generazioni a partire dalle precarie mura domestiche. La violenza può esser affrontata solo con un lavoro diffuso di reti che interagiscono capillarmente sul territorio.</p>
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		<title>Presentazione della tavola rotonda Psicoanalisi e Politica</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 10:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Buongiorno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sulla proliferazione delle scuole di psicoterapia si può constatare che alcuni comportamenti, evidenziati da queste, che prima si ritenevano determinati dall&#8217;ambiente,sembrerebbero invece innati.Spesso le varie materie non sono state integrate da modelli di lavoro dimostrati scientificamente, a parte poche eccezioni. &#8230; <a href="https://bleger.org/presentazione-della-tavola-rotonda-psicoanalisi-e-politica/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla proliferazione delle scuole di psicoterapia si può constatare che alcuni comportamenti, evidenziati da queste, che prima si ritenevano determinati dall&#8217;ambiente,sembrerebbero invece innati.Spesso le varie materie non sono state integrate da modelli di lavoro dimostrati scientificamente, a parte poche eccezioni.</p>
<p>Infatti vediamo che nei programmi di formazione delle scuole di psicoterapia i temi sono marginali rispetto al pensiero dei fondatori, quando non del tutto trascurati.</p>
<p>Molti di questi errori dipendono dal fatto che la psicoterapia (psicanalisi) moderna ha badato meno a tenere il passo con l&#8217;evoluzione scientifica e più a costituirsi come movimento istituzionalizzato di persone selezionate in seguito a una serie di lunghe iniziazioni.</p>
<p>Così spesso gli psicoterapeuti/psicanalisti si sono avviati sul pensiero di un fondatore&#8221; morto”, col tempo quasi deificato, con una specie di culto della personalità.</p>
<p><span id="more-33"></span></p>
<p>Questa chiusura ha dato origine a un modo di fare e a un linguaggio separato dal resto della comunità scientifica: i seguaci del fondatore spesso si limitano a scrivere secondo le linee di pensiero stabilite dal caposcuola, senza porsi il problema se siano compatibili con le nuove conoscenze.</p>
<p>Si finisce così per diffondere una scolastica basata su particolarismi staccati dalla scienza, che spinge a vivere e proporre il modello della propria corrente culturale come una sorta di religione, nella quale si trova la verità.</p>
<p>Oggi sembra che le cose si siano capovolte in quanto è la psicoterapia che ha bisogno di essere guarita da questo ritardo culturale.</p>
<p>La conoscenza dell&#8217;evoluzionismo, delle neuroscienze e delle discipline correlate è la via per sviluppare un modello di lavoro che guarda al principio della realtà scientifica.</p>
<p>L&#8217;aspetto fondamentale di questo approccio consiste nella determinazione della scienza come qualcosa che può essere ricondotto a una verifica, a un processo capace di confermare la validità dei risultati ottenuti.</p>
<p>Comunque se dall&#8217;analisi di tutti i casi particolari del mondo, non è possibile giungere alla formulazione di una legge universale, negata quindi l&#8217;induzione come fonte sicura per individuare e distinguere la scienza dalla non scienza, verrebbe da dire che una teoria scientifica è tale se può essere “controllata dall&#8217;esperienza”, vale a dire la domanda è se l&#8217;esperienza è in grado di fornire una confutazione della teoria stessa.(gruppo operativo)</p>
<p>Quindi “l&#8217;intersoggettività”, lo scambio ottenuto tra gli individui, i gruppi, le istituzioni,la comunità (psicologia degli ambiti) costituisce il carattere fondamentale della ricerca scietifica, secondo il metodo e i criteri proposti dal modello della concezione operativa iniziata con P.Riviere e M:Langer in Argentina e continuata da A.Bauleo a Venezia con l&#8217;IPSA e da L.Montecchi con la scuola Bleger a Rimini.</p>
<p>I principi fondamentali che strutturano la teoria della scienza trovano una nuova applicazione</p>
<p>con questo seminario per approdare a tematiche socio/politiche, tentando di fornire una lettura del nostro tempo, attraverso una analisi che rifletta sul ruolo del totalitarismo e del marxismo,magari sulla filosofia di Platone e di Hegel per vedere due società: una “chiusa” che presenta una forte struttura dominante sugli individui, all&#8217;interno della quale vigono dogmi indiscutibili; l&#8217;altra invece“aperta” , che si fonda sul dialogo e sulla critica, POLITICA ritenuta determinante per ogni forma di comunità democratica.</p>
<p>Noi pensiamo anche che opposizioni e conflitti rendano l&#8217;attività un momento di progressivo miglioramento se non sono l&#8217;unica finalità.</p>
<p>Allora sembrerebbe che due tipologie di società corrispondano anche all&#8217;ambito delle scienze, ovvero che la possibilità di un controllo intersoggettivo, critico e condiviso, permetta anche in ambito politico la costruzione di una società capace di superare gli stereotipi per correggersi e perfezionarsi.</p>
<p>Quindi diciamo che la ricerca scientifica ci appartiene per dimostrare che non il possesso della conoscenza fa l&#8217;uomo di scienza, bensì la ricerca critica, continua e dinamica dei processi sociali controllati dall&#8217;esperienza. Il dibattito si apre su crisi e sviluppo della psicanalisi e della politica.</p>
<p>“Una scuola non ha le sue leggi in sé stessa ma nella società in cui vive” P.Gobetti</p>
<p><strong>Nota</strong>: <em>Intervento introduttivo della coordinatrice Laura Bongiorno della Tavola rotonda Psicanalisi e Politica, con Pier Francesco Galli, Franco (Bifo) Berardi,Leonardo Montecchi. La tavola rotonda si è svolta durante il seminario intensivo Psicanalisi e Politica del 18 e 19 dicembre 2009, organizzato a Rimini dal Centro studi e ricerche Bleger.</em></p>
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